Prima di diventare il gatto nero, sarcastico e irresistibilmente snob di Sabrina, vita da strega, Salem era un vero incubo logistico. Far sembrare naturale quel felino capace di parlare, reagire alle battute, muovere orecchie e coda, combinare disastri e perfino cimentarsi in improbabili stunt richiedeva una vera squadra di effetti speciali, burattinai, addestratori e gatti.
Nella sitcom degli anni Novanta, infatti, Salem non era un solo gatto. La produzione utilizzava diversi felini addestrati, ciascuno più adatto a determinati comportamenti, insieme a una serie di pupazzi animatronici costruiti appositamente per le scene in cui il personaggio doveva parlare o compiere movimenti troppo precisi per essere affidati a un animale vero.
Salem aveva una vera squadra dietro
Il Salem animatronico era una piccola meraviglia di artigianato televisivo. Non c’era una persona nascosta dentro il gatto: il pupazzo veniva controllato dall’esterno attraverso una combinazione di meccanismi, cavi, aste e comandi a distanza.
Le versioni più sofisticate potevano riprodurre numerosi movimenti indipendenti, permettendo ai burattinai di controllare separatamente parti del corpo come testa, bocca, orecchie e coda. Furono inoltre costruiti diversi Salem animatronici, progettati per situazioni differenti: uno poteva essere utilizzato quando il gatto doveva stare seduto o in piedi, un altro quando doveva essere sdraiato sul letto o sul divano.
E dietro uno stesso Salem potevano esserci contemporaneamente più persone.
Thom Fountain si occupava principalmente della bocca, sincronizzandola con le battute. Jim Greenall controllava altri elementi, tra cui orecchie e coda, mentre Mauri Bernstein manovrava testa e corpo da una posizione nascosta nella scenografia. Poteva trovarsi sotto un tavolo, dietro un mobile o sotto il letto di Sabrina, rannicchiata in posizioni tutt’altro che comode per riuscire a dare vita al gatto.
In altre parole, quando Salem inclinava la testa, apriva la bocca e contemporaneamente muoveva la coda, non era un unico movimento automatico: più persone stavano letteralmente recitando attraverso lo stesso pupazzo.
Anche la voce veniva sincronizzata sul set
A rendere il meccanismo ancora più sofisticato c’era Nick Bakay, la voce di Salem.
Bakay non si limitava a registrare le battute in studio dopo le riprese. Durante molte scene era presente sul set e recitava le battute dal vivo, fuori dall’inquadratura, mentre Melissa Joan Hart e gli altri attori recitavano la loro parte.
Questo permetteva al puppeteer che controllava la bocca di seguire immediatamente la voce e sincronizzare il movimento delle mascelle con ogni parola.
Era quasi una piccola orchestra: Bakay forniva la voce, un burattinaio muoveva la bocca, un altro controllava orecchie e coda e un altro ancora testa e corpo. Tutto doveva avvenire nello stesso momento.
Il risultato doveva sembrare spontaneo, ma dietro una semplice battuta di Salem poteva esserci una coreografia estremamente precisa.
E poi c’erano i gatti veri
Gli animatronici, però, non potevano fare tutto. Per le scene in cui Salem doveva semplicemente comportarsi come un gatto entravano in campo gli animali veri.
La produzione lavorava con diversi felini addestrati, tra cui Elvis, Lucy, Witch e un altro gatto chiamato Salem. Ognuno poteva essere scelto in base alle proprie caratteristiche e alla capacità di eseguire determinate azioni.
Il principio era molto semplice: premio e addestramento.
I gatti venivano abituati gradualmente alle luci, alle telecamere, alla presenza della troupe e agli oggetti di scena. Il comportamento desiderato veniva associato a una ricompensa, soprattutto alimentare. Non era però possibile trattarli come piccoli attori professionisti: con un gatto bisognava lavorare assecondandone i tempi e la personalità.
Per questo avere più animali a disposizione era fondamentale. Se un gatto era particolarmente bravo a stare fermo, poteva essere utilizzato per una scena statica. Se un altro era più agile o curioso, poteva essere scelto per una gag fisica.
Salem guidava persino una Ferrari
Ed è qui che la situazione diventava decisamente assurda.
I gatti di Sabrina, vita da strega venivano coinvolti anche in gag e piccoli stunt. Salem poteva apparire alla guida di un veicolo giocattolo, interagire con oggetti di scena, salire su una scala o partecipare a situazioni che sarebbero state molto difficili da ottenere con un singolo animale.
