La vera storia del controverso finale originale di Pretty Woman

Pretty Woman torna al cinema per San Valentino, restaurato in 4K, con Nexo Studios-Back to Cult. Il classico con Richard Gere e Julia Roberts sarà nelle sale cinematografiche fino al 14 febbraio.

Il tropo della “sex worker dal cuore d’oro” e l’impatto di Pretty Woman

Il tropo narrativo della “sex worker dal cuore d’oro” è stato rappresentato sullo schermo in moltissime forme, ma senza dubbio una delle versioni più memorabili resta Pretty Woman di Garry Marshall. A oltre trentacinque dalla sua uscita, il film continua a far discutere, dividendo il pubblico tra romantici incalliti e realisti convinti. Nonostante ciò, Gere e Roberts hanno dato vita a una storia che, per certi aspetti, era avanti rispetto ai suoi tempi.

A differenza della classica narrazione “ragazzo incontra ragazza, ragazzo salva ragazza”, Pretty Woman introduce anche un ribaltamento interessante: la protagonista femminile non è solo salvata, ma “salva” a sua volta il protagonista maschile. Questo elemento ha contribuito a rendere il film più complesso di quanto possa sembrare a una prima lettura.

La storia ruota attorno a Edward Lewis, un ricco uomo d’affari che incontra Vivian Ward, escort sveglia e disinvolta interpretata da Roberts. Quello che doveva essere un incontro occasionale e privo di conseguenze si trasforma in una settimana insieme, durante la quale i due scoprono un legame che sfida stereotipi sociali e di classe. Il film suggerisce che l’amore possa nascere anche nei contesti più improbabili.

Tuttavia, dietro la patina romantica della commedia sentimentale si nasconde una verità meno nota: Pretty Woman non è sempre stato pensato come una favola moderna. Una versione precedente della sceneggiatura prendeva una direzione completamente diversa, molto più cupa, realistica e priva di catarsi emotiva.


La sceneggiatura originale di Pretty Woman era molto più cupa

Per molti spettatori è difficile immaginare Pretty Woman come qualcosa di diverso dal film romantico e leggero che conoscono. Eppure, la versione originale della sceneggiatura era quasi l’opposto del prodotto finale. Queste informazioni sono emerse con maggiore chiarezza in un’intervista del 2019 per Variety – Actors on Actors, in cui Julia Roberts dialogava con Patricia Arquette, anche lei candidata in origine per il ruolo di Vivian.

All’epoca, la sceneggiatura si intitolava 3000 e, secondo Arquette, assomigliava più a un “film d’arte cupo e crudo” che a una rom-com. In questa versione, Vivian non era una prostituta idealizzata, ma una tossicodipendente pesante, mentre Edward veniva descritto come un personaggio freddo e borderline sociopatico, che la considerava poco più di un oggetto.

Julia Roberts, che alla fine ottenne il ruolo, ha ammesso di essersi sentita molto a disagio con quel materiale. In particolare, ha ricordato il finale alternativo in cui Edward abbandonava Vivian gettandola fuori dall’auto insieme ai soldi dovuti per poi andarsene senza voltarsi indietro. Questo epilogo sottolineava la natura puramente transazionale del loro rapporto.

In modo piuttosto insolito, il progetto venne sospeso appena tre giorni dopo che Roberts aveva ottenuto la parte. Quando la produzione riprese con una sceneggiatura rielaborata, l’attrice fu felice di scoprire che il tono era stato radicalmente trasformato. Come ha dichiarato lei stessa, il ruolo divenne finalmente qualcosa di più vicino alla sua sensibilità artistica.

I numeri confermano che questa scelta fu vincente: Pretty Woman incassò circa 178,4 milioni di dollari al botteghino statunitense, diventando una delle commedie romantiche di maggior successo di tutti i tempi. Ancora una volta, il pubblico dimostrò di amare le favole moderne.


I temi controversi della sceneggiatura originale di Pretty Woman

Dire che la sceneggiatura originale di Pretty Woman (3000) non fosse una favola è un enorme eufemismo. Il copione era privo del fascino e dell’appeal sensazionale del film finale, concentrandosi invece su una rappresentazione più dura e realistica delle vite ai margini della società.

Al centro della storia vi era una riflessione esplicita sulle realtà più crude del lavoro sessuale, con Vivian come esempio emblematico. In questa versione, il personaggio non incarnava affatto il classico “cuore d’oro”: era una donna indurita dalle esperienze, costretta a sopravvivere in un mondo in cui “l’umiliazione è per i timidi” e “la paura è per gli innocenti”.

