Come Danny Boyle ha ridato vita ai Sex Pistols

Si chiama Pistol la miniserie targata FX diretta da Danny Boyle che racconta l’ascesa e il declino dei Sex Pistols. La band composta dal cantante Johnny Rotten, dal chitarrista Steve Jones, dal batterista Paul Cook e dal bassista Glen Matlock (poi sostituito da Sid Vicious) fondata nel 1975 a Londra e destinata a rivoluzionare la scena musicale, spalancando le porte al movimento punk. La miniserie in sei episodi racconta la breve ma esplosiva carriera dei Pistols, ricreando persino la loro famigerata intervista televisiva con Bill Grundy che scandalizzò la nazione.

Creato da Craig Pearce, lo show si basa sul libro di memorie scritto nel 2018 da Steve Jones, Lonely Boy: Tales From a Sex Pistol. Nel cast troviamo Toby Wallace (Steve Jones), Anson Boon (Johnny Rotten), Louis Partridge (Sid Vicious), Jacob Slater (Paul Cook), Christian Lees (Glen Matlock), Emma Appleton (Nancy Spungen, la compagna di Vicious). C’è poi anche la Arya Stark del Trono di Spade, Maisie Williams, nei panni della modella Pamela Rooke, nota come “la Regina del Punk”, collaboratrice stretta dei Pistols e musa di Vivienne Westwood.

Quando il regista di Trainspotting ha deciso di realizzare una miniserie sulle icone del punk aveva una condizione: gli attori dovevano suonare le canzoni per davvero. Niente sincronizzazione labiale né mimica. Ogni riff e ogni sillaba sarebbero stati catturati live sul palco, di fronte ad un pubblico, caotico e immacolato. Proprio come gli originali Sex Pistols.

Per trasformare il cast di attori prevalentemente sconosciuti in una vera band, Boyle ha chiesto e ricevuto un periodo di tre mesi: un arco di tempo quasi inaudito per uno show televisivo. Le prove musicali sono state supervisionate da Karl Hyde e Rick Smith della band dance degli Underworld. Per diventare Johnny Rotten, Boon ha studiato vecchi filmati, fotografie e interviste: «Ho dovuto sottopormi alla fisioterapia sulla mascella, a causa della pressione che si accumulava sulla mia faccia».

Johnny Rotten (cui vero nome è John Lydon) e gli altri membri del gruppo (Steve Jones, che è anche produttore della serie, Glen Matlock, Paul Cook e gli eredi di Sid Vicious) si sono fatti battaglia legale riguardo l’uso dei brani della band, vinta dai secondi. I superstiti hanno dato preziosi suggerimenti ai giovani attori che li interpretano sullo schermo. I personaggi più difficili da individuare sono stati Sid Vicious e Nancy Spungen, la cui relazione autodistruttiva e alimentata dalla droga si è conclusa in tragedia quando Spungen è stata trovata morta con ferite da taglio in un hotel di New York. Vicious morì di overdose quattro mesi dopo, in attesa del processo per il suo omicidio. Pistol si candida a diventare la nuova promessa di Disney Plus, che dopo il grande successo di Pam e Tommy. In Italia debutterà dal 7 settembre.

Durante la loro fulminea carriera, i Sex Pistols composero un solo album entrato nella leggenda: Never Mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols pubblicato 45 anni fa.

Quest’anno ricorre anche il 45° anniversario di God Save the Queen. Lanciato in occasione del Silver Jubilee, è diventato uno dei pezzi più controversi della storia del rock. Cancellata dai programmi della BBC, la canzone raggiunse la prima posizione nella NME chart, e la numero due nella classifica ufficiale del Regno Unito.

I Pistols comunque festeggiarono a modo loro, affittando una barca con l’intenzione di suonare la canzone sul fiume Tamigi, e passando davanti a Westminster e alla sede del Parlamento. L’evento si concluse nel caos quando la polizia fermò la barca, nonostante il gruppo fosse stato autorizzato a suonare in precedenza, arrestando i Pistols e molti collaboratori.

I Sex Pistols continuano a ‘celebrare’ a modo loro il Giubileo della Regina Elisabetta II che questa settimana festeggia i 70 anni sul trono. La punk band britannica, infatti, ha annunciato l’arrivo di una particolare moneta celebrativa dedicata a God Save The Queen.

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