Toy Story 5 porta qualcosa di nuovo nel franchise Disney Pixar, ma racconta comunque una storia familiare per i fan della serie dedicata agli iconici giocattoli animati.
Diretto da Andrew Stanton, il nuovo capitolo sposta il focus su Jessie, la cowgirl interpretata da Joan Cusack e celebrata nella nuova canzone di Taylor Swift, che diventa il personaggio centrale dell’avventura. La trama mette i balocchi di fronte a una nuova sfida legata al rapporto tra infanzia e tecnologia. Woody, Buzz e compagnia bella devono infatti confrontarsi con Lilypad, un tablet che rappresenta una minaccia molto diversa rispetto ai classici antagonisti del passato.
Nel primo film di Toy Story, i giocattoli di Andy vedono una minaccia in un nuovo giocattolo elettronico, Buzz Lightyear, che è in grado di parlare e che, cosa piuttosto irritante, crede di essere un vero Space Ranger. Tuttavia, i giocattoli capiscono presto che Buzz è uno di loro e collaborano per offrire ad Andy quell’infanzia che tutti i bambini meritano.
L’antagonista di Toy Story 5 sembra destinato a distinguersi nettamente dai villain che hanno caratterizzato i precedenti capitoli della saga. Questa volta, infatti, la minaccia non è un nuovo giocattolo o un personaggio in cerca di riscatto, ma la tecnologia stessa. Al centro della storia ci sarebbe il tablet e l’impatto che il tempo trascorso davanti agli schermi sta avendo sul modo in cui i bambini giocano e si divertono.
Invece di immergersi nel mondo dell’immaginazione insieme ai loro giocattoli, molti bambini preferiscono trascorrere ore davanti a uno schermo, tra video, app e videogiochi. Un cambiamento che rischia di relegare i giocattoli tradizionali a un ruolo sempre più marginale.
È proprio da questa riflessione che nasce il concetto di tech anxiety, ovvero la preoccupazione per gli effetti che la tecnologia può avere sulle abitudini, sulle relazioni e sulla creatività delle nuove generazioni. Si tratta di un tema già affrontato più volte dal cinema, che nel corso degli anni ha raccontato i timori legati all’avanzata tecnologica attraverso scenari dominati da intelligenze artificiali fuori controllo, multinazionali onnipotenti, robot pericolosi e un mondo sempre più dipendente dal digitale.
Ecco, dunque, 10 film d’animazione che hanno esplorato le paure della tecnologia prima di Toy Story 5: da Ralph spacca internet a I Mitchell contro le macchine.
Il Gigante di Ferro (1999)
Il classico diretto da Brad Bird affronta il tema della paura legata alla tecnologia attraverso un enorme robot extraterrestre. Il Gigante di Ferro, inizialmente visto come una possibile minaccia, deve combattere contro la propria programmazione distruttiva per scegliere la pace e dimostrare di poter essere un eroe. Il film riflette sul timore che la tecnologia possa essere trasformata in un’arma, mostrando come spesso sia l’uomo, attraverso paura e ambizione militare, a renderla pericolosa.
Robots (2005)
Da Blue Sky Studios con la regia di Chris Wedge (L’era Glaciale), il film racconta una società composta interamente da robot, dove il potere aziendale impone aggiornamenti costosi e considera obsolete le macchine più vecchie. Attraverso il personaggio di Bigweld, la storia difende invece il valore dell’individualità e l’idea che ogni robot, indipendentemente dal proprio aspetto, possa avere un ruolo importante.
Ralph spacca Internet (2018)
Il sequel di Ralph Spaccatutto e porta la storia del protagonista dal mondo dei videogiochi a quello di Internet, esplorando le nuove paure legate alla tecnologia. Ralph e Vanellope si avventurano nella rete per trovare un pezzo necessario a riparare il videogioco Sugar Rush, ma il viaggio li mette di fronte ai rischi del mondo digitale. Attraverso un virus che nasce dalle insicurezze di Ralph e si diffonde online, il film affronta temi come la tossicità dei social network, la dipendenza dalla popolarità e il lato oscuro delle interazioni in rete.
