Basata sulla serie di romanzi Slough House dello scrittore britannico Mick Herron, Slow Horses è l’acclamata serie thriller di spionaggio prodotta da Apple TV+, arrivata sullo schermo nel 2022. La storia segue le avventure, spesso rocambolesche, di una squadra di agenti dell’MI5 relegati a Slough House, il “limbo” dell’intelligence britannica dove finiscono le pecore nere dei servizi segreti. E mentre la sesta stagione è stata rilasciata lo scorso 16 settembre, la serie continua a macinare rinnovi: dopo la conferma della stagione 7, Apple TV+ ha dato ufficialmente il via libera anche all’ottava stagione.
Di cosa parla?
Al centro ci sono gli agenti dell’MI5 che hanno combinato qualche pasticcio di troppo e vengono spediti a Slough House, una sorta di purgatorio burocratico dove finiscono le “pecore nere” dei servizi segreti britannici.
A comandarli c’è Jackson Lamb, interpretato da Gary Oldman: un agente veterano geniale ma scorbutico, trasandato e apparentemente disinteressato a tutto. Sotto la superficie, però, Lamb è molto più abile di quanto lasci intendere.
Gli agenti di Slough House dovrebbero occuparsi di pratiche noiose e lavori di serie B. Il problema è che, puntata dopo puntata, si ritrovano coinvolti in rapimenti, attentati, complotti, omicidi e intrighi interni all’MI5.
Perché il titolo Slow Horses?
È un’espressione legata proprio agli agenti relegati a Slough House: sono i “cavalli lenti”, quelli considerati falliti, inefficienti o poco promettenti dai vertici dell’intelligence.
La cosa divertente è che la serie ribalta continuamente questa idea: quelli che sembrano gli agenti peggiori possono rivelarsi molto più capaci dei colleghi “perfetti” che lavorano nella sede principale dell’MI5.
Il tono
È un mix di:
- thriller di spionaggio
- humour nero e britannico
- misteri e complotti
- azione
- satira del mondo dei servizi segreti
- personaggi molto caratterizzati
Gary Oldman è il grande mattatore: Jackson Lamb è volgare, cinico, puzzolente e apparentemente svogliato, ma anche tremendamente intelligente.
La serie è particolarmente interessante perché non racconta lo spionaggio alla James Bond: mostra il lato più sporco, burocratico, umano e spesso tragicomico dell’intelligence.
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