A volte un film può essere ricordato per un singolo momento capace di oscurare quasi tutto il resto. Scanners, cult del 1981, rappresentò il primo vero incontro del grande pubblico con David Cronenberg, futuro maestro del body horror. Il film si distingue per l’uso sorprendentemente creativo della psicocinesi come strumento di terrore. Si tratta di un atto di violenza estrema compiuto dall’antagonista della storia, Darryl Revok, interpretato da Michael Ironside. Darryl è uno scanner, un individuo dotato di straordinari poteri telepatici ma fuori controllo che mira a eliminare chiunque consideri una minaccia e a conquistare il mondo. Durante un evento di una compagnia militare che cerca di fermarlo, la ConSec, Darryl affronta un collega in una dimostrazione e, dopo una tesa battaglia mentale, la testa del tale esplode come un’anguria marcia.
Una scena breve, un personaggio secondario, ma un impatto gigantesco. È diventata un meme, una GIF, la perfetta incarnazione visiva di ciò che rappresenta. Senza contare che è realizzata in modo magnifico: quel tipo di disgustosa fisicità che solo gli effetti pratici riescono a ottenere, con tutte le loro imperfezioni perfette.
Come far esplodere una testa in tre semplici passaggi
Chris Walas, Stephan Dupuis, Gary Zellar e la leggenda del makeup artist Dick Smith dovettero affrontare alcune questioni fondamentali: di che materiale doveva essere fatta la testa? Con cosa andava riempita all’interno? E, naturalmente, come farla esplodere ottenendo l’effetto desiderato?
Provarono con la cera, che garantiva il gore necessario ma non sembrava abbastanza realistica. Il miglior sostituto del tessuto muscolare umano è la gelatina balistica; il lattice per la pelle, il gesso per il cranio, e la mente era pronta a esplodere.
La base del riempimento della testa era, naturalmente, il sangue finto. La classica formula di sciroppo di mais, farina e colorante alimentare però aveva i suoi limiti: il sangue c’era, ma una testa umana contiene anche un cervello, un cranio e una massa di viscere. Invece di tentare una riproduzione fedele di cervello e ossa, il team la riempì con tutto ciò che aveva a disposizione: scarti di lattice e gelatina avanzati, persino carne macinata e pasta. Non doveva essere realistico; la priorità era che funzionasse visivamente quando avrebbero attivato lo squib, un piccolo dispositivo esplosivo usato nel cinema soprattutto per simulare ferite da proiettile.
Lo squib, però, si rivelò poco efficace perché quando esplodeva si sprigionava un’enorme quantità di fumo. La soluzione? Un fucile a doppia canna, naturalmente. Non caricato con vere cartucce, che avrebbero rappresentato un serio pericolo per la troupe, ma con sale kosher, più fine del normale e meno visibile in camera. Tutti sul set furono invitati a uscire dalla stanza, a mantenere una distanza di sicurezza e a chiudere le finestre. Quattro macchine da presa erano in funzione; Zellar stesso si posizionò dietro il manichino, sdraiandosi sotto di esso, puntò il fucile alla base del collo e fece fuoco. Far saltare il cervello di qualcuno non era mai stato così spettacolare.
Una scena così riuscita che nemmeno la censura è potuta intervenire
Il produttore Pierre David temeva che la violenza della scena valesse al film un rating X e chiese di rigirarla. Dopo diversi tentativi esagerati e divertenti con gesso, gelatina e coriandoli, la troupe mantenne l’esplosione originale, sanguinosa e realistica, nel montaggio finale, riuscendo a evitare il rating X. La scena resta un esempio di body horror che gioca sulla curiosità morbosa dello spettatore di fronte a violenze impossibili da replicare nella realtà.









