Il biopic del regista afroamericano Antoine Fuqua, dedicato a Michael Jackson, è esploso nei cinema il 22 aprile scorso scatenando, nonostante l’euforia dei fan, forti polemiche. Il film co-prodotto dagli eredi racconta la vita del Re del Pop, dagli inizi con i Jackson 5 fino ai primi anni della carriera solista, fermandosi tuttavia al 1988. La critica lo ha stroncato (39% su Rotten Tomatoes), mentre il pubblico lo sta acclamando senza precedenti (circa 97%), creando una netta divisione. Nonostante l’incasso record di 217 milioni di dollari a livello globale – il più alto per un biopic – e l’entusiasmo per la performance di Jaafar Jackson e le scene musicali, Michael è al centro di una controversia pesante che continua a far discutere online e che probabilmente non si spegnerà presto, anche se lo studio ha provato a giustificare le sue scelte.
Il pubblico ha notato una grande assenza in Michael
La critica più rilevante rivolta finora a Michael riguarda l’assenza, nel film, di qualsiasi riferimento alle accuse che nel corso degli anni hanno coinvolto Michael Jackson. A partire dal 1993, il cantante fu infatti al centro di diverse controversie legali legate a presunti abusi sessuali nei confronti di minori, con alcune vicende che hanno avuto sviluppi anche successivamente alla sua morte.
Le prime accuse emersero proprio nel 1993, quando Evan Chandler segnalò il caso del figlio Jordan, che aveva frequentato a lungo Jackson presso la residenza di Neverland insieme alla sua famiglia. Nello stesso periodo fu avviata un’indagine ufficiale, durante la quale le autorità effettuarono perquisizioni nelle proprietà del cantante, senza però raccogliere elementi sufficienti per procedere penalmente. Più tardi, anche Jason Francia, figlio di un’ex collaboratrice domestica di Jackson, presentò dichiarazioni simili. Nel 1994, la vicenda con la famiglia Chandler si concluse con un accordo extragiudiziale, mentre due gran giurì, a Santa Barbara e Los Angeles, decisero di non procedere con un’incriminazione per insufficienza di prove.
Nel 2003, il documentario Living With Michael Jackson di Martin Bashir riportò l’attenzione mediatica sulla vita privata dell’artista, riaccendendo il dibattito pubblico. Le autorità riaprirono quindi le indagini, che portarono a nuove accuse da parte di Gavin Arvizo e della sua famiglia. Jackson fu arrestato nello stesso anno e, nel 2005, affrontò un processo penale durato tre mesi, al termine del quale fu assolto da tutte le accuse.
Negli anni successivi alla sua morte, avvenuta nel 2009, sono state avviate ulteriori azioni legali nei confronti del suo patrimonio, con sviluppi anche recenti. Nonostante la complessità e la durata di queste vicende giudiziarie, il film Michael sceglie di non affrontarle.
Lionsgate era legalmente impossibilitata a mostrare alcuni dettagli
Gli spettatori hanno espresso indignazione per l’assenza, nel film Michael, di riferimenti alle accuse rivolte a Michael Jackson. Tuttavia, secondo il Washington Post, lo studio Lionsgate aveva inizialmente previsto di includere queste vicende, interpretandole come un possibile tentativo di ricatto. Dopo le riprese del 2024, però, l’entità che gestisce il patrimonio del cantante si rese conto di un problema legale: un accordo firmato nel 1993 con la famiglia Chandler impediva a entrambe le parti di discutere pubblicamente i fatti.
Di conseguenza, Lionsgate fu costretta a eliminare una parte significativa del materiale girato (una versione di quattro ore) e a effettuare nuove riprese, riducendo il film a due ore e sette minuti. Questo ha alimentato il sospetto che Michael presenti una versione “edulcorata” della vita dell’artista, anche se le fonti indicano che non si sia trattato di una scelta volontaria. Resta comunque improbabile che la vicenda Chandler venga mostrata sullo schermo, anche se il tema potrebbe essere affrontato in altre forme.
Un possibile sequel potrebbe affrontare le accuse?
Alla fine di Michael, poco prima dei titoli di coda, lo schermo diventa nero e appare la scritta: “La sua storia continua”. Non è una conferma diretta di un sequel, ma il messaggio è chiaro. Questo apre almeno la possibilità di un secondo film, cosa che avrebbe senso dato che Michael si conclude prima del tour Bad. Rimane quindi ancora molta parte della vita di Jackson da raccontare, dai successi musicali alla nascita dei suoi tre figli. Inoltre, considerando la linea temporale, un eventuale sequel potrebbe includere anche le accuse.
Poiché Michael termina nel 1988 e le prime accuse risalgono al 1993, un secondo film sarebbe il contesto più logico per affrontare questi eventi (probabilmente senza menzionare direttamente Chandler). Anche se Lionsgate ha dovuto tagliare scene in precedenza, è evidente che lo studio voleva in qualche modo trattare questo aspetto della storia. Con una maggiore consapevolezza dei limiti legali, potrebbe tentare nuovamente di raccontarlo senza violare accordi precedenti.
Resta però da vedere se ciò accadrà davvero. Le critiche ricevute per l’assenza di questi temi potrebbero spingere lo studio a includerli in un sequel. D’altra parte, visto il successo del film, Lionsgate potrebbe anche decidere di proseguire senza affrontare queste accuse, contando sul fatto che il pubblico accetti comunque un altro capitolo. Naturalmente, il sequel non è ancora confermato, quindi potrebbe non esserci mai un’altra occasione per approfondire questa parte della storia.
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