Ridley Scott, maestro o bluff?

Ridley Scott è ancora un maestro o vive ormai soprattutto della propria leggenda? È la domanda che torna prepotente dopo l’ultimo film The Dog Stars, dove il confronto tra il vecchio Scott e quello degli ultimi anni diventa inevitabile. Da una parte c’è l’autore che ha cambiato il cinema con Alien, Blade Runner e Thelma & Louise: un regista capace di costruire immagini destinate a rimanere nella memoria e di trasformare ogni inquadratura in materia cinematografica. Dall’altra c’è lo Scott della fase più recente, autore di titoli dall’accoglienza molto più controversa, come House of Gucci, Napoleon e Gladiator II, fino al più recente The Dog Stars, che non è riuscito a risollevare il bilancio.

Il problema è che la magnificenza visiva non sempre riesce più a compensare sceneggiature deboli, personaggi poco incisivi e film dalla durata spesso sproporzionata. Napoleon, nonostante il budget enorme e l’attesa internazionale, ha diviso pubblico e critica; Gladiator II ha raccolto un risultato commerciale importante ma non ha replicato l’impatto culturale dell’originale. House of Gucci, pur sostenuto da un cast prestigioso, è apparso a molti come un’occasione mancata. E poi è arrivato The Dog Stars, accolto con freddezza e incapace di trasformare il prestigio del nome Scott in un nuovo successo.

Ed è proprio qui che sta il paradosso: Scott continua a essere uno dei registi visivamente più riconoscibili e professionalmente instancabili del cinema contemporaneo, ma la sua filmografia recente procede a strappi. Il maestro è ancora lì, oppure è ormai il proprio stesso mito?

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