Mel Brooks 100, la classifica di tutti i suoi film

Mel Brooks compie cento anni. Nato Melvin Kaminsky da genitori ebrei, a Brooklyn il 28 giugno 1926, è celebre per le sue parodie iconiche e le commedie farsesche. Con una carriera che abbraccia oltre sette decenni, il leggendario cineasta fa parte dei 20 artisti che hanno conseguito un EGOT, cioè che si sono aggiudicati almeno un Emmy (ne ha vinti 4, sia come attore sia come autore), un Grammy (3), un Oscar (2) e un Tony Award (3).

Brooks comincia a dedicarsi al cinema all’età di 42 anni con Per favore, non toccate le vecchiette (1968), una storia irriverente che racconta di uno sfortunato produttore di Broadway (Zero Mostel) e di un timido e impacciato commercialista (Gene Wilder), i quali decidono di arricchirsi mettendo in scena quello che dovrebbe essere il peggior musical di sempre: Primavera di Hitler. Questa satira divenuta un classico gli frutta il premio Oscar per la Migliore sceneggiatura originale. Salito alla ribalta con titoli di successo come Il mistero delle dodici sedie (1970) e Mezzogiorno e mezzo di fuoco (1974), ha ottenuto la consacrazione con Frankenstein Junior (1974). Più tardi, ha girato La pazza storia del mondo (1981), Balle Spaziali (1987), e Robin Hood – Un uomo in calzamaglia (1993)

L’ultimo film diretto è stato Dracula morto e contento nel 1995, ma nei decenni successivi è rimasto straordinariamente attivo: della serie di sketch di Hulu History of the World Part II nel 2023 all’imminente sequel, Spaceballs: The New One.

Pochi comici possono vantare un’eredità artistica pari alla sua. E, a dire il vero, anche pochi esseri umani. Per festeggiare un secolo di risate, la classifica tutti gli 11 film da lui diretti.

11. Che vita da cani! (Life Stinks, 1991)

Brooks interpreta il protagonista di una favola morale che ricorda, per certi aspetti, Una poltrona per due: un miliardario accetta una scommessa secondo cui riuscirà a sopravvivere per un mese vivendo per strada a Los Angeles. Questa commedia sul tema della senzatetto finì per essere un insuccesso al botteghino, ma conserva una sincera onestà di fondo e offre alcune gag riuscite.

10. Dracula morto e contento (Dracula: Dead and Loving It, 1995)

Dopo il successo di Frankenstein Junior, Brooks tentò di tornare al genere horror con una parodia del Dracula di Coppola, ma il risultato fu deludente. Il film con Leslie Nielsen viene giudicato poco divertente e privo di idee originali. Il flop, sia di critica sia al botteghino, segnò la fine della carriera di Brooks come regista.

9. La pazza storia del mondo (History of the World, Part I, 1981)

«È bello essere il re.» Brooks combina gag visive, umorismo da padre di famiglia e la comicità tipica dei cabaret del Borscht Belt in una serie di sketch storici che spaziano dall’età della pietra fino alla Rivoluzione francese.

8. Robin Hood – Un uomo in calzamaglia (Robin Hood: Men in Tights, 1993)

La versione di Kevin Costner dell’eroe popolare inglese viene sottoposta al trattamento di Brooks, con Cary Elwes nella calzamaglia di Robin Hood, Dave Chappelle al suo debutto cinematografico nei panni del compagno d’avventure del fuorilegge e una bizzarra deviazione in stile Il Padrino, con Dom DeLuise intento ad accarezzare una lucertola. Le risate arrivano rapide, facili e demenziali, ma alcune colpiscono perfettamente il bersaglio.

7. L’ultima follia di Mel Brooks (Silent Movie, 1976)

Con le didascalie al posto dei dialoghi e una colonna sonora composta esclusivamente da musica ed effetti sonori, la commedia metacinematografica di Brooks — in cui interpreta un regista hollywoodiano che cerca di realizzare un film muto — è quasi sperimentale.

6. Mezzogiorno e mezzo di fuoco (Blazing Saddles, 1974)

Questa folle e caotica parodia western consacrò Brooks come il degno erede della comicità surreale e anarchica. Cleavon Little interpreta uno sceriffo afroamericano che, in una delle trovate più assurde del film, finisce per prendere sé stesso in ostaggio. Madeline Kahn regala una memorabile imitazione di Marlene Dietrich, mentre la celebre gag dei cowboy che soffrono di flatulenza è entrata di diritto nella storia.

5. Alta tensione (High Anxiety, 1977)

Brooks è il direttore del Psycho-Neurotic Institute for the Very, Very Nervous, un uomo acrofobico che viene incastrato per omicidio, tormentato dai piccioni e messo alle strette sotto la doccia in questa geniale parodia hitchcockiana.

4. Il mistero delle dodici sedie (The Twelve Chairs, 1970)

Nella Russia sovietica, intorno al 1927, un ex aristocratico, un truffatore e un prete si mettono alla ricerca di una sedia scomparsa imbottita di gioielli. Il secondo film di Brooks, tratto da un celebre romanzo russo, con Frank Langella al ruolo nel suo debutto cinematografico.

3. Per favore, non toccate le vecchiette (The Producers, 1968)

Un impresario fallito di Broadway (Zero Mostel) e un nevrotico commercialista (Gene Wilder), escogitano un piano per arricchirsi mettendo in scena quello che dovrebbe essere il peggior musical di sempre: Primavera di Hitler. Al suo esordio alla regia, Brooks abbatte ogni barriera del buon gusto, celebrando il mondo dello spettacolo, giocando con caricature di ebrei e omosessuali, ridicolizzando i nazisti e ottenendo poi enormi guadagni dalla fortunata trasposizione in musical teatrale del film.

2. Balle spaziali (Spaceballs, 1987)

Questa parodia di Star Wars arrivò con dieci anni di ritardo, ma oggi sembra più divertente di molti dei sequel e degli spin-off ufficiali della saga. Il livello di comicità si può già intuire dai nomi dei personaggi, come Dark Helmet, Dot Matrix e Yogurt, ma il cast (che comprende anche Rick Moranis, Bill Pullman e John Candy) si presta a qualsiasi follia, e il film contiene alcune trovate postmoderne davvero geniali.

  1. Frankenstein Junior (Young Frankenstein, 1974)

Oggi siamo più lontani dall’uscita dell’affettuoso omaggio di Brooks di quanto quel film fosse distante dai classici horror della Universal che ne hanno ispirato la parodia. Eppure, Frankenstein Junior conserva intatta la sua magia: un capolavoro comico pieno di momenti indimenticabili. È impossibile citarli tutti, ma meritano una menzione il mostro di Peter Boyle con la sua iconica cerniera lampo che si esibisce in “Puttin’ on the Ritz”, l’esilarante eremita cieco interpretato da Gene Hackman, il surreale “cervello di Abby Normal” e soprattutto il perfetto equilibrio tra follia e umanità creato da Gene Wilder, straordinario nei panni del dottor Frederick Frankenstein. Al suo fianco, Marty Feldman regala una delle interpretazioni comiche più memorabili della storia del cinema nel ruolo di Igor, trasformando ogni gesto e ogni espressione in una gag irresistibile.

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