La Mosca è un horror fantascientifico del 1958 (da noi arrivato con il titolo, L’esperimento del dottor K.) che racconta la storia di uno scienziato impegnato a sviluppare una tecnologia per il teletrasporto, attraverso camere capaci di scomporre, trasferire e ricostruire gli atomi di un soggetto. Quando decide di utilizzare se stesso come cavia, una mosca entra accidentalmente nella camera, trasformandolo in un mostruoso ibrido tra uomo e insetto.
Questo classico, tratto dal racconto di George Langelaan, affronta il rapporto tra l’umanità e la scienza e, nel 1986, è stato rifatto da David Cronenberg, che ne ha trasformato la storia in un body horror sulle conseguenze potenzialmente terrificanti del deterioramento del corpo umano. Sebbene entrambe le pellicole raccontino una storia simile, le versioni del 1958 e del 1986 de La Mosca offrono due visioni molto diverse di cosa accade quando l’uomo cerca di giocare a fare Dio. Le loro analogie e differenze fanno quindi sorgere spontanea una domanda: quale versione è migliore, l’originale del 1958 o il remake culto del 1986?
1958: un giallo
Diretto da Kurt Neumann, il film originale è un vero e proprio giallo, che si sviluppa lentamente nel corso della pellicola. Il film si apre con il presunto omicidio dello scienziato André (David Hedison) per mano della moglie Helene (Patricia Owens).
Per il resto della storia, lo spettatore viene trascinato avanti e indietro mentre cerca di capire se Helene abbia davvero ucciso André e, soprattutto, perché. Solo nel climax finale il pubblico scopre l’intera verità e comprende finalmente il significato della morte dello scienziato. Questo espediente narrativo mantiene alta l’attenzione e la tensione per tutta la durata del film.
1986: il body horror
David Cronenberg ha realizzato numerosi film incentrati sul corpo umano e sugli orrori che possono annidarsi al suo interno. In questo senso, La Mosca rappresenta una delle sue più deliberate riflessioni sul deterioramento e sul tradimento della forma umana.
Nel profondo, La Mosca racconta la storia di un uomo tradito e infine ucciso dal proprio corpo, mentre Seth Brundle (Jeff Goldblum) si trasforma da individuo normale e in salute in un’anomalia biologica insostenibile. La lenta disgregazione del suo corpo è un processo terrificante, universale e inevitabile, che prima o poi riguarda ogni essere umano. Attingendo a questa paura universale — la consapevolezza che, prima o poi, ogni corpo è destinato a cedere — Cronenberg riesce a creare un’esperienza cinematografica profondamente angosciante.
1958: la storia di Helene
Poiché il film si apre con il presunto omicidio di André, la storia viene raccontata dal punto di vista di sua moglie Helene. La scelta di adottare la sua prospettiva modifica radicalmente il modo in cui gli eventi vengono narrati.
Mettendo il pubblico nei panni di Helene, i registi possono svelare gradualmente il mistero legato al lavoro di André e le sue possibili conseguenze per il resto del mondo. Il film del 1958 presenta così forti elementi da mystery e thriller, mentre lo spettatore ricostruisce lentamente il quadro generale insieme a Helene, scoprendo poco alla volta cosa sia realmente accaduto.
1986: la storia di Brundle
Al servizio della sua riflessione sul progressivo disfacimento del corpo umano, la versione di David Cronenberg mostra la trasformazione del protagonista da uomo a ibrido umano-mosca in un modo che il film del 1958 non fa.
Il lento e doloroso deterioramento di Seth Brundle è un processo straziante e fisicamente estenuante che si sviluppa per tutta la durata del film. La mutazione progressiva del suo corpo è un viaggio devastante che Brundle è, alla fine, completamente impotente a fermare. È un arco narrativo insolito ed emotivamente potentissimo, che richiama molte condizioni debilitanti della vita reale.
1958: una lenta combustione
Nonostante gli elementi sci-fi volutamente sopra le righe, la versione del 1958 di The Fly è estremamente misurata e rimanda la rivelazione completa del mostruoso ibrido uomo-mosca fino a oltre un’ora dall’inizio del film.
