Dietro la magia, le sorelle Owens e la storia d’amore di Practical Magic (questo il titolo originale) si nasconde una ferita molto più reale. A raccontarla oggi è Griffin Dunne, regista del film del 1998 con Sandra Bullock e Nicole Kidman, che ha rivelato quanto la tragica morte della sorella, l’attrice Dominique Dunne, abbia influenzato il modo in cui affrontò il progetto. Dunne ne ha parlato in un articolo personale pubblicato da Vanity Fair l’11 settembre 2026, in occasione dell’arrivo del sequel Amori & incantesimi 2. Il regista ripercorre la genesi del film e racconta per la prima volta in modo così diretto il legame tra la storia delle sorelle Owens e quella della sua famiglia.
«Odio la magia»
La scelta di dirigere Practical Magic non fu, almeno all’inizio, così naturale. Dunne racconta di non aver mai avuto particolare simpatia per la magia: da bambino, durante una festa di compleanno, un mago lo coinvolse in un gioco di carte che non riuscì a seguire, facendolo diventare il bersaglio delle risate degli altri bambini. Da allora, scrive, streghe, maghi e draghi non erano esattamente tra le sue passioni. A convincerlo furono soprattutto Sandra Bullock, che lo aveva indicato come possibile regista, e Nicole Kidman. Ma fu la seconda lettura del romanzo di Alice Hoffman e della sceneggiatura di Robin Swicord a fargli cambiare prospettiva. Dunne riconobbe infatti nella storia delle sorelle Owens qualcosa di profondamente familiare: un legame indissolubile tra donne, una sofferenza che attraversa più generazioni e la capacità di trasformare il dolore in forza.
La storia di Dominique
Il parallelo più doloroso riguardava però Dominique Dunne: star di Poltergeist, attrice in ascesa e soprattutto sorella minore di Griffin Dunne.
Il 30 ottobre 1982, la 23enne Dominique fu strangolata dall’ex fidanzato, John Sweeney, che aveva già tentato di aggredirla in precedenza. La giovane rimase per giorni in coma prima che la famiglia prendesse la drammatica decisione di interrompere il supporto vitale. La vicenda e il successivo processo segnarono profondamente la famiglia Dunne.
La madre di Griffin, colpita dalla tragedia e dalla sentenza considerata dalla famiglia troppo lieve, trasformò il dolore in impegno civile, fondando Justice for Homicide Victims, organizzazione dedicata alla tutela dei diritti delle vittime di omicidio. Secondo il racconto di Dunne, l’associazione contribuì anche a promuovere norme poi adottate in numerosi Stati americani.
La scena che cambiò tutto
È però durante la lavorazione di Practical Magic che il legame tra la tragedia familiare e il film diventa più evidente.
Nel film, il personaggio di Gillian Owens, interpretato da Nicole Kidman, viene aggredito e strangolato da Jimmy Angelov. Per Dunne, quella scena aveva un significato molto più personale di quanto chiunque sul set potesse immaginare.
Il regista racconta di aver pensato a ciò che sua sorella poteva aver vissuto nei suoi ultimi momenti. Non ne parlò con il cast né con la troupe. Girare quella sequenza, osservando la paura e la lotta disperata di Gillian per sopravvivere, rimase per lui una delle esperienze emotivamente più difficili della sua carriera.
Al contrario, le scene in cui le sorelle Owens reagiscono alla violenza e si liberano del loro aggressore rappresentarono per Dunne un’esperienza quasi liberatoria. La vendetta fantastica delle protagoniste diventava, sullo schermo, una forma di riscatto che nella realtà sua sorella non aveva mai potuto avere.
Una famiglia di donne forti
È proprio questo il filo che Dunne riconosce tra la sua famiglia e il mondo creato da Alice Hoffman. Le donne della sua famiglia, racconta, erano forti, determinate e profondamente unite, proprio come le Owens.
Sua nonna, sua madre e Dominique appartenevano a tre generazioni segnate da esperienze e sofferenze differenti. Dopo la morte di Dominique, quella continuità familiare venne spezzata, ma non la capacità delle donne di trasformare il dolore in qualcosa di concreto.
Per questo Practical Magic, almeno per il suo regista, non fu semplicemente una commedia romantica con streghe, incantesimi e sorelle inseparabili. Era anche una storia sulla paura, sulla violenza, sul lutto e soprattutto sulla possibilità di sopravvivere al trauma.
Dal flop al cult
All’epoca dell’uscita, nel 1998, Practical Magic non ebbe l’accoglienza che Dunne sperava. Il regista ricorda di essere rimasto così deluso dalla risposta iniziale da provare un certo imbarazzo quando, durante un volo, scoprì che il film sarebbe stato proiettato a bordo.
Negli anni, però, qualcosa è cambiato. Il pubblico ha trasformato Practical Magic in un vero cult, tramandandolo di generazione in generazione. Dunne racconta di averlo rivisto molti anni dopo, durante un tour promozionale in Australia, davanti a una sala piena di spettatrici che conoscevano battute, canzoni e scene quasi a memoria.
Ed è anche questo il motivo per cui oggi la rom-com incantata può finalmente essere riletta sotto una luce diversa. Dietro l’apparente leggerezza della storia delle sorelle Owens c’era, per il suo regista, un dolore reale che nessuno sul set conosceva.
Fonte: Vanity Fair









