Un sequel di Ritorno al Futuro, l’iconico film di Robert Zemeckis, con era inevitabile. Una certezza dal momento in cui i dirigenti della Universal, facendo i conti, si accorsero che fanta-comedy temporale del 1985 aveva incassato 388,8 milioni di dollari con un budget ridotto di soli 19 milioni. Così nacque Ritorno al Futuro Parte II, che vide il ritorno sia di Michael J. Fox nel ruolo di Marty McFly che di Christopher Lloyd in quello dello scienziato pazzo Emmett L. “Doc” Brown. La strana coppia viaggia dal 1985 al 2015 per impedire al figlio di Marty di sabotare il futuro della famiglia McFly. Quando il loro acerrimo nemico Biff Tannen (Thomas F. Wilson) ruba la macchina del tempo DeLorean di Doc e la usa per alterare la storia a suo vantaggio, i due devono tornare al 1955 per ripristinare la linea temporale.
Tuttavia, il film non era affatto un progetto nato dalla passione. Zemeckis era troppo occupato a completare Chi ha incastrato Roger Rabbit per dedicarsi con molta attenzione al sequel, con la maggior parte del lavoro iniziale svolto dallo sceneggiatore Bob Gale. Fox era disponibile solo per girare la sera e nei fine settimana, essendo tutto il giorno impegnato sul set della stagione finale di Casa Keaton.
Con recensioni contrastanti, Ritorno al Futuro Parte II fu accusato dai critici di essere un “lavoro frettoloso”. Gli effetti speciali dell’Industrial Light & Magic furono l’eccezione, ammirati per essere all’avanguardia per l’epoca, anche se quel plauso non si tradusse in premi. Dal punto di vista commerciale, il film non fece tanto quanto speravano i dirigenti della Universal, incassando globalmente 332,5 milioni di dollari; un buon risultato, ma significativamente inferiore rispetto al suo predecessore.
Tuttavia, con il passare degli anni, Ritorno al Futuro Parte II è stato rivalutato. La sua reputazione è migliorata esponenzialmente con ogni nuova riedizione, tanto che ora viene comunemente considerato uno dei migliori sequel di tutti i tempi, accanto a Il Padrino Parte II, Terminator 2, Il Cavaliere Oscuro e Toy Story 2.
A favore del film ci sono stati alcuni sostenitori molto influenti, anche se improbabili. Il famoso astronomo americano Carl Sagan, per esempio, si meravigliò per il suo sofisticato uso delle linee temporali sovrapposte, arrivando a dire a Zemeckis e Gale che era “il miglior film mai realizzato sul concetto del viaggio nel tempo”. Ovviamente, più prezioso di qualsiasi approvazione scientifica è il fatto che il sequel è effettivamente un buon film. Continuando sulla scia del suo predecessore, Parte II combina slapstick e satira con nozioni incredibili sul tempo e sugli universi paralleli. È anche un film con un cuore, che parla di famiglia e relazioni. Nonché, un omaggio ai grandi classici di Hollywood; basti pensare che l’idea del «mondo alternativo peggiorato» (Marty che torna nel 1985 modificato dagli eventi passati) è un plateale omaggio a La vita è meravigliosa di Frank Capra. Ultimo ma non meno importante, la sceneggiatura di Gale e Zemeckis cha ha precorso le diverse tecnologie e trend di oggi.
Con il tempo, i fan hanno apprezzato quel che inizialmente veniva definito un “trama troppo complessa”. Mentre il primo film seguiva una struttura lineare (per quanto possibile, dato che si tratta di un film sui viaggi nel tempo), il seguito zigzagava tra epoche diverse. Oggi, però, quella fluidità è considerata ciò che rende il sequel così ricco e meravigliosamente strano.
Nel 1989, il finale a sorpresa causò molto scalpore tra il pubblico. Il film infatti si conclude con un cliffhanger seguito dal trailer del terzo capitolo, che prometteva agli spettatori dell’epoca l’imminente conclusione della saga. Ritorno al Futuro Parte III arrivò sul primo binario.









