Alf, il lato oscuro della sitcom con l’alieno chiacchierone

Quando si pensa ad ALF, la sitcom culto degli anni Ottanta con protagonista il buffo alieno peloso arrivato dal pianeta Melmac, vengono in mente soprattutto gag, battute irriverenti e l’eterna ossessione del protagonista per il gatto di casa, Lucky. Molto meno, invece, si pensa a tensioni sul set, condizioni di lavoro estenuanti e persino accuse di razzismo. Eppure, dietro il successo della serie si nascondeva un backstage tutt’altro che spensierato.

Andata in onda per quattro stagioni, dal 1986 al 1989, la serie raccontava la storia di Gordon Shumway, meglio conosciuto come ALF, una bizzarra creatura extraterrestre sopravvissuta alla distruzione di Melmac e finita nel garage della famiglia Tanner, in California. Con il suo pelo marrone, il naso a forma di croissant, il riporto e l’irresistibile appetito per i micetti, l’alieno conquistò il pubblico globale, arrivando a vincere anche un People’s Choice Award come programma televisivo comico preferito.

Dietro le quinte, però, la situazione era decisamente meno divertente.

Max Wright non sopportava di essere la «spalla di un pupazzo»

A soffrire maggiormente il meccanismo della sitcom fu Max Wright, interprete di Willie Tanner, il padre di famiglia costretto a convivere con l’ingombrante alieno. Prima di ALF, Wright aveva costruito la propria carriera soprattutto a teatro e considerava la serie un’esperienza molto lontana dal tipo di recitazione a cui era abituato.

In un’intervista del 2000 a People, l’attore descrisse il lavoro sul set come «duro» e «molto tetro». Il problema, per lui, era soprattutto essere diventato la spalla comica di un pupazzo che, nella maggior parte delle scene, aveva le battute migliori.

Arrivò a detestare talmente tanto l’esperienza da non avere nemmeno voglia di salutare i colleghi alla fine delle riprese. Secondo Anne Schedeen, interprete di Kate Tanner, nell’ultimo giorno l’attore semplicemente lasciò il set, raggiunse il camerino, raccolse le proprie cose e se ne andò.

«Non vedevo l’ora che finisse», avrebbe poi raccontato Wright.

Anche John LaMotta, interprete del vicino Trevor Ochmonek, disse di averla sempre detestata. «Pensavo che la serie ALF fosse una schifezza», dichiarò. «Il peggior lavoro che abbia mai fatto.»

«Un incubo tecnico»: girare con ALF richiedeva ore e ore

Anche Anne Schedeen, che nella serie interpretava Kate Tanner, non ha mai nascosto quanto fosse complicato lavorare con ALF.

Il problema era innanzitutto tecnico: il personaggio era un pupazzo e ogni movimento doveva essere coordinato con estrema precisione. Le riprese delle scene con ALF potevano quindi diventare interminabili.

«È stato un incubo tecnico: estremamente lento, caldo e tedioso», raccontò Schedeen. Una puntata di appena trenta minuti poteva richiedere tra le 20 e le 25 ore di lavoro.

Secondo l’attrice, sul set non c’era «alcuna gioia» e alcuni membri del cast avevano personalità particolarmente difficili.

La cosa più sorprendente? Il pubblico non sembrava avere la minima idea di ciò che accadeva dietro le quinte.

Andrea Elson e la bulimia

Anche Andrea Elson, che interpretava Lynn Tanner, la figlia adolescente dei Tanner, ha parlato della tensione che caratterizzava il lavoro sulla sitcom. Secondo l’attrice, parte del problema derivava proprio dalla particolare situazione creativa: gli attori umani dovevano continuamente recitare accanto a un pupazzo, trasformandolo di fatto nel centro della scena.

Per Elson, però, arrivarono anche difficoltà personali. Entrata nella serie quando era ancora giovanissima, si trovò a vivere il passaggio dall’adolescenza all’età adulta sotto gli occhi delle telecamere.

Durante la seconda stagione sviluppò la bulimia. Terminata la serie nel 1989, il rapporto con il proprio corpo rimase problematico e l’attrice arrivò a trascorrere ore sul tapis roulant, cinque giorni alla settimana.

Anche il piccolo Brian Tanner non aveva nostalgia del set

Benji Gregory, che interpretava Brian Tanner, il figlio più piccolo della famiglia, ha raccontato invece un’esperienza diversa ma comunque particolare. Per lui il set di ALF era soprattutto sinonimo di luci, caldo e lunghe attese.

L’attore ha poi abbandonato Hollywood ancora giovane.

Quel vecchio video che fece esplodere la polemica

Quando ALF era ormai diventato un ricordo televisivo, la serie tornò al centro delle polemiche per un motivo decisamente più serio.

A distanza di oltre vent’anni dalla conclusione dello show, venne diffuso online un vecchio video contenente alcuni errori di ripresa. Nel filmato, la voce di ALF, interpretata da Paul Fusco, pronunciava battute sessualmente esplicite e utilizzava per tre volte un termine razzista riferito agli afroamericani. Il video provocò una forte reazione.

ALF contro la censura

Parte del fascino di ALF nasceva anche dallo scontro continuo con la censura: Paul Fusco lottava per inserire battute più adulte, doppi sensi e persino l’idea di un ALF bevitore di birra. A conquistare i dirigenti della NBC, però, fu soprattutto il pupazzo: durante la presentazione del pilot, raccontò Fusco, arrivarono persino a parlargli come se fosse un vero interlocutore.

La cancellazione e quel finale rimasto in sospeso

Nonostante il successo, ALF venne cancellata dopo quattro stagioni. Secondo Fusco, la decisione arrivò nel quadro di una riorganizzazione del palinsesto della NBC.

Il problema era soprattutto il finale: l’ultimo episodio lasciava ALF nelle mani della Alien Task Force, con un enorme cliffhanger. Fusco sosteneva che alla produzione fosse stato promesso un film televisivo per dare una conclusione alla storia.

Quel progetto arrivò infine nel 1996 con Project ALF, che raccontava le avventure dell’alieno dopo la sua cattura. Ma c’era una grande assenza: nessuno dei protagonisti originali tornò nel cast. L’unico elemento rimasto intatto era proprio Fusco, ancora una volta dietro il pupazzo e la voce di ALF.

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