The Social Reckoning, la vera storia dietro il film di Aaron Sorkin e la whistleblower di Facebook

The Social Reckoning di Aaron Sorkin torna nel territorio di Facebook, ma raccontando non la nascita del social network, bensì il suo lato più controverso.

Il film, ispirato a una storia vera ma non tratto da un libro, racconta la vicenda di Frances Haugen, ex ingegnera di Facebook diventata whistleblower, interpretata dal Premio Oscar per Anora Mikey Madison. Nel 2021 Haugen consegnò migliaia di documenti interni al giornalista del Wall Street Journal Jeff Horwitz (Jeremy Allen White star di The Bear), dando origine all’inchiesta The Facebook Files.

I documenti rivelarono informazioni sulle pratiche interne di Facebook, sui sistemi di moderazione, sulla diffusione della disinformazione e sugli effetti delle piattaforme sugli adolescenti. Il film affronta anche il tema della salute mentale dei giovani e il possibile legame tra la diffusione di informazioni false e gli eventi del 6 gennaio 2021.

Sorkin presenta quindi The Social Reckoning come una sorta di companion piece di The Social Network: il film di David Fincher raccontava la nascita di Facebook, mentre questo nuovo capitolo ne racconta le conseguenze quasi vent’anni dopo. A tornare sulla scena è anche Mark Zuckerberg, interpretato questa volta da Jeremy Strong (Succession e The Apprentice).

Al centro ci sono soprattutto il rapporto tra Haugen e Horwitz e la difficoltà di verificare e rendere pubblici i documenti. Sorkin, già sceneggiatore premio Oscar di The Social Network, questa volta scrive e dirige.

Frances Haugen, che fine ha fatto la whistleblower di Facebook?

Nel 2021 il suo nome era ovunque. Frances Haugen, ex dipendente di Facebook, uscì allo scoperto portando con sé migliaia di documenti interni dell’azienda e diventando una delle whistleblower più celebri della Silicon Valley. A distanza di anni, mentre The Social Reckoning di Aaron Sorkin riporta sul grande schermo la sua storia, la domanda torna inevitabile: che fine ha fatto Frances Haugen?

La risposta è semplice: non si è affatto ritirata. Dopo aver lasciato Facebook, Haugen ha trasformato la propria esperienza in una vera e propria missione pubblica, continuando a chiedere maggiore trasparenza e responsabilità alle grandi piattaforme tecnologiche.

Dall’anonimato al Congresso

Haugen lavorava come data scientist per Facebook quando decise di copiare migliaia di documenti interni dell’azienda. Quel materiale arrivò al Wall Street Journal attraverso il giornalista Jeff Horwitz e diede origine a The Facebook Files, una serie di inchieste pubblicate nel 2021.

Le rivelazioni riguardavano, tra le altre cose, gli effetti dei social network sugli adolescenti, i sistemi di moderazione dei contenuti e il modo in cui Facebook affrontava la diffusione della disinformazione. Haugen uscì quindi allo scoperto e nell’ottobre 2021 testimoniò davanti al Congresso americano.

Da quel momento la sua vita cambiò completamente. L’ex dipendente di Facebook divenne una delle voci più riconoscibili nel dibattito internazionale sul potere delle Big Tech.

La battaglia non è finita

Haugen non ha però fatto della denuncia a Facebook un episodio isolato. Ha continuato a intervenire pubblicamente sulla necessità di rendere le piattaforme più trasparenti e di proteggere soprattutto gli utenti più giovani.

Ha inoltre fondato Beyond the Screen, organizzazione che si occupa proprio di sicurezza, trasparenza e responsabilità nel mondo digitale. L’obiettivo è affrontare i problemi delle piattaforme non soltanto dopo che sono esplosi, ma cercando di intervenire sulle regole che ne governano il funzionamento.

Dai social all’intelligenza artificiale

Nel frattempo, anche il bersaglio delle sue preoccupazioni si è allargato. Se nel 2021 il problema erano soprattutto Facebook e Instagram, oggi Haugen guarda con particolare attenzione all’intelligenza artificiale.

Uno dei temi che ha sollevato riguarda gli AI companion, sistemi di intelligenza artificiale progettati per conversare con gli utenti e, in alcuni casi, destinati anche ai più giovani. Per Haugen il rischio è che tecnologie pensate per creare una relazione artificiale con l’utente possano avere conseguenze sulla socialità e sull’isolamento, soprattutto tra gli adolescenti.

È una prosecuzione naturale della battaglia che aveva iniziato con Facebook: capire cosa succede quando tecnologie potentissime vengono progettate per catturare e mantenere l’attenzione delle persone. La sua storia torna oggi al centro della cultura popolare grazie a The Social Reckoning.

La whistleblower che non ha smesso di parlare

La parabola di Frances Haugen è quindi tutt’altro che conclusa. Da ingegnera praticamente sconosciuta è diventata una whistleblower internazionale; dai documenti di Facebook è passata alla battaglia per una maggiore regolamentazione delle piattaforme e oggi guarda anche alle nuove sfide dell’intelligenza artificiale.

Il paradosso è che mentre The Social Network raccontava la nascita di un’azienda destinata a cambiare il mondo, The Social Reckoning racconta una donna che ha deciso di mettere in discussione quel mondo dall’interno.

E Frances Haugen, a differenza di molti protagonisti di una storia ormai diventata hollywoodiana, non è rimasta nel passato. È ancora lì, a parlare di ciò che succede quando la tecnologia corre più veloce delle regole.

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