Impossibile dimenticare l’iconico striptease di Kim Basinger sulle bollenti note di You Can Leave Your Hat On di Joe Cocker.
Uscito nel 1986, 9 settimane e ½ è uno dei titoli di punta del cinema erotico degli anni Ottanta. Diretto da Adrian Lyne e interpretato da Basinger accanto a Mickey Rourke, il film è diventato nel tempo un vero e proprio cult, ricordato soprattutto per le sue scene S&M.
I protagonisti, John Gray ed Elizabeth McGraw, sono due yuppie: lui è un brillante arbitraggista di Wall Street, mentre lei lavora in una galleria d’arte nel quartiere SoHo di New York. Tra i due nasce una relazione intensa e carica di tensione erotica, che prende presto la forma di un gioco sadomasochistico.
All’inizio tutto sembra quasi innocente — in una delle scene più celebri, Rourke benda Basinger e le fa assaggiare vari cibi, dalla salsa al cioccolato ai peperoncini jalapeño — ma col tempo il rapporto si trasforma in qualcosa di più oscuro, fatto di giochi psicologici e dinamiche di potere sempre più estreme.
Quando 40 anni fa uscì nelle sale americane in una versione pesantemente tagliata, il film prodotto da MGM si rivelò un fallimento al botteghino, incassando appena 6,7 milioni di dollari e venendo stroncato dalla critica. Anche la stessa Basinger dichiarò al New York Times poco dopo l’uscita di essere rimasta traumatizzata dall’esperienza delle riprese. Eppure, nel rendere l’immaginario sadomasochista elegante e in qualche modo “sicuro” per il grande pubblico, 9½ Weeks finì per toccare un nervo scoperto. Nel giro di pochi anni, grazie soprattutto al mercato delle VHS e a una versione rieditata, quello che inizialmente era stato un flop si trasformò in un vero cult erotico.
All’epoca delle riprese, né Rourke né Basinger erano ancora grandi star. Lyne ha ricordato che molti erano scettici sulla scelta di Mickey Rourke come protagonista, perché non corrispondeva all’immagine tradizionale del classico leading man. Tuttavia, secondo il regista Adrian Lyne, proprio la sua personalità imprevedibile e la sua presenza magnetica sullo schermo riuscivano a dare alle scene un’energia particolare, rendendole ogni volta più vive e sorprendenti. Basinger invece fu fin dall’inizio la sua prima scelta, soprattutto per la vulnerabilità che riusciva a trasmettere sullo schermo.
Una delle sequenze più famose è quella davanti al frigorifero, in cui il personaggio di Rourke benda quello di Basinger e le fa assaggiare vari cibi. Lyne ha spiegato che spesso gli attori sono molto cauti quando devono mangiare in scena, per evitare rumori o problemi durante le riprese. Basinger inizialmente era riluttante ad assaggiare tutto quello che le veniva proposto e scherzò dicendo che avrebbe preferito limitarsi a delle palline di melone.
Il momento più complicato fu quello con il miele: appiccicoso e difficile da gestire, ma proprio per questo capace di trasformarsi in qualcosa di sorprendentemente sensuale sullo schermo. Durante le riprese, ha ricordato il regista, l’attrice urlava mentre il cibo le veniva spalmato addosso, ma la scena assumeva improvvisamente una dimensione erotica quando il personaggio di Rourke iniziava a distribuirlo lentamente sulle sue gambe. Il montaggio fu difficile finché Lyne non trovò la musica giusta: il brano Bread and Butter trasformò la sequenza in un montaggio più leggero e giocoso.
Secondo il regista, la chimica tra i due attori fu fondamentale per il funzionamento del film. Basinger scherzava dicendo che baciare Rourke era come baciare un posacenere, mentre lui aveva l’abitudine di far partire a volume altissimo Rebel Yell di Billy Idol prima di girare una scena — forse, secondo Lyne, proprio per irritarla. Nonostante ciò, già durante i provini il regista percepì che l’attrice era profondamente coinvolta dal progetto.
Nel corso degli anni si è anche parlato molto dei metodi usati da Lyne sul set. Il regista ha raccontato che durante le riprese i due attori non parlavano tra loro fuori scena. Poiché il film venne girato quasi in ordine cronologico, pensava fosse interessante lasciare che il rapporto tra i personaggi si sviluppasse anche nella realtà. Non si trattava, ha precisato, di manipolazione, ma di un modo per aiutare gli interpreti a entrare nella dinamica emotiva della storia.
Per quanto riguarda le scene di sesso, Lyne ha spiegato di aver sempre cercato di mantenerle il più possibile intime sul set, con poche persone presenti. A suo avviso è una situazione estremamente vulnerabile per gli attori, e il suo compito era creare un’atmosfera rilassata. Per questo, durante le riprese, tendeva a incoraggiarli continuamente, quasi come una cheerleader, evitando quei lunghi momenti di silenzio imbarazzanti che possono rendere la situazione ancora più difficile. Non ha mai amato le scene di sesso troppo rigide e perfette, quelle costruite come statue impeccabili. Per lui il sesso sullo schermo deve essere imperfetto, vivo e un po’ disordinato — proprio come nella realtà.
Leggi anche:









