Michael: come Jaafar Jackson ha resuscitato un’icona

Il biopic su Michael Jackson non è ancora arrivato nelle sale, ma è già uno dei film più discussi dell’anno. Al momento della pubblicazione, registra un punteggio del 33% su Rotten Tomatoes da parte della critica, posizionandosi tra le produzioni meno apprezzate del 2026. Nonostante le recensioni negative, molti critici hanno elogiato Jaafar Jackson — figlio 29enne di Jermaine Jackson, fratello del Re del Pop — per il suo brillante debutto nei panni dello zio, oltre alla svolta villain di Colman Domingo nel ruolo di Joseph Jackson, padre di Michael.

Le critiche negative si concentrano però sulla struttura narrativa del film e sulla scelta di evitare alcuni aspetti più controversi della vita e dell’eredità di una delle figure più influenti della storia dell’intrattenimento.

Michael ripercorre la fulminea ascesa dell’icona protagonista, dalla fama infantile nei Jackson 5 insieme ai suoi fratelli alla turbolenta vita familiare e, naturalmente, all’evoluzione in un fenomeno solista i cui album di successo hanno definito un’intera generazione. Non sorprende che questo film non ripercorra tutta la sua storia. Piuttosto, proprio come Bohemian Rhapsody, culmina in un finale epico allo stadio di Wembley nel 1988.

Fin dai primi momenti del film, la musica si rivela assolutamente coinvolgente. Oltre a performance in gran parte eccellenti, è soprattutto il repertorio di successi di MJ — da ABC a Don’t Stop ’Til You Get Enough, fino a Thriller e Bad — a sostenere gran parte del peso narrativo ed emotivo dell’opera. La visione di Michael si trasforma spesso in una sorta di vivace jam session collettiva, quasi immersiva.

Per il regista Antoine Fuqua, noto soprattutto per Training Day e la saga di The Equalizer, e per l’ex sceneggiatore di James Bond John Logan, questo biopic rappresenta una deviazione significativa rispetto ai loro lavori più orientati all’azione. Tuttavia, questa scelta si rivela efficace, poiché il film è attraversato da un’energia costante e da un ritmo narrativo che riflettono lo slancio e l’esplosività degli esordi della carriera di Jackson.

Lionsgate non sembra aver badato a spese, investendo nel film un budget stimato di circa 170 milioni di dollari. Una cifra che colloca il progetto tra i più costosi mai realizzati dalla compagnia, segno dell’ambizione produttiva e della portata del biopic.

La metamorfosi di Jaafar Jackson

Jaafar aveva solo 13 anni quando suo zio Michael morì, il 25 giugno 2009, all’età di cinquanta. Nei panni di Michael, rappresenta forse l’interpretazione più vicina possibile a “riportare in vita” il Re del Pop sul grande schermo. Durante la visione, è facile quasi dimenticare che non si tratti del vero Michael Jackson.

Questo effetto è particolarmente evidente nelle sequenze dei concerti, molte delle quali sembrano tratte direttamente dagli storici tour dell’artista. Jaafar non si limita però all’impatto scenico: riesce a catturare anche i dettagli più piccoli dei manierismi di Michael, dalla voce al sorriso, restituendone con precisione l’energia e la presenza scenica. L’attore ripropone inoltre diverse delle celebri coreografie dello zio, incluso il mitologico passo moonwalk. Per infilarsi negli scintillanti calzini di King of Pop, Jaafar si è esercitato con Rich e Tone Talauega, che in passato aveva coreografato lo zio e lavorato al MJ The Musical del 2022. Il nipote di Michael Jackson ha raccontato di aver ballato fino a farsi sanguinare i piedi.

Leggi anche:

Lascia un commento