Hokum, i film che hanno ispirato l’horror di Damian McCarthy

Hokum è il terzo lungometraggio di Damian McCarthy, dopo Caveat e Oddity, e nasce dall’incontro tra horror, fiaba nera e atmosfere da incubo. Liberamente ispirato a Pinocchio nella versione Disney, il film segue Ohm Bauman, interpretato da Adam Scott, uno scrittore di successo che raggiunge un remoto hotel irlandese per spargere le ceneri dei genitori.

Il Bilberry Woods Hotel dovrebbe essere il luogo ideale per ritrovare un po’ di pace e superare un periodo difficile, segnato dal blocco dello scrittore, dal lutto e dai traumi dell’infanzia. Ma quello che doveva essere un soggiorno terapeutico si trasforma presto in un incubo. L’albergo, infatti, è infestato da una strega. Bauman inizialmente liquida i racconti del personale come semplici superstizioni popolari e, con il suo atteggiamento arrogante e sprezzante, finisce per inimicarsi quasi tutti i dipendenti della locanda. Ben presto, però, comincia a rendersi conto che dietro quelle storie si nasconde qualcosa di molto più inquietante.

Per McCarthy, l’ispirazione arriva soprattutto dal cinema horror degli anni Ottanta e, in particolare, da John Carpenter. Intervistato da ScreenRant, il regista ha citato La cosa e Essi vivono come riferimenti fondamentali, insieme a La casa 2 di Sam Raimi e a quella particolare tradizione dell’horror in cui un personaggio deve semplicemente riuscire a sopravvivere fino all’alba.

Anche l’ambientazione contribuisce a creare questa sensazione di sospensione temporale. McCarthy ha volutamente evitato riferimenti tecnologici troppo precisi, mescolando costumi, automobili e dettagli appartenenti a epoche diverse. «C’è qualcosa di senza tempo», ha osservato il regista, spiegando che questo approccio era già presente nei suoi due film precedenti. Un espediente che, secondo lui, contribuisce a disorientare lo spettatore e a farlo entrare più facilmente nell’incubo.

Quando si parla invece dei film che lo hanno spaventato di più, McCarthy cita Ringu di Hideo Nakata. Il regista ricorda soprattutto la celebre scena in cui Sadako esce dal televisore: «È stato terrificante. Era assolutamente così semplice. E non è nemmeno uno spavento improvviso. Si fa strada attraverso lo schermo e poi si arrampica fuori». Un’immagine che, ancora oggi, considera praticamente imbattibile nell’immaginario horror.

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