L’estranea, Valeria Bruni Tedeschi e Jasmine Trinca: due volti, un mistero da decifrare

Il cinema italiano si gioca una carta inaspettata nella corsa agli Oscar 2027. È L’estranea di Paolo Strippoli il titolo designato a rappresentare il nostro paese nella categoria Miglior film internazionale alla 99ª edizione degli Academy Awards. Una scelta che punta sul cinema di genere e su un giovane regista che ha fatto dell’inquietudine la propria cifra stilistica. Ma il percorso verso Hollywood è ancora tutto da conquistare: il 15 dicembre 2026 sarà annunciata la shortlist dei 15 titoli selezionati, mentre il 21 gennaio 2027 saranno rese note le cinque nomination. La cerimonia degli Oscar si terrà il 14 marzo a Los Angeles.

Presentato in concorso all’83ª Mostra del Cinema di Venezia e distribuito nelle sale italiane dall’8 ottobre 2026, il film mescola dramma familiare, thriller psicologico e horror soprannaturale. Al centro c’è una domanda che continua a ronzare nella testa degli spettatori anche dopo i titoli di coda: l’Estranea esiste davvero oppure è soltanto il frutto della mente di una donna?

Chi è Paolo Strippoli

Classe 1993, nato a Corato, in provincia di Bari, Paolo Strippoli si è laureato in Arti e Scienze dello Spettacolo alla Sapienza di Roma e diplomato in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia. Dopo aver lavorato come assistente alla regia per autori come Gianni Amelio e Daniele Luchetti, ha esordito nel lungometraggio con A Classic Horror Story (2021), diretto insieme a Roberto De Feo e premiato per la regia al Taormina Film Fest. Ha poi firmato Piove (2022), un horror ambientato in una Roma attraversata da una misteriosa sostanza, e La valle dei sorrisi (2025), presentato alla Mostra di Venezia e interpretato da Michele Riondino e Romana Maggiora Vergano. Con L’estranea prosegue il suo percorso nel cinema di genere, spostando l’orrore dentro le mura domestiche.

L’estranea: la trama e il cast del film

La storia si muove tra due piani temporali. Siamo a Bari, alla fine degli anni Novanta: la famiglia Colonna sembra avere tutto quello che desidera. Walter e Anna hanno costruito una vita agiata e ambiziosa, organizzano feste nella loro villa e coltivano grandi aspettative per i figli. Tobia deve diventare un campione di calcio, mentre Alice sembra destinata a una carriera nel mondo dello spettacolo.

Un incidente, però, cambia ogni cosa. Per salvare la gamba della figlia, Anna accetta un patto con una misteriosa donna. Quella che sembra una soluzione miracolosa si trasforma nell’inizio di una catena di eventi nefasti, sacrifici e conseguenze sempre più difficili da controllare.

Vent’anni dopo, durante una notte di pioggia a Roma, Anna si presenta all’improvviso nell’appartamento della figlia Alice. Vuole raccontarle la verità su quanto accaduto alla famiglia e convincerla ad aiutarla a rimediare agli errori del passato. Ma il prezzo da pagare potrebbe essere ancora una volta terribile.

Il cast riunisce quattro interpreti di grande personalità:

  • Jasmine Trinca è Anna Colonna, la madre tormentata che ha stretto il patto e che, a distanza di anni, continua a cercare una soluzione alle conseguenze delle proprie decisioni.
  • Romana Maggiora Vergano è Alice, la figlia cresciuta all’ombra delle ambizioni materne, chiamata a confrontarsi con una verità familiare che potrebbe distruggere ogni certezza.
  • Adriano Giannini è Walter, il padre di famiglia, coinvolto nella parabola dei Colonna e nel progressivo sgretolamento del loro mondo.
  • Valeria Bruni Tedeschi è l’Estranea, la misteriosa donna che offre ad Anna la possibilità di cambiare il destino della figlia in cambio di un sacrificio.

L’estranea, spiegazione del finale: attenzione agli spoiler!

È soprattutto negli ultimi minuti che il film di Strippoli rivela la propria natura più ambigua. Dopo aver seguito per tutta la storia i racconti di Anna e la sua ossessione per il patto, lo spettatore si trova davanti a un’immagine che rimette in discussione l’intera vicenda.

Nel confronto conclusivo con Alice, la madre sembra ormai disposta a tutto pur di interrompere la spirale di sciagure che ha investito la famiglia. La ragazza, però, non vuole più essere una pedina nelle mani di Anna. Lo scontro tra le due precipita in tragedia e Alice reagisce, arrivando a uccidere la madre.

Quando tutto sembra finito, la giovane osserva una vecchia fotografia di famiglia del 1999. È qui che arriva la rivelazione visiva più sconvolgente: il volto di Anna nella fotografia non corrisponde a quello di Jasmine Trinca, ma a quello di Valeria Bruni Tedeschi.

Un dettaglio tutt’altro che casuale, che apre la porta a due interpretazioni principali, entrambe capaci di trasformare il senso del film.

1. L’interpretazione horror: Valeria Bruni Tedeschi è il Diavolo

La prima lettura è quella più apertamente soprannaturale. L’Estranea è davvero una presenza demoniaca, una creatura che si manifesta agli esseri umani quando sono più vulnerabili e offre loro ciò che desiderano in cambio di un prezzo da pagare.

