Il lavoro di Guillermo del Toro, ispirato alla celebre creatura del romanzo gotico di Mary Shelley, è il favorito per vincere l’Oscar in categorie come scenografia, costumi e trucco e acconciatura.
Quando l’acclamato filmaker messicano chiamò la production designer Tamara Deverell per lavorare al suo Frankenstein, una cosa era chiarissima fin dall’inizio: niente green screen. Tutto doveva essere costruito davvero, a mano.
«Avevamo circa venti scultori al lavoro in ogni momento», ha raccontato Deverell a Variety.
L’horror vittoriano di del Toro segue il giovane Victor Frankenstein (Oscar Isaac) mentre cerca di elaborare la morte della madre. Quel dolore lo spinge a una missione quasi impossibile: trovare il segreto della vita eterna. Anni di studio e ossessione lo porteranno infine a creare la Creatura, interpretata da Jacob Elordi.
Per raccontare questa storia, Deverell ha dovuto immaginare e costruire mondi interi: dalla nave Horisont fino al laboratorio in cui Victor dà vita alla Creatura.
Alla ricerca del luogo perfetto
La ricerca delle location ha portato Deverell in mezzo mondo: Canada, Croazia, Repubblica Ceca. Ma alla fine è stata la Scozia a conquistare tutti.
«Abbiamo visitato molti posti in Scozia», spiega. «Siamo stati allo Stirling Castle e anche alla Wallace Tower».
Ed è proprio quest’ultima a diventare la principale fonte d’ispirazione per il laboratorio di Frankenstein.
Del Toro aveva anche una richiesta molto specifica: i “piedi di Sfinge” sulla torre. Un dettaglio insolito, che il team ha scolpito direttamente nella pietra del set. Alla fine, la torre è stata realizzata davvero… e poi distrutta davanti alla macchina da presa usando una miniatura pratica.
Un laboratorio in continua evoluzione
Nel film il laboratorio cambia più volte aspetto. Deverell e il suo team hanno progettato ogni fase con estrema precisione.
«A un certo punto avevo realizzato piante per ogni singola versione del laboratorio», racconta. «Le facevo vedere a Guillermo ancora e ancora… finché credo che lui non volesse più rivederle.»
3.000 foto al museo
Per la ricerca visiva, Deverell ha visitato anche lo Hunterian Museum a Londra.
«Ho scattato più di tremila foto», ricorda. «Strumenti medici, attrezzi chirurgici, diorami… tutto ciò che poteva appartenere a quell’epoca.»
Proprio lì ha scoperto un oggetto straordinario: i veri tavoli anatomici Evelyn del Seicento, usati per conservare tessuti umani e insegnare anatomia. Il team ha creato una replica perfetta per il film partendo proprio da quel pezzo museale.
Il simbolo del cerchio
Chi conosce il regista Premi Oscar per La forma dell’acqua sa che ama lavorare con simboli ricorrenti. E anche qui il cerchio è ovunque.
Per il regista rappresenta il ciclo della vita e, in questo film, anche la struttura circolare della storia: l’inizio e la fine che si richiamano.
Deverell ha quindi nascosto cerchi un po’ dappertutto: negli oblò della nave, nell’architettura del laboratorio… fino all’elemento più spettacolare di tutti.
Una gigantesca testa di Medusa nel laboratorio di Frankenstein.
Per del Toro, spiega Deverell, richiama la scala mitologica del film e l’idea del mostro frainteso — proprio come la Medusa della mitologia.
Torri elettriche alte 15 piedi
Il concept artist Guy Davis aveva iniziato a sviluppare i primi design già nel 2022. Quelle idee sono rimaste praticamente identiche fino al film finito.
Il team ha costruito quattro torri di vetro a grandezza naturale, alte circa 15 piedi (oltre 4,5 metri). Hanno una tonalità verde… ma quando Victor le attiva con l’elettricità diventano rosse.
Costruire una nave vera
Ma il set più imponente è stato senza dubbio la nave.
«Non esisteva uno studio o una fabbrica abbastanza grande che permettesse a Guillermo tutte le angolazioni che voleva», racconta Deverell. «Quando girava le inquadrature larghe, la macchina da presa era davvero davanti alla nave.»
Per lei è stato un sogno.
«Ho sempre voluto costruire una nave.»
La ricerca l’ha portata a visitare il celebre Cutty Sark a Londra e il National Maritime Museum.
Alla fine la nave è stata costruita usando legno vecchio, lavato con getti ad alta pressione per ottenere un aspetto consumato e realistico.
Il tocco “frankensteiniano”
A dare consigli tecnici è stato anche lo storico e archeologo artico Matthew Betts.
«Ci suggeriva dettagli storici», spiega Deverell. «Per esempio le piastre di ferro sullo scafo, usate contro il ghiaccio.»
Una soluzione perfetta per il mondo di Frankenstein: pezzi metallici applicati e poi invecchiati e ghiacciati.
Una nave che si muove davvero
Quando la nave è stata completata, non è rimasta ferma.
Il team degli effetti speciali l’ha montata su un gigantesco gimbal, una struttura meccanica capace di far oscillare l’intera imbarcazione.
«Abbiamo parlato a lungo con Guillermo», racconta Deverell. «Gli chiedevamo: “Come vuoi che si muova?”»
E così la prima cosa costruita per il set è stata proprio quella: una piattaforma enorme capace di far ruotare e inclinare l’intera nave, permettendo alla Creatura di scuoterla durante le riprese.
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