The Last House, horror sci-fi di Netflix con Wagner Moura e Greta Lee, racconta la storia della famiglia Delgado, costretta a rimanere chiusa nella propria casa mentre misteriose creature impediscono agli esseri umani di uscire. L’isolamento forzato diventa il cuore del film e richiama, anche simbolicamente, l’esperienza collettiva della pandemia da COVID-19.
La storia compie un salto temporale di cinque anni. Nel frattempo, i Delgado hanno imparato a sopravvivere all’interno della casa, rendendosi quasi completamente autosufficienti grazie alle piante coltivate negli ambienti domestici e alla pesca attraverso il camino. La situazione precipita quando un furetto finisce in una delle trappole e morde Ruth, che si ammala. La famiglia ha bisogno di antibiotici e tenta di uscire dalla casa, attirando così l’attenzione delle creature.
Ne nasce uno scontro terrificante all’interno dell’abitazione. Dopo essere riusciti a immobilizzare una delle creature, Jason si trova davanti alla possibilità di ucciderla. Ma all’ultimo momento decide di risparmiarla. Il gesto di compassione cambia completamente la situazione: la creatura libera la famiglia e richiama le altre, permettendo ai Delgado di abbandonare finalmente la casa.
È proprio questo atto di empatia a spiegare il significato del finale. Le creature non sono semplicemente mostri intenzionati a sterminare l’umanità. Il film suggerisce che siano forme di vita intelligenti provenienti dall’oceano. Il riferimento iniziale a una citazione di Arthur C. Clarke — «Quanto è inappropriato chiamare questo pianeta Terra quando è chiaramente Oceano» — anticipa la loro origine.
Le creature sembrano infatti reagire alla devastazione provocata dall’uomo sull’ambiente e alla crisi climatica. Il loro obiettivo non è conquistare il pianeta, ma fermare l’attività umana che lo sta distruggendo. Rinchiudere gli esseri umani nelle loro case diventa quindi un modo per permettere alla natura di riprendersi. Il rigoglioso ritorno della vegetazione e degli animali selvatici ne è la prova.
Quando finalmente escono, i Delgado scoprono che gran parte di Seattle è stata sommersa dall’acqua. Prendono la barca del vicino, ribattezzandola «Cassidy» in memoria del loro cane morto, e partono alla ricerca di altri sopravvissuti.
Il film si chiude con un messaggio radio: una voce pronuncia un flebile «Hello?», prima del nero. Un finale aperto che lascia intendere che, nonostante la devastazione, l’umanità potrebbe avere ancora una possibilità.
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