40 anni fa, Top Gun arrivò nei cinema come una scarica di adrenalina pura, con le spettacolari scene di volo dei jet dirette da Tony Scott e Tom Cruise nei panni del carismatico pilota Pete “Maverick” Mitchell, deciso a diventare il migliore tra i migliori alla scuola di volo “Top Gun”, mentre prova anche a conquistare la sua affascinante istruttrice civile interpretata da Kelly McGillis. Il film fu un successo enorme, diventando il maggiore incasso del 1986. Ma mentre il pubblico riempiva le sale, succedeva qualcosa di ancora più interessante: cresceva l’entusiasmo per la carriera militare, sia tra i giovani che tra Hollywood stessa.
Al centro di tutto c’era proprio la vera scuola “TOPGUN”, il programma d’élite della Marina americana nato nel 1969 per migliorare le capacità di combattimento dei piloti. Dopo uno studio del 1968 che evidenziò gravi lacune nell’addestramento, la scuola contribuì a ribaltare completamente il rapporto di vittorie nei combattimenti aerei, trasformando i piloti americani in una forza molto più competitiva.
Per prepararsi al ruolo, Tom Cruise si immerse davvero in quel mondo, seguendo da vicino i veri piloti della base di Miramar a San Diego. Uno di loro gli disse una frase rimasta iconica: che i quattro lavori più desiderabili al mondo erano attore, rock star, pilota di jet e Presidente degli Stati Uniti. Nel frattempo, Kelly McGillis incontrò la donna che aveva ispirato il suo personaggio, Christine Fox, una professionista civile che anni dopo sarebbe arrivata ai vertici del Dipartimento della Difesa.
Il film utilizzò mezzi reali della Marina — portaerei, jet e piloti veri — pagando circa 1,8 milioni di dollari per le riprese. Un realismo incredibile che però ebbe un effetto collaterale potentissimo: agli occhi del pubblico, Top Gun sembrava quasi una pubblicità spettacolare dell’aviazione militare. E infatti l’effetto fu immediato. Fuori dalle sale cinematografiche si formarono file di reclutatori della Marina, mentre le richieste di arruolamento schizzarono verso l’alto. Migliaia di persone decisero di “sentire il bisogno… il bisogno di velocità”, contribuendo a un aumento significativo del personale militare.
Secondo lo storico Lawrence H. Suid, il film aiutò a rilanciare l’immagine delle forze armate americane dopo il Vietnam, riportando entusiasmo e orgoglio attorno alla carriera militare. Ma non finì lì: dopo Top Gun, Hollywood iniziò a collaborare sempre più strettamente con il Pentagono, che arrivò a esaminare centinaia di sceneggiature per nuovi film. Un rapporto potente e controverso, in cui l’esercito poteva anche chiedere modifiche ai copioni per controllare come veniva rappresentato sullo schermo. Un’intesa che ha continuato a influenzare profondamente il cinema d’azione fino ai giorni nostri.
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