Ti è piaciuto Hamnet? Allora, devi recuperare uno dei migliori classici di sempre tratti dalla tragedia di Shakespeare

Approda nelle sale italiane Hamnet, il dramma in costume di Chloé Zhao, prima donna asiatica a vincere il Premio Oscar per la Miglior Regia grazie a Nomadland.

Il film è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Maggie O’Farrell, bestseller internazionale, e si concentra su un capitolo poco esplorato della vita di William Shakespeare: la morte del figlio Hamnet, evento che avrebbe profondamente influenzato la scrittura di Amleto. Lontano dal classico biopic letterario, Hamnet sceglie di raccontare la tragedia dal punto di vista della famiglia, in particolare della moglie dello scrittore, Agnes.

In corsa per 8 Academy Awards (tra cui miglior titolo, miglior sceneggiatura non originale e attrice protagonista), il film vede protagonisti Paul Mescal e Jessie Buckley in odore di statuetta.

Con Hamnet, Chloé Zhao invita lo spettatore a entrare nel cuore del lutto che ha dato origine a una delle tragedie più celebri del Bardo di Stratford. Ma per chi preferisce la tragedia in versione più spettacolare, sensuale e decisamente cinematografica, è forse arrivato il momento di tornare all’Hamlet firmato e interpretato da Kenneth Branagh nel 1996. Quattro ore piene. Nessun taglio. Girato in 70mm, con una definizione così incisiva da sembrare quasi un colpo secco a ogni verso.

L’opera di Branagh è un Hamlet smisurato per ambizione e scala, attraversato da un’angoscia solenne che solo scenografie e spazi degni di un palazzo settecentesco potevano sostenere. Al centro della scena c’è Branagh stesso: chioma bionda, sguardo cupo, presenza magnetica, capace di affrontare ogni monologo con lucidità intellettuale, furore emotivo e quella dose di carisma che qualcuno ha ribattezzato con ironia Big Dane Energy. Il suo principe di Danimarca si muove per i corridoi di Elsinore tra duelli, tensioni incandescenti e crisi interiori così intense da risvegliare nello spettatore il pensiero più pericoloso di tutti: “forse posso salvarlo io”.

Shakespeare, ma con il turbo

Per chi non apre Shakespeare dai tempi del liceo, la trama resta quella classica: un giovane principe scivola nella paranoia e nella follia mentre cerca di vendicare l’assassinio del padre. Il principale sospettato è lo zio Claudio, che non solo ha usurpato il trono, ma ha anche sposato la madre di Amleto, la regina Gertrude. Tra sospetti, finzione e verità, il protagonista finge la pazzia per smascherare il colpevole, mentre attorno a lui la corte si disgrega.

In qualità di regista, Branagh trasforma il dramma in uno spettacolo teatrale dorato, riuscendo nell’impresa di domare una delle sceneggiature più dense della storia della letteratura e renderla sorprendentemente adrenalinica. Apparizioni spettrali, nozze surreali sommerse di coriandoli e un duello finale degno di un blockbuster moderno si susseguono senza tregua, sostenuti da un cast stellare che include Derek Jacobi, Julie Christie, Kate Winslet e Judi Dench. Il risultato è un’esperienza intensa, quasi eccessiva, ma volutamente tale.

Perché rivederlo oggi

Se Hamnet vi ha colpiti per il suo ritratto intimo del lutto, il Hamlet di Branagh è il passo successivo naturale: prende gli stessi temi — dolore, perdita, famiglia — e li amplifica fino all’eccesso. È un’esperienza totalizzante, impegnativa ma gratificante, che dimostra come teatro e cinema possano fondersi in qualcosa di davvero memorabile.

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