La produzione maledetta di The Omen è terrificante quanto il film stesso

Che cosa accomuna The Omen, L’esorcista, Poltergeist, Il corvo e Rosemary’s Baby? Tutte queste produzioni sarebbero state funestate da eventi inquietanti, incidenti inspiegabili e coincidenze talmente singolari da far guadagnare loro la fama di «film maledetti».

Per molti si tratta soltanto di una successione di tragiche casualità. Eppure, il numero e la natura di alcuni episodi continuano a suscitare interrogativi e ad alimentare il mito. È in questo contesto che si inserisce The Omen (Il presagio), uno degli horror più iconici di sempre, un film incentrato sulla nascita dell’Anticristo e circondato, fin dalla sua realizzazione, da una lunga serie di eventi oscuri che hanno contribuito a consolidarne la leggenda.

Tratto dall’omonimo romanzo di David Seltzer, il cult di Richard Donner arrivò nelle sale esattamente 50 anni fa, il 6 giugno 1976. Grazie al suo enorme successo di pubblico e critica, The Omen generò una delle saghe più longeve e popolari del cinema horror.

La trama del film è relativamente semplice: Gregory Peck interpreta Robert Thorn, un diplomatico statunitense di stanza a Roma che, d’accordo con la moglie Katherine (Lee Remick), adotta in segreto il piccolo Damien (Harvey Stephens) dopo una tragedia familiare. Con il passare degli anni, però, il bambino si rivela essere l’Anticristo e la sua presenza sembra attirare una scia di morti violente, eventi inquietanti e sciagure che sconvolgono chiunque gli stia intorno.

Ma siamo pur sempre a Hollywood, verrebbe da dire. Eppure, il numero impressionante e la natura sorprendentemente singolare degli episodi verificatisi dietro le quinte di questo film diabolico sono tali da far vacillare anche gli scettici più irriducibili e da far nascere, per un istante, la tentazione di procurarsi un crocifisso il prima possibile.

Cosa è successo sul set di The Omen?

La “maledizione” di The Omen avrebbe avuto inizio nel settembre del 1975. Gregory Peck stava volando verso Londra quando il suo aereo fu colpito da un fulmine. Un episodio singolare, ma non impossibile. Poche settimane dopo, un evento simile coinvolse anche il produttore esecutivo Mace Neufeld, il cui volo diretto a Los Angeles venne anch’esso colpito da un fulmine. A stretto giro toccò allo sceneggiatore e autore del romanzo David Seltzer, mentre durante le riprese a Roma un fulmine sfiorò il produttore Harvey Bernhard. Quattro episodi analoghi, accaduti a persone diverse ma tutte legate allo stesso progetto: una coincidenza quantomeno inquietante.

E non finisce qui. Accanto ai fulmini, si aggiunse anche una tragedia aerea ancora più grave. Una scena d’azione del film venne rimandata, rendendo inizialmente non necessario il volo previsto per Gregory Peck su un jet privato. Il giorno seguente arrivò la notizia: l’aereo, colpito da uno stormo di uccelli, era precipitato, causando la morte di tutti i passeggeri a bordo. Non solo: durante la caduta, il velivolo si schiantò anche contro un’auto in transito, uccidendo tutti gli occupanti. A bordo dell’auto si trovavano la moglie e i due figli del pilota.

Il produttore e il regista scampati per pelo agli attentati

All’epoca delle riprese, Londra era purtroppo scossa da una serie di attentati dell’IRA, rendendo episodi di questo tipo tutt’altro che rari. Tuttavia, ciò che colpì l’attenzione furono due coincidenze particolarmente inquietanti che sembrarono coinvolgere ancora una volta persone legate alla produzione del film.

Mace Neufeld, già scosso dopo l’incidente aereo in cui il suo volo era stato colpito da un fulmine, aveva programmato una cena in un ristorante della zona. Il locale, però, non era più accessibile: un’esplosione lo aveva appena distrutto. Poco dopo la fine delle riprese, anche l’hotel in cui aveva soggiornato il regista Richard Donner fu colpito da un attentato.

Gli incidenti sul set con gli animali

I Rottweiler impiegati per interpretare i “cani infernali” si sarebbero più volte dimostrati difficili da controllare, arrivando in alcuni casi ad attaccare i propri addestratori. In un episodio, lo stuntman Terry Walsh rimase ferito nonostante tutte le precauzioni adottate sul set.

Particolarmente intensa è anche la celebre scena ambientata nel parco safari, in cui Kathy Thorn e il piccolo Damien vengono improvvisamente assaliti da un gruppo di babbuini. La sequenza è resa ancora più realistica dalla reazione terrorizzata dell’attrice: non semplice recitazione, ma autentico panico, poiché gli animali si rivelarono realmente aggressivi.

Il giorno seguente le riprese di quella scena, un guardiano dello zoo perse la vita dopo essere stato attaccato da un leone (in alcune ricostruzioni si parla di una tigre, ma il dettaglio varia a seconda delle fonti).

Una tragica morte rispecchia la trama di The Omen

L’evento più tragico associato alla “maledizione” di The Omen avrebbe coinvolto Liz Moore, fidanzata e assistente di John Richardson, lo specialista degli effetti speciali del film. I due si trovavano in Belgio sul set del film Quell’ultimo ponte quando furono coinvolti in un grave incidente. Richardson riportò ferite lievi, mentre la Moore perse la vita in circostanze particolarmente drammatiche.

A rendere l’episodio ancora più inquietante fu il modo in cui avvenne: secondo le ricostruzioni, la donna sarebbe stata decapitata da uno pneumatico schizzato contro il veicolo dopo lo schianto. Un dettaglio già di per sé sconvolgente, che molti hanno poi collegato a un macabro parallelismo con il film stesso. In una delle scene più celebri, infatti, il fotografo Keith Jennings (David Warner), che aiuta Robert Thorn nelle sue indagini sulle origini di Damien, muore decapitato quando una lastra di vetro si stacca da un camion in transito.

A questo si aggiunge un ulteriore elemento che ha alimentato il mito: l’incidente sarebbe avvenuto il 13 agosto 1976, un venerdì, nei pressi di un cartello che indicava la distanza di 66,6 chilometri dalla città di Ommen.

Gli incidenti continuano ad affliggere The Omen

Nel corso degli anni, la “maledizione” di The Omen avrebbe continuato a manifestarsi anche oltre la trilogia originale, estendendosi fino al XXI secolo e ai suoi remake e documentari.

Nel 2005, durante la realizzazione di un documentario sulla maledizione, il produttore Alan Tyler avrebbe segnalato come due troupe diverse, in luoghi differenti, si fossero imbattute negli stessi problemi tecnici durante le riprese, un dettaglio che alcuni hanno interpretato come una strana coincidenza.

L’anno successivo, con il remake del 2006, si sarebbero verificati ulteriori episodi: la morte improvvisa del fratello dell’attore Pete Postlethwaite, avvenuta poco dopo una partita a poker, e la distruzione di circa 4.100 metri di pellicola durante lo sviluppo di una scena cruciale con Liev Schreiber.

Anche il prequel Omen – L’origine del presagio è stato associato a eventi inquietanti. Il regista ha raccontato di aver percepito una sensazione insolita durante le riprese in una piazza, poi identificata come “6-6-6” nella sua circonferenza. L’attrice Nell Tiger Free ha inoltre riferito un episodio sul set in cui un crocifisso indossato dall’attore Ralph Ineson si sarebbe spezzato improvvisamente durante una scena intensa.

A questo punto, anche per i più scettici, la domanda restava aperta: semplice coincidenza o qualcosa di più inquietante?

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