Apocalypto storia vs. realtà: quanto è accurato l’epico film di Mel Gibson?

Nel 2006 Mel Gibson porta il pubblico nel cuore di un’antica Mesoamerica sull’orlo del collasso. Girato interamente in lingua maya yucateca e caratterizzato da sacrifici umani, imponenti piramidi e una lunga e spietata fuga nella giungla, Apocalypto è ancora oggi uno dei film storici più ambiziosi e visivamente spettacolari mai realizzati. Ma quanto c’è di vero nella pellicola? E dove, invece, la Hollywood di Gibson prende il sopravvento sulla storia?

Cosa Apocalypto racconta correttamente

Lo splendore delle città Maya

Uno dei meriti di Gibson è senza dubbio quello di aver restituito sullo schermo la grandiosità dei centri urbani Maya. La grande città mostrata nel film, con le sue piramidi a gradoni, i templi dipinti, i mercati affollati e le decorazioni murali, trova infatti riscontro nelle testimonianze archeologiche.

I Maya realizzarono monumenti di dimensioni straordinarie e svilupparono città che potevano ospitare decine di migliaia di abitanti. Anche molti dettagli dell’abbigliamento e dell’aspetto dei personaggi – dai gioielli in giada ai sontuosi copricapi, passando per il body painting e i tatuaggi – sono compatibili con i reperti archeologici e con le testimonianze del periodo coloniale.

La sequenza in cui Zampa di Giaguaro entra per la prima volta nella grande città restituisce inoltre, con notevole efficacia, il senso di spaesamento e di sovraccarico sensoriale che un abitante di una piccola comunità avrebbe potuto provare di fronte a un centro urbano di quelle dimensioni.

I sacrifici umani erano reali

Sì, i Maya praticavano sacrifici umani. Non si tratta soltanto di una rappresentazione derivata dalle cronache dei conquistadores: numerosi ritrovamenti archeologici documentano infatti pratiche rituali che comprendevano l’uccisione di esseri umani.

Resti umani, fosse comuni, rappresentazioni pittoriche e iscrizioni testimoniano l’esistenza del sacrificio, anche se modalità e significato variarono molto nel corso dei secoli e da una regione all’altra.

Anche l’estrazione del cuore, associata soprattutto nell’immaginario popolare agli Aztechi, non era estranea al mondo Maya. Nei cenote dello Yucatán, per esempio, sono stati rinvenuti resti umani compatibili con pratiche rituali e sacrificali.

Il collasso ambientale

Anche lo scenario di degrado ambientale che fa da sfondo al film non è completamente frutto dell’immaginazione. Deforestazione, sfruttamento intensivo delle risorse e impoverimento dei terreni sono tra i fattori presi in considerazione dagli studiosi per spiegare il declino di diversi grandi centri Maya durante il periodo Classico terminale, tra l’VIII e il X secolo.

Non esiste però una singola spiegazione del collasso della civiltà Maya: il cambiamento climatico, le guerre, le crisi politiche e i problemi ambientali vengono generalmente considerati parte di un fenomeno molto più complesso.

La scelta della lingua Maya

Girare Apocalypto interamente in maya yucateco è stata una scelta insolita e, sotto molti aspetti, coraggiosa. La lingua utilizzata nel film è una forma moderna e non coincide perfettamente con le varietà parlate dagli antichi Maya, ma l’uso di una lingua indigena al posto dell’inglese o dello spagnolo contribuisce a creare un senso di immersione raro nei kolossal storici hollywoodiani.

Cosa Apocalypto racconta male

Una cronologia impossibile

È soprattutto sul piano cronologico che il film presenta le maggiori libertà storiche. Apocalypto mescola infatti elementi appartenenti a epoche differenti della storia mesoamericana.

Le grandi città e i monumentali complessi architettonici mostrati nella pellicola rimandano soprattutto al periodo Classico Maya, compreso indicativamente tra il 250 e il 900 d.C. L’arrivo degli spagnoli, invece, appartiene a un’epoca molto più tarda.

Il film sembra quindi condensare in un’unica vicenda diversi secoli di storia: il periodo di massimo splendore delle grandi città, la crisi della civiltà Maya e l’arrivo dei conquistadores vengono accostati come se fossero eventi consecutivi. Storicamente, non lo sono.