9 (2009)
Dal regista Shane Acker, un film d’animazione fantascientifico ambientato in un mondo post-apocalittico dove le macchine hanno sterminato l’umanità. La storia ruota attorno a una potente intelligenza artificiale che si ribella ai suoi creatori e decide di eliminare ogni forma di vita sulla Terra. Gli unici a opporsi sono dei piccoli pupazzi di stoffa animati, che custodiscono frammenti dell’anima del loro creatore e rappresentano l’ultima speranza per salvare il pianeta.
Ron – Un amico fuori programma (2021)
Il film racconta un mondo dominato dalla tecnologia, dove l’azienda Bubble vende robot-compagni digitali chiamati B-Bot, progettati per essere i migliori amici dei bambini. Il film usa questi dispositivi per criticare smartphone, social network e il modo in cui la tecnologia raccoglie dati, influenza i comportamenti e crea dipendenza dalla validazione online. Attraverso un B-Bot difettoso che non segue gli stessi algoritmi degli altri, la storia suggerisce che il problema non sia la tecnologia in sé, ma il suo uso come strumento di controllo e sorveglianza.
WALL-E (2008)
Il capolavoro Pixar è una delle riflessioni più brillanti sull’ansia tecnologica. In un futuro in cui la Terra è stata abbandonata a causa del consumismo sfrenato e dell’avidità delle grandi aziende, il piccolo robot WALL-E è rimasto l’unico custode del pianeta, intento a raccogliere rifiuti e a ripulire ciò che l’umanità ha distrutto. Con pochissimi dialoghi e una narrazione affidata soprattutto alle immagini iconiche e ai gesti dei robot, il film racconta una storia sorprendentemente profonda: la vera minaccia non è la tecnologia in sé, ma il modo in cui gli esseri umani hanno lasciato che prendesse il controllo delle loro vite. A bordo di una gigantesca astronave, i sopravvissuti sono diventati completamente dipendenti dai dispositivi tecnologici, incapaci persino di muoversi autonomamente. Quando l’intelligenza artificiale della nave cerca di impedire il ritorno sulla Terra, WALL-E lancia un avvertimento ancora attuale: una tecnologia creata per servirci può diventare un problema quando smettiamo di controllarla.
Astro Boy (2009)
Ispirato al manga di Osamu Tezuka, racconta la storia di uno scienziato che crea un robot con i ricordi del figlio morto, esplorando il confine tra uomo e macchina. Attraverso il robot militare Peacekeeper, la storia riflette sulla paura dell’intelligenza artificiale usata come arma e sul fatto che la tecnologia dipenda dalle intenzioni di chi la utilizza.
Animatrix (2003)
Matrix è uno dei film più rappresentativi sull’ansia tecnologica, immaginando un futuro in cui le macchine hanno conquistato l’umanità e la tengono prigioniera in una realtà virtuale. L’universo della saga è stato ampliato anche da The Animatrix, una raccolta di cortometraggi animati tra cui The Second Renaissance, che racconta la nascita dei robot senzienti e il conflitto con gli esseri umani.
Il capolavoro DreamWorks, per la regia di Chris Sanders, affronta l’ansia high tech mettendo in contrasto tecnologia e natura. La storia segue un robot di servizio che, dopo un naufragio su un’isola, sviluppa un legame con gli animali e diventa il genitore adottivo di un piccolo papero rimasto orfano. Il film mostra come la tecnologia possa essere positiva se libera dal controllo aziendale, criticando le aziende che la utilizzano per profitto invece che per il bene delle persone.
I Mitchell contro le Macchine (2021)
Il film Netflix affronta direttamente il tema dell’ansia tecnologica attraverso il rapporto tra una famiglia e il mondo digitale. La storia mostra il divario generazionale tra padre e figlia, con la tecnologia e i social che diventano un punto di distanza ma anche di incomprensione. Quando un’intelligenza artificiale tenta di conquistare il mondo, i Mitchell devono superare le loro paure verso la tecnologia e imparare a collaborare per salvare l’umanità.
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