The Shards, la serie di Ryan Murphy tratta dal romanzo semi-autobiografico di Bret Easton Ellis, gioca volutamente con il confine tra realtà e finzione. Sebbene la storia venga presentata come il racconto dell’adolescenza dello scrittore, ambientato a Los Angeles nel 1981, non tutto ciò che viene raccontato è realmente accaduto. Anzi, proprio l’ambiguità tra ricordi autentici, invenzione e punto di vista di un narratore inaffidabile è uno degli elementi centrali dell’opera.
Ryan Murphy, del resto, non è nuovo a manipolare la realtà per esigenze narrative. In diverse produzioni, da American Horror Story alle serie della saga Monster, il regista e produttore ha spesso modificato, ampliato o reinventato fatti e personaggi realmente esistiti. Questo rende particolarmente interessante il suo approccio a The Shards, un romanzo nel quale Ellis stesso aveva già scelto di mescolare autobiografia e pura invenzione.
La trama di The Shards
La storia è ambientata nella Los Angeles del 1981 e segue un diciassettenne Bret Easton Ellis, interpretato nella serie da Igby Rigney, studente della prestigiosa scuola privata Buckley. Il giovane vive immerso nel mondo privilegiato dell’alta società losangelina, tra amicizie, relazioni sentimentali, feste, sesso, droga e un certo distacco emotivo tipico dei protagonisti dell’universo letterario di Ellis.
La situazione cambia radicalmente quando nella scuola arriva Robert Mallory, un nuovo e misterioso studente che attira immediatamente l’attenzione di Bret. Parallelamente, Los Angeles viene terrorizzata da un serial killer soprannominato The Trawler, il Pescatore a strascico. La presenza dell’assassino trasforma quello che sembrava un romanzo di formazione adolescenziale in un thriller sempre più oscuro e inquietante.
Ed è proprio qui che nasce la domanda fondamentale: il Pescatore a strascico è realmente esistito?
Il serial killer di The Shards è completamente inventato
La risposta è no. Il serial killer e tutta la vicenda legata a Robert Mallory sono frutto dell’immaginazione di Bret Easton Ellis.
Quando il romanzo è stato pubblicato, la critica si è divisa. Alcuni hanno apprezzato l’esperimento di Ellis, considerandolo un audace esempio di metanarrativa e un ritorno ai temi più forti della sua produzione. Altri hanno invece giudicato il libro eccessivamente lungo, autoreferenziale e volutamente provocatorio.
Tuttavia, la domanda che più interessava i lettori era quanto ci fosse di vero nella storia. Ellis ha chiarito che la trama del serial killer The Trawler e il personaggio di Robert Mallory non sono basati su fatti realmente accaduti. Sono stati creati per dare una struttura narrativa al romanzo e trasformare il racconto autobiografico dell’adolescenza in un thriller.
Quanto c’è di vero nei personaggi?
La situazione è più complessa per gli altri protagonisti. Ellis ha spiegato che molti dei personaggi hanno dei corrispettivi nella sua adolescenza, anche se nomi, caratteristiche e dettagli identificativi sono stati modificati.
Susan Reynolds, interpretata da Kaia Gerber, e diversi membri della famiglia Schaffer sarebbero ispirati a persone realmente conosciute da Ellis durante la giovinezza. Anche la madre alcolizzata, il padre produttore cinematografico interpretato da Wes Bentley e la fidanzata Debbie avrebbero dunque dei legami con persone reali.
Questo non significa però che ciò che accade loro nella serie sia necessariamente successo nella realtà. Ellis parte da esperienze e persone autentiche, ma le rielabora liberamente, trasformandole in materiale narrativo.
La vera adolescenza di Bret Easton Ellis
The Shards è quindi ispirato all’adolescenza di Ellis, ma non è una vera autobiografia. Il protagonista porta il suo nome e condivide diversi elementi della sua vita, ma il racconto viene continuamente manipolato.
A rendere ancora più complicata la distinzione tra vero e falso è il fatto che la storia viene raccontata da un Bret Easton Ellis adulto, che torna con la memoria agli eventi della sua adolescenza. Il narratore è consapevole di poter modificare alcuni dettagli, ricostruire i ricordi in maniera imprecisa o persino alterarli per rendere la storia più interessante.
Ne deriva un meccanismo simile a quello del narratore inaffidabile: lo spettatore è invitato a credere a Bret, ma contemporaneamente viene spinto a dubitare della sua versione dei fatti.
Ryan Murphy segue fedelmente l’ambiguità del romanzo
La serie di Ryan Murphy riprende esattamente questa caratteristica. La Los Angeles del 1981 viene rappresentata attraverso una messa in scena estremamente stilizzata, fatta di colori, costumi, musica e atmosfere che ricordano più un film giallo che un realistico racconto di formazione.
Non è quindi intenzione della serie ricostruire fedelmente la realtà degli anni Ottanta. Murphy adotta un linguaggio visivo volutamente esasperato, coerente con quello del romanzo.
Anche se nella serie il Trawler è reale all’interno dell’universo narrativo, questo non significa che sia esistito nella vita di Ellis. Il serial killer e i suoi crimini sono una costruzione narrativa, così come Robert Mallory.
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