Anche il rapporto tra Vivian e la sua coinquilina Kit veniva esplorato in modo più approfondito e disturbante. Kit, interpretata da Laura San Giacomo, era ritratta come una persona malata, segnata da una tosse cronica dovuta all’uso di narcotici. Il film non si limitava a mostrare le conseguenze fisiche del loro stile di vita, ma evidenziava anche quelle economiche: nonostante turni estenuanti e situazioni degradanti, le due donne faticavano a sopravvivere.

Problemi come l’affitto, l’accesso alle cure mediche e la precarietà economica erano costanti, e spesso l’unica via di fuga era rappresentata dalle droghe. Questo rafforzava i temi della sopravvivenza e dell’evasione dalla realtà.

Quando Edward entrava in scena, emergevano in modo ancora più netto le dinamiche di potere, il classismo e la mercificazione delle relazioni umane. Edward era manipolatore, emotivamente distaccato e vedeva il primo incontro con Vivian come un gioco, non come un’interazione tra esseri umani. La sua ricchezza gli permetteva di trattare ogni rapporto come una transazione, valutando esclusivamente ciò che poteva ottenere.

Questo atteggiamento veniva ulteriormente enfatizzato quando offriva a Vivian i famosi 3000 dollari per restare a sua completa disposizione per una settimana. Alla fine, 3000 proponeva una visione profondamente cinica dell’amore, delle differenze di classe e della natura umana, smascherando le dure verità nascoste sotto le superfici delle fiabe moderne.

L’allora presidente dei Walt Disney Studios Jeffrey Katzenberg ha insistito affinché il film venisse riscritto come una fiaba moderna e una storia d’amore, in contrapposizione al dramma dark originale. Fu proposto alla Touchstone Pictures e riscritto come una commedia romantica. Il titolo 3000 fu cambiato perché i dirigenti Disney pensarono che suonasse come un titolo per un film di fantascienza.


Il finale alternativo di Pretty Woman avrebbe cambiato il suo impatto culturale?

Che piaccia o meno, Pretty Woman ha segnato un punto di svolta nel genere delle commedie romantiche. Pur allontanandosi drasticamente dal realismo di 3000, il film ha comunque affrontato temi scomodi, come i ruoli di genere, il potere economico e la mercificazione delle relazioni.

Nel suo modo più leggero, il film ha messo in discussione i ruoli tradizionali maschili e femminili, arrivando persino a ribaltare gradualmente le dinamiche di potere tra Edward e Vivian. Celebre in questo senso è la scena del “Big mistake. Huge!”, che offre una catarsi emotiva ma riflette anche un problema reale legato al giudizio sociale e alla divisione di classe.

La scelta di rendere questi temi più accessibili ha favorito il successo commerciale del film, ma ha anche attirato critiche. Alcuni hanno accusato Pretty Woman di idealizzare eccessivamente la relazione tra un uomo ricco e una sex worker, minimizzando le complessità e le difficoltà reali legate alle disuguaglianze sociali.

Inoltre, il percorso di crescita personale di Vivian sembra suggerire che il denaro sia una chiave fondamentale per la felicità e l’autorealizzazione. Da questo punto di vista, 3000 avrebbe potuto offrire una rappresentazione più onesta e coerente delle conseguenze sociali e personali di una relazione del genere.

Il dibattito su quanto Pretty Woman sia invecchiato bene resta aperto: alcuni elementi non superano facilmente il vaglio contemporaneo. Tuttavia, il suo impatto culturale è innegabile.


Pretty Woman ha scambiato il realismo di 3000 con una visione più ottimistica

Il confronto tra 3000 e Pretty Woman mostra due opere quasi opposte. Da un lato, una sceneggiatura dura e pessimista, focalizzata sulle ingiustizie sociali e sulla brutalità del mondo reale; dall’altro, una storia romantica, calorosa e ottimista.

Il cambiamento è particolarmente evidente nei finali. In 3000, Edward abbandona Vivian senza rimorso, riaffermando la natura puramente commerciale del loro rapporto. Nulla cambia a livello strutturale: le barriere sociali restano intatte ed è questo l’esito più realistico.

In Pretty Woman, invece, il film invita il pubblico a sognare. Edward torna da Vivian, ma soprattutto è lei a scegliere di cambiare vita, decidendo di studiare e lasciare Los Angeles. Anche Kit trova una nuova strada, garantendo a tutti i personaggi un lieto fine.

Questo approccio più ottimista ha reso Pretty Woman un enorme successo mainstream e ha contribuito a ridefinire il genere. Il film ha aperto la strada a personaggi femminili più forti e complessi, non più semplici “damigelle in pericolo”, e a protagonisti maschili più umani e imperfetti.

Sebbene 3000 avesse indubbi meriti artistici e realistici, Pretty Woman ha lasciato un’impronta profonda nel cinema romantico, influenzando il modo in cui vengono raccontate le storie d’amore sul grande schermo.

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