Un patto con il Diavolo, un’anima da conquistare e un amore capace di sfidare persino le forze dell’Inferno. Cento anni fa, arrivava nelle sale tedesche Faust – Eine deutsche Volkssage, il capolavoro del cinema muto diretto da Friedrich Wilhelm Murnau. Un secolo dopo, il suo immaginario visionario continua a esercitare un fascino magnetico, sospeso tra horror, romanticismo e suggestioni espressioniste.
Un patto con il Diavolo: la trama del film
Ispirato alla leggenda popolare tedesca e al celebre poema di Johann Wolfgang von Goethe, Faust mette in scena l’eterna lotta tra il Bene e il Male. Al centro della vicenda c’è un anziano alchimista, Faust, che assiste impotente alla diffusione di una terribile pestilenza. Disperato perché le sue preghiere non sembrano avere alcun effetto, decide di rivolgersi alle forze oscure e invoca Mefistofele (Emil Jannings), il Diavolo.
Tra i due nasce un patto: Faust ottiene poteri soprannaturali e, successivamente, la possibilità di recuperare la giovinezza in cambio della propria anima immortale. Sedotto dalle promesse di una vita fatta di piaceri e ricchezze, l’uomo accetta. Ma quando incontra Gretchen (Camilla Horn), una giovane donna di cui si innamora, il suo destino prende una piega tragica. La ragazza e la sua famiglia diventano vittime delle conseguenze del patto infernale. Soltanto l’amore, alla fine, riuscirà a mettere in discussione persino il potere del Diavolo.
F.W. Murnau e la nascita di un capolavoro dell’espressionismo tedesco
Prima di diventare uno dei nomi più importanti della storia del cinema, Murnau aveva già dimostrato il proprio talento con Nosferatu il vampiro (1922), destinato a trasformare per sempre l’immaginario horror. Con Faust si spinge ancora oltre, costruendo un universo visivo in cui le atmosfere gotiche incontrano il romanticismo e il soprannaturale.
Prodotto dalla casa cinematografica UFA, il film fu una delle produzioni più ambiziose e costose del cinema tedesco dell’epoca, con un budget di circa due milioni di marchi. Le riprese durarono sei mesi e coinvolsero un’imponente squadra di artisti e tecnici. Accanto a Murnau lavorarono il direttore della fotografia Carl Hoffmann e gli scenografi Robert Herlth e Walter Röhrig, fondamentali per dare forma alle visioni del regista.
Ombre gigantesche, prospettive deformate, scenografie monumentali, effetti ottici e atmosfere inquietanti trasformano ogni inquadratura in una sorta di dipinto in movimento. Particolarmente memorabile è la sequenza in cui Mefistofele si libra sopra il mondo trasportando Faust nel suo mantello, un esempio della straordinaria inventiva tecnica di un cinema che, senza computer grafica ed effetti digitali, riusciva comunque a creare immagini di impressionante modernità.
Faust fu anche l’ultimo film tedesco di Murnau, che subito dopo si trasferì negli Stati Uniti, dove avrebbe diretto Aurora (1927), un altro dei suoi capolavori.
La Bibbia di Faust: il ritrovamento del prezioso archivio fotografico perduto
Per festeggiare il centenario del classico dell’horror arriva anche una scoperta destinata a far felici gli appassionati di storia del cinema: il ritrovamento di un prezioso volume di lavorazione, a lungo considerato perduto, che permette di entrare nel laboratorio creativo del regista.
A riportare alla luce questo straordinario documento è MUBI Editions, in collaborazione con la Cinémathèque française, che ha pubblicato The Faust Bible: The Making of F.W. Murnau’s Masterpiece. Un libro che custodisce materiali rarissimi e racconta, attraverso immagini e illustrazioni originali, come prese forma uno dei film più importanti dell’espressionismo tedesco.
Si tratta della riproduzione integrale di un documento eccezionale: un diario visivo composto da circa 400 fotografie e illustrazioni originali che raccontano quasi passo dopo passo la realizzazione del film. Il materiale fu raccolto da alcuni membri della troupe, Robert Herlth, Carl Hoffmann e Walter Röhrig, e regalato a Murnau al termine delle riprese, all’interno di una vera Bibbia utilizzata come oggetto di scena.
Il volume scomparve quando il regista lasciò la Germania per trasferirsi a Hollywood e per decenni si pensò che fosse andato distrutto durante la Seconda guerra mondiale. La sua storia, invece, non era finita.
La pubblicazione è stata accompagnata da proiezioni internazionali e iniziative dedicate al centenario, riportando sul grande schermo un’opera che continua a parlare anche al pubblico contemporaneo.
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