Questa lenta e drammatica costruzione della creatura aumenta progressivamente il senso di inquietudine e curiosità, mentre lo spettatore ricompone gli indizi insieme a Helene. Il tutto conduce a un finale che, nonostante il suo aspetto inevitabilmente datato, riesce ancora oggi a trasmettere un senso di disperazione e di gelido terrore.
1986: gli effetti visivi
La versione del 1958 di The Fly è un classico slow burn che costruisce gradualmente l’attesa per la grande rivelazione del mostruoso ibrido umano-mosca. Limitato dalla tecnologia dell’epoca, il film originale sceglie intelligentemente di mostrare la creatura solo per un periodo limitato.
Al contrario, la versione del 1986 illustra ogni fase della trasformazione del protagonista attraverso effetti visivi rivoluzionari, premiati con l’Oscar. Invece di puntare esclusivamente sull’effetto sorpresa della forma finale dell’ibrido, il remake permette allo spettatore di assistere a ogni fase della metamorfosi di Brundle.
Queste immagini grottesche, strazianti e terrificanti lasciano nello spettatore una serie di visioni impossibili da dimenticare.
1958: Vincent Price
Vincent Price era un attore noto soprattutto per la sua partecipazione a film horror di serie B. Con una filmografia che comprende I dieci comandamenti, La maschera di cera e la serie televisiva Batman, la sua presenza comunicava immediatamente al pubblico che The Fly sarebbe stato un horror divertente, stimolante e avventuroso.
Price interpreta François, il fratello di André, determinato a ricostruire gli eventi e a scoprire cosa sia realmente accaduto. La presenza di una leggenda del genere come Vincent Price contribuì a consolidare The Fly come un classico dell’horror.
1986: Jeff Goldblum
Se la versione originale di The Fly poteva contare sul carisma di Vincent Price, il remake del 1986 viene elevato dall’interpretazione straordinaria di Jeff Goldblum. La futura star di Jurassic Park offre una delle migliori prove della sua carriera nel ruolo del protagonista.
Affascinante, arrogante, tormentato e, infine, straziante, Goldblum interpreta magnificamente uno scienziato alle prese con una condizione irreversibile. Poiché la storia è volutamente sopra le righe, il successo del film dipende anche dalla capacità dell’attore di offrire un’interpretazione credibile ed empatica, capace di dare un solido centro emotivo all’intera vicenda. E Goldblum non delude, regalando una delle performance più memorabili della sua carriera.
1958: le domande filosofiche
Nonostante il concetto apparentemente assurdo di uno scienziato il cui DNA viene mescolato con quello di una mosca domestica, The Fly offre una riflessione sorprendentemente complessa sulla scienza e sull’umanità. Al centro del film c’è una domanda fondamentale: cosa rende umano un essere umano e quale diritto ha l’umanità di giocare a fare Dio?
Questi interrogativi elevati danno vita a una storia avvincente e spingono lo spettatore a riflettere sui temi del film anche dopo i titoli di coda. Non ci sono risposte semplici: la pellicola suggerisce che l’uccisione di una creatura che possiede un DNA in parte umano e in parte di mosca rende tutti i personaggi, contemporaneamente, innocenti e colpevoli.
1986: le domande filosofiche
In definitiva, entrambe le versioni di The Fly riflettono su cosa significhi essere umani. Il film del 1958 affronta la questione in termini letterali, chiedendosi se uccidere un ibrido uomo-mosca possa comunque essere considerato un omicidio. La pellicola riflette inoltre sul rapporto tra i risultati scientifici ormai accettati — come la trasmissione televisiva — e le nuove scoperte ancora considerate pericolose o imprevedibili.
La versione del 1986 utilizza invece la trasformazione come metafora della malattia terminale e analizza il progressivo deterioramento del corpo umano, lasciando allo spettatore il compito di stabilire in quale momento, durante questo processo, una persona smetta di essere davvero umana.
È un tema che affascina profondamente Cronenberg e che trova la sua espressione più evidente nella trasformazione di Brundle. La sua lenta mutazione è straziante, frustrante e difficile da guardare, rendendo il remake del 1986, secondo questa prospettiva, la versione più potente de La Mosca.
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