Un incrocio tra Quarto Potere e Il dottor Stranamore: un ritratto grottesco, visionario e grandioso di un magnate accecato dal proprio ego e dalla convinzione di poter dominare tutto e tutti. Alejandro González Iñárritu sbarca nelle sale italiane il 1° ottobre con Digger e si candida già ad essere uno dei purosangue della prossima notte degli Oscar. Il mattatore sulla scena scelto dal regista cinque volte Premio Oscar è Tom Cruise radicalmente trasformato.
In questa epica satira dark e farsa cinematografica, la superstar di Hollywood trivella nel cappello da cowboy di Digger Rockwell: un magnate del petrolio eccentrico, avido e immorale. Dopo l’esplosione di una base di ricerca in Groenlandia, un gigantesco iceberg si stacca e minaccia l’Europa. Digger si ritrova così al centro di una crisi globale, coinvolto in uno scontro sempre più acceso con i leader politici e il governo americano. E quando tutto sembra ormai svelato, arriva un grande colpo di scena finale.
L’ossessione di Iñárritu diventa Digger
Iñárritu ha concepito l’idea di Digger dopo Revenant. All’inizio non aveva una sceneggiatura né un progetto definito, ma soltanto l’ossessione per un personaggio che continuava a tornargli in mente. Sapeva chi fosse, come parlasse, come sopravvivesse e come riuscisse a piegare la realtà alla propria volontà. Per trasformare quell’idea nel suo ottavo lungometraggio, però, gli sono serviti dieci anni: non cercava semplicemente una storia, ma il modo più adatto per raccontarla. Nel 2019, l’acclamato cineasta messicano iniziò a parlare del progetto con Tom Cruise, che in quel periodo era impegnato nelle riprese di Top Gun: Maverick. L’attore conosceva già il lavoro del regista e ne era un estimatore di lunga data: aveva infatti visto Amores perros, esordio di Iñárritu, poco dopo la sua uscita nel 2000. Iñárritu ha scritto la sceneggiatura di Digger nel 2023 insieme ai co-sceneggiatori di Birdman, Alexander Dinelaris Jr., Nicolás Giacobone e Sabina Berman.
Un cast stellare per il nuovo film di Iñárritu
Iñárritu ha costruito intorno a Cruise un cast d’eccezione, formato dal premio Oscar Riz Ahmed, John Goodman, Sandra Hüller, Michael Stuhlbarg e Jesse Plemons. L’altro fiore all’occhiello sarà alla fotografia, affidata ancora una volta allo storico collaboratore Emmanuel Lubezki: l’unica persona ad aver vinto per tre volte consecutive il Premio Oscar alla migliore fotografia (nel 2014, per Gravity; nel 2015, per Birdman; e nel 2016, per Revenant). Lubezki ha girato il film in 35mm e in formato VistaVision.
Digger divide la critica
Digger ha attualmente un punteggio del 53% su Rotten Tomatoes, con la critica praticamente spaccata a metà tra chi ne apprezza l’ambizione e chi, al contrario, lo considera un passo falso. Si tratta del risultato più basso mai ottenuto da un film di Iñárritu sul sito
Tra realtà e finzione: il gioco di Iñárritu
Iñárritu mette spesso in discussione il confine tra realtà e rappresentazione, un gioco narrativo che torna anche in Digger. Con la commedia nera Birdman, costruita attorno all’idea che «la realtà sia solo un costrutto», il regista è riuscito quasi a convincerci che l’intero film fosse stato girato in un’unica, ininterrotta sequenza. Con The Revenant, invece, ha portato all’estremo la sua ricerca del realismo, sottoponendo il cast a condizioni di lavorazione particolarmente dure per restituire sullo schermo tutta la fisicità e la brutalità della storia di sopravvivenza. Attenzione Spoiler: Digger non esiste davvero come persona: è un personaggio teatrale. La scena che stiamo guardando sarebbe una prova tecnica dello spettacolo, mentre Tom Cruise interpreta non Digger direttamente, ma l’attore che interpreta Digger. Quindi Iñárritu starebbe introducendo un ulteriore livello di finzione, una sorta di teatro nel cinema.
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