La regista norvegese Emilie Blichfeldt mette il “boo” in “Bibbidi Bobbidi Boo” con una sorprendente reinterpretazione della fiaba di Cenerentola, trasformandola in un incubo gotico che infilza gli standard di bellezza femminili irraggiungibili. Con il suo debutto cinematografico, Blichfeldt firma una versione revisionista e body horror della celebre leggenda, sontuosamente realizzata nei costumi e nella scenografia.
Il film mescola suggestioni da David Cronenberg e Walerian Borowczyk, con inevitabili echi di Carrie e Alien. In una scena, si percepisce persino un sottile rimando a Picnic at Hanging Rock. Il risultato è una visione deliziosamente estrema della storia di Cenerentola, completa di nasi rotti, dita mozzate e altri dettagli cruenti degni dei Fratelli Grimm.
La vedova Rebekka (Ane Dahl Torp) risposa un ricco uomo nella Mitteleuropa del XIX secolo, ma lo uccide accidentalmente il giorno delle nozze. Rimasta senza soldi, vive con la figlia Elvira (Lea Myren), la sorellina Alma e la figliastra Agnes (Thea Sofie Loch Naess), bella e sprezzante. Ossessionata dall’idea di far sposare Elvira con il principe Giuliano, Rebekka spende tutto in dolorosi trattamenti estetici per trasformarla, lasciando il cadavere del marito a marcire in casa. Elvira, tormentata dall’insicurezza, assume un intruglio per frenare la fame, scatenando una serie di conseguenze terribili.
In modo arguto, Blichfeldt ribalta le aspettative su chi, tra le due giovani donne, sia davvero la “crudele sorellastra” e chi possieda la vera bellezza interiore. Rimane, come nella fiaba classica, un piccolo buco di trama nella scena della prova della scarpetta: dopotutto, è difficile credere che il Principe non riesca a riconoscere il volto del suo vero amore.










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