Pinocchio di Guillermo Del Toro, tutto quello che c’è da sapere

Pinocchio di Guillermo del Toro arriva nelle sale, anticipando l’uscita su Netflix dove sarà disponibile dal 9 dicembre. Il musical fantasy in animazione stop-motion è, naturalmente, tratto dal classico di Carlo Collodi del 1883, già adattato ben 21 volte tra cinema e tv.

Il regista Premio Oscar per La forma dell’acqua lo ha co-diretto con il visionario claymator Mark Gustafson (Nel Fantastico mondo di Oz e Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson), firmando la sceneggiatura a quattro mani con Patrick McHale. Guy Davis e Curt Enderle hanno collaborato alle scenografie.

L’illustratore Gris Grimly ha creato il design originale del burattino di Pinocchio, raffigurandolo come un legno non finito. Lo studio Mackinnon and Saunders ha creato i pupazzi del film. Del Toro produce insieme alla Jim Henson Company e alla Pathé, con un budget di 35 milioni di dollari per più di 1000 giorni di lavoro.

Le musiche sono del compositore Premio Oscar Alexandre Desplat che ha lavorato a due film di Matteo Garrone (Reality e Il racconto dei racconti), regista dell’acclamato Pinocchio del 2019.

La voce di Pinocchio è di Gregory Mann, alla sua prima esperienza di doppiaggio. Ewan McGregor, invece, presta la voce al Grillo parlante mentre David Bradley è Geppetto. Ma sono tantissime le star di Hollywood che si sono prestate al doppiaggio, tra questi: Cate Blanchett, John Turturro, Tim Blake Nelson, Finn Wolfhard, Tilda Swinton e Christoph Waltz.

Pinocchio di Guillermo del Toro è uno dei film più intimi del regista messicano che sognava il burattino di legno fin dall’infanzia, quando vide per la prima volta la versione disneyana del 1940 con sua madre Guadalupe. Agli albori della sua carriera di cineasta, del Toro si occupava di stop-motion ed effetti speciali per il mondo della pubblicità.

Il progetto «Pinocchio», tuttavia, è sprofondato nell’inferno dello sviluppo per circa dieci anni. Oggi, Pinocchio secondo del Toro vede, finalmente, la luce e diventa una favola dark antifascista che chiude la trilogia insieme a La spina del Diavolo (2001) e Il Labirinto del Fauno (2006). Il regista messicano ha rivelato che il film fonde le storie di Pinocchio e Frankenstein.

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