Dopo oltre trent’anni, il confronto con Jurassic Park continua a essere inevitabile ogni volta che un film decide di riportare i dinosauri sul grande schermo. Ma secondo Time, The End of Oak Street è riuscito nell’impresa più difficile: realizzare il miglior film di dinosauri dai tempi del capolavoro di Steven Spielberg.
Nel giudizio di TIME, il film diretto da David Robert Mitchell non si limita a sfruttare il fascino delle creature preistoriche, ma recupera quella combinazione di meraviglia, paura, suspense e coinvolgimento emotivo che aveva reso Jurassic Park qualcosa di molto più grande di un semplice blockbuster. Il paragone è quindi particolarmente ambizioso: non perché The End of Oak Street assomigli semplicemente al film del 1993, ma perché prova a ritrovare lo stesso equilibrio tra spettacolo e terrore.
Dimenticate Isla Nublar: i dinosauri arrivano in periferia
La premessa è uno degli elementi più curiosi del film. Al posto di un’isola popolata da dinosauri geneticamente ricreati, la storia porta una tranquilla comunità americana degli anni Ottanta direttamente milioni di anni indietro nel tempo.
La normalità della periferia entra così in collisione con un mondo dominato da predatori preistorici. Case, strade, giardini e piscine diventano improvvisamente luoghi di sopravvivenza, trasformando un ambiente familiare in qualcosa di profondamente inquietante.
È proprio questa contrapposizione, secondo TIME, a dare al film una personalità propria: non una nuova copia di Jurassic Park, ma un film che utilizza i dinosauri per trasformare la quotidianità americana in un incubo.
I dinosauri tornano a fare paura
Uno dei meriti attribuiti al film è quello di non trattare i dinosauri esclusivamente come gigantesche attrazioni da blockbuster. Velociraptor, Allosaurus e altre creature preistoriche diventano soprattutto minacce, capaci di generare tensione e paura.
È un aspetto che richiama direttamente il primo Jurassic Park, dove il celebre incontro con i velociraptor nella cucina o la fuga dal T. rex funzionavano soprattutto perché Spielberg costruiva l’attesa prima ancora di mostrare completamente il mostro.
The End of Oak Street sembra voler recuperare proprio quella filosofia: meno esposizione, più suspense; meno dinosauri utilizzati come semplice spettacolo, più creature capaci di rappresentare un pericolo reale.
Al centro non ci sono soltanto i dinosauri
Il film non rinuncia però alla componente umana. Al centro della storia ci sono Greg e Denise (Ewan McGregor e Anne Hathaway), una coppia alle prese con una relazione ormai fragile.
Greg è frustrato dal lavoro e utilizza l’alcol per affrontare le proprie ansie, mentre Denise vive una profonda insoddisfazione nei confronti della sua vita domestica. In segreto, sta persino scrivendo un romanzo su una casalinga che decide di lasciare la propria famiglia e trasferirsi a New York.
L’arrivo dei dinosauri porta quindi all’estremo una crisi familiare che esisteva già prima dell’apocalisse preistorica. Ed è qui che il film, almeno secondo TIME, trova una delle sue intuizioni più interessanti: la vera storia non riguarda soltanto la sopravvivenza dai dinosauri, ma anche quella di una famiglia costretta a confrontarsi con se stessa.
L’eredità di Spielberg, senza copiare Spielberg
Il fantomatico paragone con Jurassic Park rischiava di trasformarsi in una trappola. Ogni nuovo film di dinosauri deve inevitabilmente confrontarsi con un’opera che ha cambiato per sempre il cinema degli anni Novanta e l’immaginario collettivo.
The End of Oak Street, invece, sembra scegliere una strada diversa. Il riferimento a Spielberg è soprattutto nello spirito: l’avventura, il senso di meraviglia, la paura improvvisa e l’idea che un ambiente apparentemente sicuro possa trasformarsi in un luogo pericoloso.
Ma David Robert Mitchell aggiunge una sensibilità più cupa e inquietante, vicina all’horror, mentre l’ambientazione suburbana gli permette di giocare con una domanda irresistibile: cosa succederebbe se i dinosauri comparissero proprio fuori dalla porta di casa?
Il verdetto di TIME
È proprio per questa capacità di mescolare horror, fantascienza, avventura e dramma familiare che TIME ha incoronato The End of Oak Street come il miglior film di dinosauri dai tempi di Jurassic Park.
Un’affermazione enorme, soprattutto considerando quanti film abbiano provato negli ultimi trent’anni a raccogliere l’eredità di Spielberg. Ma il punto della recensione non è stabilire se Mitchell abbia davvero superato l’intera saga di Jurassic Park: è riconoscere che il suo film sembra aver capito una cosa fondamentale.
Per far tornare a funzionare i dinosauri al cinema non servono necessariamente più creature, più esplosioni o più effetti speciali. Serve tornare ad avere paura di loro.
E forse è proprio questo il complimento più importante che si possa fare a un nuovo film di dinosauri: ricordare al pubblico perché, nel 1993, bastava vedere due bicchieri d’acqua tremare sul cruscotto di una jeep per capire che qualcosa di terribile stava arrivando.
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