Il regista rumeno Cristian Mungiu ha conquistato la sua seconda Palma d’Oro al Cannes Film Festival con Fjord, diciannove anni dopo il trionfo di 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. Il film, interpretato da Sebastian Stan e Renate Reinsve, racconta la storia di una famiglia rumena cristiana evangelica coinvolta in un caso di abuso minorile dopo uno scontro con il sistema sociale norvegese. L’opera ha diviso la critica per le sue implicazioni morali e politiche, ma proprio la sua capacità di generare dibattito sembra aver convinto la giuria presieduta dal regista sudcoreano Park Chan-wook.
Il successo di Fjord rappresenta anche un nuovo trionfo per il distributore americano Neon, che porta a sette anni consecutivi la propria serie di film vincitori della Palma d’Oro, iniziata nel 2019 con Parasite.
Molti osservatori si aspettavano però la vittoria del regista russo esiliato Andrey Zvyagintsev con Minotaur, noir politico anti-Putin ambientato vicino al fronte della guerra in Ucraina. Alla fine il film ha ottenuto il Grand Prix, secondo premio più importante del festival. L’opera, girata in Lettonia per ragioni politiche, segna il ritorno del regista dopo nove anni e dopo una grave malattia dovuta al COVID.
Il premio per la miglior regia è andato ad ex aequo a due opere molto diverse: Fatherland del regista polacco Pawel Pawlikowski, ambientato nella Germania del dopoguerra, e The Black Ball del duo spagnolo Los Javis, formato da Javier Calvo e Javier Ambrossi. Quest’ultimo film è un omaggio poetico e queer alle vittime del fascismo, ispirato ai versi di Federico García Lorca.
Anche i premi per gli attori sono stati assegnati a coppie di interpreti. Le attrici Virginie Efira e Tao Okamoto hanno condiviso il premio come migliore attrice per All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi. Il premio per il miglior attore è andato a parimerito ai giovani Valentin Campagne ed Emmanuel Macchia per Coward, dramma sulla Prima guerra mondiale diretto da Lukas Dhont.
Tra gli altri premi, Valeska Grisebach ha ottenuto il Premio della Giuria con The Dreamed Adventure, mentre Emmanuel Marre ha vinto per la migliore sceneggiatura con A Man of His Time. La Camera d’Or per la miglior opera prima è andata alla regista ruandese Marie Clémentine Dusabejambo per Ben’Imana, segnando uno dei pochi grandi riconoscimenti al cinema africano in un’edizione dominata dal cinema europeo.
Nel complesso, il festival ha evidenziato il cinema come mezzo globale e transnazionale, con molti film centrati sui temi dello sradicamento, della migrazione e delle identità in trasformazione.
Il palmarès della competizione ufficiale del Festival di Cannes 2026:
Palma d’oro
Fjord di Cristian Mungiu
Gran Premio
Minotaur di Andreï Zvyagintsev
Premio della giuria
The Dreamed Adventure di Valeska Grisebach
Premio per la regia
Javier Calvo e Javier Ambrossi per La bola negra e Paweł Pawlikowski per Fatherland
Premio per la sceneggiatura
Notre Salut, di Emmanuel Marre
Migliore attrice
Virginie Efira e Tao Okamoto, per All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi
Migliore attore
Emmanuel Macchia e Valentin Campagne, per Coward di Lukas Dhont
Caméra d’Or
Ben’Imana, di Marie-Clémentine Dusabejambo
Palma d’oro per il cortometraggio
Para los contrincantes (Agli avversari), di Federico Luis
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