C’è un film che quest’anno ha spaccato la critica, infiammato i dibattiti sulla Croisette e alla fine si è preso tutto: Fjord di Cristian Mungiu, vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes. Un trionfo che segna il ritorno al vertice del regista rumeno, già premiato nel 2007 con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni e che lo fa entrare nel ristrettissimo club dei cineasti capaci di vincere due Palme d’Oro.
La trama: una famiglia contro il sistema
Ambientato nei paesaggi spettacolari della Norvegia, Fjord racconta la storia dei Gheorghiu, una coppia rumeno-norvegese profondamente religiosa che decide di trasferirsi in un piccolo villaggio tra i fiordi insieme ai loro cinque figli. Lui è Mihai, interpretato da Sebastian Stan, lei è Lisbet, con il volto intenso di Renate Reinsve. All’inizio sembra tutto perfetto: la comunità li accoglie, i bambini fanno amicizia e la famiglia appare ben integrata. Poi qualcosa si rompe. Quando una maestra nota dei lividi su uno dei figli, i servizi sociali norvegesi iniziano a sospettare abusi domestici. Da quel momento il film si trasforma in un thriller morale tesissimo: le autorità portano via i bambini e la coppia si ritrova schiacciata tra differenze culturali, sospetti ideologici e burocrazia. La grande forza di Mungiu è non prendere mai una posizione netta. Fjord non dice chiaramente chi abbia ragione: il sistema norvegese che protegge i minori o la famiglia che si sente discriminata per la propria cultura religiosa? È proprio questa ambiguità ad aver reso il film così divisivo e magnetico.
Mungiu è il secondo regista rumeno a vincere due Palme?
No: è il primo regista rumeno a riuscirci. Mungiu entra così nella stessa élite di autori come Francis Ford Coppola, Michael Haneke e Ken Loach.
È il primo film “internazionale” di Mungiu
Per la prima volta il regista gira completamente fuori dalla Romania.
Il film è parlato in tre lingue
Nel film si alternano inglese, rumeno e norvegese, per sottolineare il senso di spaesamento culturale vissuto dalla famiglia protagonista.

È ispirato a casi reali
La storia richiama controversi casi realmente accaduti in Norvegia riguardanti famiglie straniere e servizi sociali. Ma, come sempre nel cinema del regista rumeno, il vero tema è un altro: il conflitto tra individuo e sistema.
Standing ovation lunghissima
Alla première di Cannes il film ha ricevuto circa dieci minuti di applausi. Sebastian Stan e Renate Reinsve si sono emozionati fino alle lacrime.
Le riprese sono state davvero estreme
Gran parte del film è stata girata nei fiordi norvegesi in condizioni climatiche molto dure. Il paesaggio non è solo sfondo, ma diventa parte integrante della narrazione: bellissimo e allo stesso tempo ostile.
Neon continua la sua maledetta striscia vincente
Il distributore americano Neon porta a sette anni consecutivi la serie di Palme d’Oro distribuite negli Stati Uniti. Tutto era iniziato con Parasite nel 2019.
Renate Reinsve è ormai la regina di Cannes
Dopo il successo sulla Croisette di The Worst Person in the World e Sentimental Value, l’attrice norvegese conferma il suo status di musa del cinema d’autore europeo. Su Reddit molti utenti hanno scherzato dicendo che “qualsiasi film con Renate Reinsve finisce per vincere qualcosa”.
Perché Fjord è il film simbolo del 2026
In un’edizione di Cannes molto politica, Fjord è diventato il manifesto perfetto di un cinema che vuole interrogare il presente. Si parla di migrazione, religione, razzismo istituzionale, identità culturale e scontro tra valori tradizionali e progressismo occidentale. Ma senza mai trasformarsi in un pamphlet ideologico.
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