Jaafar Jackson canta davvero nel film su Michael?

Michael, il biopic kolossal da 200 milioni di dollari sul Re del Pop arriva al cinema. A dare vita al più grande entertainer di sempre, Jaafar Jackson, nipote di Michael Jackson.

Trent’anni il prossimo 25 luglio, il figlio di Jermaine interpreta lo zio catturandone l’essenza vocale e fisica in modo impressionante. Il film alterna momenti con la voce originale di MJ a performance di Jaafar, capace di replicare il timbro alto e il falsetto iconico, spesso utilizzando la tecnica del lip-sync sui brani originali. Quindi Jaafar canta davvero nel film?

Sì — Jaafar Jackson canta davvero con la propria voce nel biopic su Michael Jackson.

Però c’è una sfumatura importante:

  • 🎙️ Voce reale di Jaafar: nelle scene nuove e nelle performance ricreate, usa la sua voce.
  • 🎧 Voce originale di Michael Jackson: in alcune parti (soprattutto per fedeltà storica o momenti iconici), possono essere utilizzate anche registrazioni originali o mixate.
  • 🎭 Obiettivo: non imitare perfettamente, ma trasmettere l’energia e lo stile di Michael.

Come hanno miscelato la voce cantante di King of Pop con quella di Jaafar Jackson

Nel film su Michael Jackson, le voci recitate sono interamente affidate agli attori: Jaafar Jackson, che interpreta Michael da adulto, e Juliano Valdi, che interpreta il giovane Michael dell’epoca dei Jackson 5. Tuttavia, per quanto riguarda il canto, il lavoro è molto più complesso e sofisticato. Il supervisore musicale premio Oscar John Warhurst ha spiegato a Variety come il team abbia combinato le performance vocali degli attori con le registrazioni originali di Michael Jackson, creando un equilibrio tra autenticità e interpretazione.

In generale, il pubblico ascolta prevalentemente la voce originale di Michael Jackson durante i numeri musicali più iconici. Tuttavia, le voci degli attori vengono utilizzate in diverse situazioni specifiche. Ad esempio, quando non esistono registrazioni originali corrispondenti a una scena – come nel caso delle improvvisazioni vocali (“scat”) durante la registrazione di “Don’t Stop ’Til You Get Enough” – è Jaafar a cantare. Allo stesso modo, nelle prime versioni di “I Want You Back” interpretate dal giovane Michael, si sente la voce di Juliano. Quando invece la scena evolve verso una versione più rifinita del brano, la voce di Michael Jackson diventa progressivamente dominante.

Warhurst ha spiegato che il team ha valutato attentamente se utilizzare esclusivamente le voci degli attori, che erano perfettamente in grado di cantare i brani. Tuttavia, la scelta finale è stata guidata da una riflessione più ampia: il pubblico si aspetta di sentire la vera voce di Michael Jackson in un film su di lui. Per questo motivo, si è deciso di mantenere la sua presenza vocale come elemento centrale, pur integrando le performance degli attori.

Il processo tecnico utilizzato si ispira al teatro musicale dal vivo. Gli attori cantano realmente sul set, invece di limitarsi al lip sync. Questo approccio è fondamentale per creare quello che Warhurst definisce un “visual canvas”, cioè una coerenza visiva tra ciò che si vede e ciò che si sente. Non sarebbe credibile, infatti, associare una voce potente a un volto che non trasmette la stessa energia. Gli attori devono quindi imparare i brani e interpretarli con intensità simile all’artista originale.

Durante le riprese, soprattutto nelle scene ambientate in studio di registrazione, si lavora come in una vera sessione musicale: gli attori indossano cuffie, cantano davanti al microfono e le loro performance vengono registrate. Il team cerca di ottenere il maggior numero possibile di take vocali “pulite”, senza musica, per avere maggiore flessibilità in post-produzione.

Le scene di concerti, invece, sono più complesse. In questi casi, l’obiettivo è ricreare l’atmosfera di uno spettacolo dal vivo, con energia, movimento e coinvolgimento del pubblico. Jaafar, in particolare, aggiunge elementi personali, improvvisazioni e ad-lib che rendono la performance più autentica e dinamica.

Una volta completate le riprese, si passa alla post-produzione. Qui entra in gioco il vero lavoro di fusione tra le diverse fonti vocali. Il team dispone di numerose take degli attori (anche 15-20 per scena) e delle registrazioni originali di Michael Jackson. Attraverso un processo accurato, le varie tracce vengono combinate per ottenere il risultato finale. In alcune scene si parte solo dalla voce dell’attore e si introduce gradualmente quella di Michael, creando una transizione naturale.

Questo lavoro richiede molto tempo e inizia già durante il casting. La preparazione vocale degli attori è fondamentale e richiede mesi di allenamento con vocal coach, perché la qualità e la potenza della voce non possono essere sviluppate in poche settimane. Anche in post-produzione il processo è lungo e iterativo: le scene vengono continuamente modificate, rieditate e perfezionate, con numerose versioni prima di arrivare al risultato definitivo.

Warhurst ha anche confrontato questo progetto con il suo lavoro in Bohemian Rhapsody, per il quale ha vinto l’Oscar. In quel caso, la differenza tra la voce dell’attore Rami Malek e quella di Freddie Mercury era più marcata, quindi è stato necessario il contributo del cantante Marc Martel per ricreare fedelmente le performance vocali.

Nel caso di Jaafar e Juliano, invece, non è stato necessario ricorrere a un “sostituto vocale”, perché le loro voci erano già molto simili a quella di Michael Jackson. In particolare, Jaafar, essendo il nipote di Michael, possiede naturalmente un timbro e un’estensione vocale molto vicini all’originale. Questo ha semplificato notevolmente il lavoro del team.

Warhurst descrive il risultato finale come una combinazione in cui le performance degli attori costituiscono la base visiva ed espressiva, mentre la voce di Michael Jackson viene sovrapposta per rafforzare l’autenticità. Non si tratta quindi di sostituire gli attori, ma di valorizzare le loro interpretazioni con l’aggiunta della voce originale.

Un aspetto importante chiarito da Warhurst è l’assenza totale di intelligenza artificiale nel processo. Il team ha scelto un approccio “purista”, basato su tecniche audio tradizionali come equalizzazione, compressione e riverbero. Sebbene gli strumenti di AI siano oggi molto avanzati, possono introdurre artefatti indesiderati nel suono, compromettendo la qualità finale.

Infine, Warhurst ha spiegato perché il lip sync non è stato considerato una soluzione valida. Nessun attore sarebbe in grado di sincronizzarsi perfettamente con una registrazione preesistente senza creare una discrepanza percepibile tra immagine e suono, soprattutto su grande schermo. Inoltre, il lip sync tende a ridurre l’intensità della performance visiva, rendendola meno convincente. Gli attori devono ripetere le scene molte volte durante le riprese, mantenendo sempre la stessa energia, cosa che sarebbe difficile se si limitassero a mimare.

Leggi anche:

4 pensieri su “Jaafar Jackson canta davvero nel film su Michael?

  1. Pingback: Michael: quanto è accurato il biopic su Michael Jackson? | Scarlet Boulevard

  2. Pingback: La controversia del film su Michael Jackson spiegata | Scarlet Boulevard

  3. Pingback: American Music Awards 2026, le nomination | Scarlet Boulevard

  4. Pingback: Cosa è successo agli American Music Awards 2026 | Scarlet Boulevard

Lascia un commento