In una delle sequenze più elaborate, Salem doveva persino comparire vestito da pompiere, guidare un piccolo camion dei pompieri e raggiungere la cucina attraverso una scala.
Naturalmente non era il gatto a «recitare» consapevolmente la scena come avrebbe fatto un attore umano. Ogni comportamento era costruito attraverso addestramento, ricompense, posizionamento degli oggetti e montaggio.
C’erano anche dei Salem finti
Come se non bastassero i gatti veri e quelli animatronici, la produzione aveva anche dei Salem completamente inanimati, dei veri e propri gatti imbottiti utilizzati per alcune situazioni.
Erano chiamati «Stuffy» e servivano soprattutto durante le prove o quando occorreva un corpo che potesse essere spostato senza preoccuparsi del comportamento dell’animale.
In questo modo la produzione disponeva di una vera e propria gamma di Salem:
gatto vero per i comportamenti naturali;
animatronico per parlare e compiere movimenti precisi;
Stuffy per determinate gag fisiche o situazioni nelle quali non era possibile utilizzare un animale.
Il montaggio trasformava tanti Salem in uno solo
La magia finale avveniva però in sala di montaggio.
Una scena poteva iniziare con un gatto vero che attraversava una stanza, per poi passare, attraverso un taglio, all’animatronico seduto sul divano. Subito dopo Salem poteva essere sostituito nuovamente da un gatto vero per un salto o una corsa.
Lo spettatore non vedeva mai il trucco: vedeva semplicemente Salem.
Era una tecnica tutt’altro che nuova nel cinema e nella televisione, ma Sabrina la portava a un livello particolarmente elaborato perché il personaggio doveva contemporaneamente essere credibile come animale e funzionare come uno degli interpreti principali della sitcom.
Salem era quasi un attore
Il risultato è particolarmente impressionante se si considera il ruolo che il personaggio aveva nella serie.
Salem non era un semplice animale domestico. Era uno dei principali motori comici della sitcom, il personaggio che poteva commentare gli eventi, prendere in giro Sabrina e le zie, escogitare piani assurdi e dire ad alta voce ciò che gli altri personaggi non potevano permettersi di dire.
La voce di Nick Bakay trasformava ogni miagolio e ogni espressione del gatto in una battuta sarcastica, mentre la squadra di puppeteers gli forniva una vera e propria gestualità.
Era quindi necessario che Salem avesse qualcosa che assomigliasse alla recitazione: una pausa prima della battuta, una reazione, un’occhiata, una rotazione della testa, un movimento della coda.
La sua comicità nasceva proprio dalla combinazione tra voce umana e comportamento felino.
Perché il Salem degli anni Novanta è così diverso da quello di Netflix
Quando Netflix ha rilanciato il personaggio ne Le terrificanti avventure di Sabrina, tutto questo è cambiato.
Il nuovo Salem è molto più silenzioso, inquietante e vicino alla tradizione horror della serie. Non è più il compagno di battute che ruba continuamente la scena a Sabrina, ma una presenza più misteriosa e animalesca.
C’è inoltre una ragione molto concreta dietro la scelta produttiva: Kiernan Shipka, interprete di Sabrina, è allergica ai gatti. Questo rese necessario limitare il contatto dell’attrice con un vero felino e contribuì alla diversa gestione del personaggio.
Il confronto è quasi paradossale: per trasformare Salem nel mattatore comico degli anni Novanta serviva una piccola squadra di esseri umani, diversi gatti, animatronici e un sistema di montaggio estremamente preciso; per il Salem moderno, invece, l’obiettivo era soprattutto creare una presenza inquietante e silenziosa.
Ed è proprio questo che rende il vecchio Salem un piccolo miracolo della televisione pre-CGI. Non era semplicemente «un gatto parlante»: era il risultato di una complessa collaborazione tra animali addestrati, pupazzi meccanici, burattinai, addestratori, attori, doppiatori e montatori.
Dietro ogni battuta al vetriolo potevano esserci diverse persone che lavoravano contemporaneamente per far muovere un gatto di peluche.
Salem, insomma, era una superstar. Solo che, invece di avere una troupe al seguito, la troupe era dentro ogni sua battuta, ogni suo movimento e ogni sua occhiata.
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