Il riferimento è al mito di Faust: come Mefistofele, la donna non costringe Anna a stringere il patto, ma le mette davanti una possibilità apparentemente irresistibile. La madre vuole salvare Alice e non riesce ad accettare l’idea di perderne una parte del corpo. L’Estranea intercetta questa paura e la trasforma in uno strumento di manipolazione.

Da quel momento, ogni tentativo di rimediare a una disgrazia produce nuove conseguenze. Il sacrificio iniziale non risolve il problema, ma inaugura una spirale dalla quale Anna non riesce più a uscire.

La fotografia finale, in questa prospettiva, assume un significato inquietante: il volto di Valeria Bruni Tedeschi è sempre stato quello nascosto dietro l’identità della madre. L’Estranea non si è limitata a stipulare un accordo con Anna, ma ne ha progressivamente occupato l’esistenza, fino a cancellarne simbolicamente l’identità.

Il Diavolo ha ottenuto ciò che voleva. E il vero prezzo del patto non era soltanto il sacrificio di una parte della famiglia, ma la perdita di Anna stessa.

2. L’interpretazione psicologica: l’Estranea non esiste, Anna ha perso il contatto con la realtà

La seconda teoria è ancora più perturbante perché elimina completamente il soprannaturale. E se Valeria Bruni Tedeschi e Jasmine Trinca fossero semplicemente due volti della stessa persona?

In questa lettura, l’Estranea non è una creatura demoniaca, ma una proiezione della mente di Anna. La donna avrebbe costruito un’intera narrazione intorno a un patto inesistente per dare un senso alle tragedie che hanno colpito la sua famiglia e, soprattutto, per sottrarsi alla responsabilità delle proprie scelte.

Il volto di Bruni Tedeschi nella fotografia diventerebbe allora la prova simbolica di una verità rimossa: Anna non è mai stata la donna che ha raccontato di essere. Il suo doppio immaginario avrebbe assorbito paure, desideri e sensi di colpa, trasformandosi in una figura esterna alla quale attribuire ogni disgrazia.

Anche gli accordi con l’Estranea potrebbero essere interpretati come il tentativo disperato di razionalizzare eventi dolorosi e imprevedibili. Invece di accettare che la vita non possa essere controllata, Anna avrebbe inventato una spiegazione soprannaturale che le consentisse di credere di poter ancora intervenire sul destino dei figli.

In questo caso, il vero orrore non sarebbe il Diavolo, ma la mente di una madre che, incapace di affrontare la realtà, finisce per trasformare l’amore in ossessione.

3. La terza chiave di lettura: l’Estranea è la paura di non poter controllare tutto

C’è infine una lettura simbolica che non obbliga a scegliere tra il Diavolo e la follia. L’Estranea può essere considerata la personificazione di una paura profondamente umana: quella di perdere il controllo sulle persone che amiamo e sul futuro che abbiamo immaginato per loro.

Anna è una madre che confonde la protezione con il possesso. Vuole che Alice abbia successo, che Tobia realizzi le proprie ambizioni e che la famiglia continui a rappresentare un modello di perfezione. Quando la realtà si mette di traverso, non riesce ad accettarla e cerca continuamente una scorciatoia.

Il patto diventa così la metafora delle decisioni che prendiamo quando siamo disposti a sacrificare tutto pur di non affrontare il dolore. Ogni tentativo di correggere il passato produce una nuova ferita e rende sempre più difficile distinguere il desiderio di proteggere qualcuno dalla volontà di decidere al suo posto.

La spirale evocata dal titolo internazionale, The Spiral, acquista allora un significato preciso: è il movimento circolare di una famiglia che continua a ripetere gli stessi errori, senza riuscire a liberarsi dal proprio passato.

Perché il finale lascia spazio a tante interpretazioni?

Paolo Strippoli costruisce il film proprio sul confine tra realtà e percezione. Non a caso, in un’intervista a Sky TG24, il regista ha raccontato che il nucleo della storia riguarda ciò che siamo disposti a fare pur di fuggire dal dolore. Anna non è soltanto una madre ossessionata dal controllo: è una donna che non riesce ad accettare la fragilità dell’esistenza.

L’ultima fotografia è quindi molto più di un semplice colpo di scena. È un’immagine che costringe a ripensare a tutto ciò che abbiamo visto, senza necessariamente consegnarci una risposta univoca.

Se l’Estranea è il Diavolo, Anna è stata sedotta dal male. Se è una proiezione psicologica, la donna ha costruito il proprio incubo per non guardare in faccia la realtà. Se invece la interpretiamo come una figura simbolica, rappresenta il lato più oscuro dell’amore materno: quello che, nel tentativo di proteggere, finisce per soffocare.

Il vero mostro de L’estranea è una madre?

Forse la domanda più interessante non è stabilire se Valeria Bruni Tedeschi sia davvero il Diavolo o se Jasmine Trinca interpreti una donna che ha perso il contatto con la realtà. Il punto è capire quanto possa diventare pericoloso l’amore quando si trasforma in una forma di controllo.

Alice, scegliendo di opporsi alla madre, interrompe una catena di sacrifici e di aspettative che sembra destinata a ripetersi all’infinito. La fine della tempesta può essere letta come il simbolo di questa liberazione: per la prima volta, la ragazza non deve più vivere secondo il destino immaginato da qualcun altro.

Ed è forse questo il dettaglio più inquietante lasciato da Strippoli: il male non ha necessariamente bisogno di corna, artigli o sembianze mostruose. A volte può nascondersi dietro una promessa d’amore, una buona intenzione e il desiderio, apparentemente innocente, di avere una famiglia perfetta.

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