Maya e Aztechi non sono la stessa cosa

Un’altra delle principali critiche rivolte al film riguarda la rappresentazione dei sacrifici umani. Alcune sequenze sembrano infatti avvicinarsi maggiormente all’immaginario legato ai sacrifici praticati dagli Aztechi che alle testimonianze disponibili sulle società Maya.

Gli Aztechi vivevano nell’area del Messico centrale, molto lontano dal cuore della civiltà Maya, e svilupparono pratiche sacrificali di dimensioni particolarmente impressionanti. Anche i Maya praticavano sacrifici umani, ma le modalità e la scala del fenomeno erano differenti e non possono essere semplicemente sovrapposte a quelle azteche.

Alcuni dettagli della pellicola, come la vendita di mascelle umane come ornamenti, sembrano inoltre derivare più dall’immaginario e dalle testimonianze associate agli Aztechi che da solide evidenze archeologiche relative ai Maya.

Il mito di una civiltà selvaggia e decadente

Il problema più controverso di Apocalypto non riguarda soltanto le inesattezze cronologiche, ma il modo in cui la civiltà Maya viene rappresentata.

Gibson costruisce una società dominata dalla violenza, dalla paura e dal sacrificio, contrapponendola a una comunità della giungla apparentemente più pura e incontaminata. Una visione che rischia di trasformare la storia dei Maya nella parabola di una civiltà corrotta che, in qualche modo, è destinata a scomparire.

La realtà è molto più complessa. I Maya svilupparono uno dei sistemi culturali più sofisticati dell’America precolombiana: elaborarono una complessa forma di scrittura, straordinari sistemi matematici e calendari estremamente accurati, oltre a notevoli conoscenze astronomiche e architettoniche.

Raccontare questa civiltà quasi esclusivamente attraverso la violenza significa quindi lasciare fuori una parte fondamentale della sua storia.

Quei villaggi isolati sono soprattutto una costruzione cinematografica

Anche la comunità nella giungla mostrata all’inizio del film è difficilmente riconducibile alla realtà storica rappresentata dalla pellicola.

L’immagine di un piccolo gruppo di abitanti completamente isolato, estraneo alle grandi reti politiche ed economiche della regione, serve soprattutto alla narrazione: da una parte c’è la comunità rurale, pacifica e legata alla natura; dall’altra la grande città, caotica e corrotta.

Le società Maya erano però molto più articolate. Esistevano comunità rurali, città, reti commerciali e strutture politiche interconnesse. La netta contrapposizione tra «uomini della giungla» e «abitanti della città» è quindi soprattutto un espediente narrativo.

L’arrivo degli spagnoli

Il finale è forse l’elemento storicamente più problematico. Dopo la fuga di Zampa di Giaguaro, il protagonista e la sua compagna scorgono infatti le navi spagnole all’orizzonte. La scena suggerisce l’imminente arrivo di una nuova era, quasi che i conquistadores rappresentino l’avvento di una civiltà diversa.

Ma la storia racconta qualcosa di molto più drammatico.

Innanzitutto, l’arrivo degli spagnoli non segue immediatamente gli eventi rappresentati nel film: tra la crisi dei grandi centri Maya e la conquista spagnola trascorsero secoli. Inoltre, presentare l’arrivo degli europei come una sorta di possibile salvezza cancella le conseguenze devastanti della colonizzazione.

Guerre, sfruttamento, schiavitù e soprattutto malattie introdotte dagli europei provocarono un crollo demografico catastrofico tra le popolazioni indigene delle Americhe. Le stime sulla perdita di popolazione variano a seconda delle aree e dei periodi considerati, ma il declino fu nell’ordine di grandezza di una parte enorme della popolazione indigena.

Quindi, quanto è accurato Apocalypto?

Apocalypto è più convincente come immersione cinematografica nel mondo Maya che come ricostruzione storica rigorosa. Gibson utilizza elementi autentici – dall’architettura ai rituali, dall’abbigliamento alla lingua – ma li combina liberamente, mescolando epoche, tradizioni e caratteristiche appartenenti a differenti società mesoamericane.

Il risultato è un film spettacolare e viscerale, capace di restituire la potenza visiva di una civiltà straordinaria, ma non una fotografia fedele della sua storia.

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