The Social Network è uscito “solo” quindici anni fa, il 1° ottobre 2010, ma sembra provenire da un’altra galassia digitale. Diretto da David Fincher e scritto da Aaron Sorkin, il biopic – vincitore di un Oscar e acclamato in tutto il mondo – racconta l’ascesa di Mark Zuckerberg (interpretato da Jesse Eisenberg) dal dormitorio di Harvard fino alla vetta del potere della Silicon Valley. Un racconto teso, brillante e pungente sui fondatori di Facebook e sul fenomeno planetario che avrebbe trasformato per sempre il modo in cui comunichiamo.
Eppure, quando scorrono i titoli di coda, Zuckerberg è ancora lontano dall’essere il super-miliardario visionario (e controverso) che conosciamo oggi. Proprio come i social network del film sono ben diversi da ciò che sarebbero diventati: Facebook era ancora una curiosità da campus, Twitter aveva appena iniziato a cinguettare, Snapchat non esisteva ancora, e Instagram era nato nello stesso mese in cui The Social Network usciva al cinema.
E Fincher e Sorkin? Avevano visto lungo. Anzi, lunghissimo. The Social Network fu probabilmente il primo grande film hollywoodiano a mettere in scena i nuovi titani di Internet — ragazzi col cervello da coder, l’ambizione di un imperatore romano e la social awkwardness di chi ha passato troppi sabati sera davanti a un monitor. Solo oggi, a distanza di anni, ci rendiamo conto di quanto fosse profetico e acuto nel raccontare le loro insicurezze, rivalità e fame di riconoscimento, e il modo in cui avrebbero finito per plasmare il mondo online a loro immagine.
Potere, soldi e solitudine (versione 2.0)
Sotto molti aspetti, The Social Network è l’erede digitale dei grandi drammi americani sulla scalata al potere: Quarto Potere, Il Padrino, Il Petroliere. Cambiano i set (niente sigari o cappelli Fedora, qui ci sono hoodie e MacBook), ma il tema è lo stesso: la corsa verso il successo e il vuoto che lascia dietro.
Fincher, che di ambizione tossica se ne intende (Fight Club, Gone Girl, Mank), costruisce un ritratto spietato del capitalismo 2.0, dove l’avidità è mascherata da genialità e la competizione si misura in linee di codice.
Ma ciò che rende The Social Network unico è l’età dei suoi protagonisti. Zuckerberg e Sean Parker (il fondatore di Napster) avevano appena 19 anni quando hanno fatto saltare in aria l’ordine tecnologico. Sono giovani, brillanti, un po’ arroganti e totalmente impreparati al potere che si ritrovano tra le mani.
E infatti, Jesse Eisenberg interpreta uno Zuckerberg nervoso, rapido, tagliente — più vicino a un nerd da commedia adolescenziale che a un Orson Welles in giacca e cravatta. Dimenticate il magnate dal pugno di ferro: questo Mark indossa felpe sformate, parla più veloce di un modem e sembra a suo agio solo davanti a uno schermo.
Fatti e finzione (e un pizzico di vendetta digitale)
Fincher e Sorkin incorniciano la storia di Zuckerberg attorno a una motivazione tutta personale — e un po’ da dramma universitario: la sua infatuazione per Erica Albright (interpretata da Rooney Mara). Dopo essere stato scaricato, Mark si chiude nel dormitorio e, con la rabbia e il genio del coder ferito, crea il sito misogino Facemash, dove gli studenti votano le ragazze più attraenti del campus.
Quando la rivede a metà film, Erica lo umilia ancora una volta, e Mark – insicuro e ossessionato – decide di espandere Facebook per dimostrarle che non è “uno stronzo”, come lei gli aveva detto nella scena d’apertura. Alla fine, però, nonostante il successo, è ancora lì, da solo davanti allo schermo, a cliccare “Aggiorna” sulla pagina del suo passato.
Certo, Erica è un personaggio inventato. Nella realtà, Zuckerberg stava già con Priscilla Chan, la donna che avrebbe poi sposato. E non ha mai gradito quella versione cinematografica del “genio respinto che crea un impero per vendetta”.
“Nel film, sto con una ragazza che non esiste e che mi lascia. E la morale è che creo Facebook per rimorchiare o entrare nei club. Fincher e Sorkin semplicemente non riescono a capire che qualcuno possa costruire qualcosa solo perché gli piace costruire”, disse Zuckerberg in un discorso a Stanford nel 2010.
Bambini al potere
Per il critico Neil Archer, il momento più esplosivo arriva verso la fine del film, quando Eduardo Saverin (un intenso Andrew Garfield) scopre di essere stato fatto fuori dall’azienda da Zuckerberg e Sean Parker (Justin Timberlake).
Eduardo entra in ufficio, distrugge il computer di Mark e urla la sua rabbia davanti a tutti. È una scena potente, quasi infantile.
“Sono dei bambini”, dice Archer. “Non sanno come vestirsi, né come comportarsi. E, in fondo, non sono nemmeno abbastanza grandi per bere.”
E forse è proprio questo il cuore di The Social Network: la storia di ragazzi troppo giovani per la grandezza, ma abbastanza intelligenti da riscrivere le regole del mondo. Un film su come un click può cambiare tutto — e su come, a volte, il prezzo del potere è restare da soli davanti a uno schermo blu.
Leggi anche:









