Stand by Me, il dramma di formazione di Rob Reiner che quest’anno festeggia il suo 40º anniversario, fu un film importante sia per il regista sia per Stephen King, autore della novella da cui è tratto. Per Reiner dimostrò di saper andare oltre la commedia, mentre per lo scrittore del Maine fu una delle prime celebri trasposizioni lontane dall’horror. Il film divenne un cult, apprezzato per la fedeltà alla storia originale e soprattutto per il suo tono nostalgico e agrodolce. Una delle principali differenze riguarda però il destino dei quattro protagonisti: il film attenua alcuni degli esiti più duri immaginati da King, rendendo la storia meno dark.
Stand by Me è tratto da Il Corpo (The Body), una novella contenuta nella raccolta Stagioni diverse (Different Seasons) di Stephen King. Il libro era stato pensato per mostrare il lato non horror del Re del Brivido e, sebbene sia ambientato a Castle Rock, una cittadina ricorrente nel suo universo narrativo, non contiene elementi soprannaturali. La storia racconta di quattro ragazzi che partono alla ricerca del cadavere di un loro coetaneo, presumibilmente ucciso da un treno. Sperano di ottenere una ricompensa per averlo ritrovato, ma il viaggio si trasforma in una celebrazione della loro amicizia e nella presa di coscienza della fragilità della vita. Uno dei ragazzi, Gordie Lachance, racconta la vicenda da adulto e, proprio come King, è diventato uno scrittore: il viaggio diventa così il ricordo di un’infanzia ormai perduta.
Reiner rimase molto fedele al testo nell’adattamento, arrivando a scegliere Richard Dreyfuss per interpretare il Gordie adulto, la cui voce accompagna il film attraverso la narrazione. In alcuni casi, i dialoghi sono ripresi parola per parola dal testo di King e i quattro ragazzi, scelti alla perfezione, incarnano pienamente i personaggi descritti nel libro. Il film è diventato quasi immediatamente un classico, dimostrando che sia il regista sia lo scrittore erano capaci di andare oltre le reputazioni che li avevano preceduti, anche grazie a un cast di giovani interpreti straordinario: Wil Wheaton, River Phoenix, Corey Feldman e Jerry O’Connell, capaci di dare ai quattro protagonisti un’energia e un’autenticità rimaste nell’immaginario.
Proprio per questo, le modifiche apportate risaltano ancora di più, soprattutto agli occhi dei fan di King. La differenza più evidente riguarda il destino degli altri tre ragazzi. La voce narrante di Dreyfuss racconta cosa è successo loro nel corso degli anni. Teddy, vittima di abusi, finisce in prigione e, una volta uscito sulla parola, svolge diversi lavori saltuari. Vern, sempre entusiasta e un po’ ingenuo, si sposa e lavora per tutta la vita come operatore di carrelli elevatori nella stessa azienda. Chris, invece, il migliore amico di Gordie, riesce a lasciare Castle Rock, proprio come lui, e diventa avvocato. I suoi istinti pacificatori gli sono però fatali: mentre cerca di intervenire in una rissa, viene accoltellato e ucciso. Gordie legge la notizia sul giornale, dando così inizio al suo viaggio nei ricordi.
Nel racconto, però, King aveva immaginato per Vern e Teddy un destino molto più cupo. In The Body, Vern muore nell’incendio di una casa, mentre Teddy perde la vita in un incidente stradale, lasciando Gordie come unico sopravvissuto dei quattro amici. La storia rivela inoltre che Ace Merrill, il principale antagonista interpretato da Kiefer Sutherland, è sopravvissuto ed è diventato un alcolista ormai distrutto, anche se King lo farà poi morire nel romanzo apertamente soprannaturale Cose preziose (Needful Things). Questo finale sottolinea il peso che le piccole città possono esercitare sui loro abitanti e il modo in cui Gordie considera la propria «fuga» da quel destino, ma conserva anche alcune delle atmosfere più cupe tipiche di King e l’idea che i suoi protagonisti siano quasi prigionieri del proprio destino.









