Fin dal suo debutto televisivo l’8 settembre 1966, Star Trek ha dimostrato di essere molto più di una serie di fantascienza popolata da alieni, mostri e tecnologie futuristiche. Dietro le avventure dell’Enterprise si nascondeva infatti un’ambiziosa esplorazione della natura umana, destinata a diventare uno dei temi centrali dell’intero franchise.
Già nel primo episodio, Trappola Umana, la serie affrontava il rapporto tra percezione e realtà. L’alieno protagonista riusciva ad apparire a ogni persona nella forma di ciò che desiderava maggiormente vedere. Il dottor Leonard “Bones” McCoy, per esempio, incontrava una persona legata al proprio passato. La creatura sfruttava così non soltanto la vista, ma anche memoria, desideri e aspettative, mettendo in discussione la possibilità di fidarsi completamente della propria percezione. Un interrogativo che, a distanza di sessant’anni, appare sorprendentemente attuale. Le moderne neuroscienze hanno infatti mostrato come il cervello non si limiti a registrare passivamente ciò che accade nel mondo esterno, ma costruisca continuamente la propria esperienza della realtà attraverso aspettative e informazioni provenienti dai sensi. The Man Trap aveva già trasformato questo principio in una storia di fantascienza, mostrando come persone diverse possano vivere versioni profondamente differenti della stessa realtà.
L’esplorazione della natura umana prosegue in numerosi episodi della serie originale, ideata da Gene Roddenberry e andata in onda per tre stagioni. Il mostro dell’oscurità affronta il tema dell’empatia e del rapporto con ciò che appare diverso o minaccioso. La Horta, inizialmente percepita come un mostro, si rivela invece una creatura intelligente che protegge i propri piccoli, costringendo l’equipaggio a mettere in discussione i propri pregiudizi.
Il duplicato porta invece l’indagine all’interno dell’individuo. Il capitano James T. Kirk viene diviso nei suoi aspetti positivi e negativi, mostrando come coraggio, determinazione e capacità di leadership siano inseparabili anche da impulsi più oscuri, come aggressività e desiderio. L’episodio suggerisce che l’identità umana non possa essere ridotta alla semplice contrapposizione tra bene e male, ma nasca dall’integrazione delle proprie contraddizioni.
Con Uccidere per amore, considerato da molti uno dei capolavori della serie, Star Trek si confronta invece con il tema della responsabilità morale. Kirk si trova costretto a scegliere tra la possibilità di salvare la donna che ama e quella di impedire una catastrofe storica. La felicità personale entra così in conflitto con il dovere e con il bene collettivo.
I 79 episodi della serie originale costruiscono quindi una sorprendente riflessione sulla natura dell’essere umano. Il vero viaggio di Star Trek non è mai stato soltanto attraverso lo spazio: è stato un viaggio dentro di noi. Gli alieni e i mondi fantastici sono spesso lo specchio attraverso cui la serie ha continuato, per sessant’anni, a chiedere una domanda fondamentale: che cosa significa davvero essere umani?
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