Miley Cyrus torna a far parlare di sé, ma stavolta non soltanto per la sua musica. Con Bass Persuades, il suo decimo album in studio, pubblicato il 18 settembre 2026, la popstar americana inaugura un nuovo capitolo della sua carriera, cercando di conciliare le diverse anime che l’hanno resa una delle artiste più camaleontiche del pop contemporaneo. Il risultato? Un disco che oscilla tra dance, elettronica, synth-pop e ballate, ma che ha diviso la critica internazionale e acceso una polemica destinata a far discutere: il presunto plagio di Amanda Lear.
A puntare il dito contro Miley è proprio l’icona della disco music, che accusa la cantante di aver ripreso melodia e ritmo di The Sphinx, brano del 1978, per realizzare Redlights, sesta traccia del nuovo album. Una vicenda che rischia di trasformarsi in una controversia legale e che arriva in un momento in cui Cyrus è già al centro di un acceso dibattito sulla direzione artistica intrapresa.
Bass Persuades: Miley Cyrus convince a metà
Dopo le atmosfere psichedeliche e sperimentali di Something Beautiful, Miley sceglie con Bass Persuades un approccio più diretto, con dieci tracce che strizzano l’occhio alle piste da ballo e alle sonorità elettroniche. Un ritorno a un pop più accessibile, senza rinunciare a contaminazioni e cambi di registro, che per alcuni recensori rappresenta un segnale di maturità, mentre per altri è un’occasione mancata.
Pitchfork, che ha assegnato all’album un 5,3 su 10, parla di un lavoro poco ispirato e già datato al momento dell’uscita, sottolineando come la cantante sembri aver perso parte di quell’irriverenza che aveva caratterizzato le sue svolte più coraggiose. Anche Slant Magazine mette in evidenza la mancanza di coesione del disco: i repentini cambi di genere e atmosfera non permetterebbero all’ascoltatore di individuare una visione artistica precisa. Il risultato è un pop che, pur facendo muovere il corpo, non sempre riesce a sorprendere.
Di tutt’altro avviso è NME, che riconosce a Miley una maggiore sicurezza e la capacità di sentirsi finalmente a proprio agio nella sua identità artistica. L’album viene descritto come più essenziale e immediato rispetto al precedente, con una maggiore attenzione alla dimensione dancefloor, pur mantenendo quella vena eccentrica che contraddistingue la cantante. Una Miley che non sente più il bisogno di giustificare le proprie trasformazioni.
Tra i brani che emergono ci sono Different Religion, con la partecipazione dei Model/Actriz, Aftermath e Redlights, quest’ultima diventata suo malgrado il centro di una controversia. La critica, tuttavia, resta divisa: se da una parte viene riconosciuta la versatilità vocale della popstar, dall’altra si rimprovera al disco di guardare troppo al passato, senza riuscire a trasformare le influenze in un linguaggio davvero personale.
Amanda Lear accusa Miley di plagio: «O troviamo un accordo o si va in tribunale»
La musica, però, non è l’unico argomento al centro delle discussioni. A poche ore dall’uscita di Bass Persuades, Amanda Lear ha pubblicato sui social un messaggio ironico, ma tutt’altro che conciliante, rivolto direttamente a Miley Cyrus: «Grazie per aver copiato la mia canzone The Sphinx. Ne sono lusingata». Un post accompagnato dagli hashtag #ripoff e #copycat, che ha immediatamente acceso il dibattito tra i fan delle due artiste.
Secondo Lear, Redlights presenterebbe somiglianze evidenti con il suo brano del 1978, contenuto nell’album Never Trust a Pretty Face. L’artista ha raccontato a Le Parisien di essere stata avvertita inizialmente da alcuni fan, che le avevano segnalato le analogie tra le due canzoni. Dopo averle ascoltate e confrontate, avrebbe coinvolto il proprio produttore e la casa discografica, che, secondo quanto riferito dalla cantante, avrebbero riconosciuto elementi riconducibili a un plagio.
«È la stessa melodia, la stessa ritmica», ha dichiarato Lear, che non nasconde il proprio disappunto. The Sphinx, infatti, è una canzone a cui è particolarmente legata, tanto da considerarla una delle più rappresentative della propria carriera. L’artista ha inoltre sostenuto che Miley conoscesse già il brano e ha ricordato che la popstar lo avrebbe inserito nella propria playlist su Spotify.
Amanda Lear non esclude di arrivare alle vie legali, ma lascia aperta la possibilità di una soluzione extragiudiziale. «O troviamo un accordo o si va in tribunale», ha dichiarato, ipotizzando anche la possibilità di un riconoscimento ufficiale nei crediti di Redlights.
Al momento, nei crediti del brano figurano Miley Cyrus e Michael Pollack come autori, mentre la produzione è firmata dalla cantante insieme a Kid Harpoon e Maxx Morando. Non risultano accreditati né Amanda Lear né Anthony Monn, compositore di The Sphinx. L’accusa resta, per ora, una contestazione pubblica: non risulta una causa formalmente avviata e Miley Cyrus non ha ancora rilasciato dichiarazioni in merito.
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