HBO è tornata nell’universo di Game of Thrones con una nuova leggenda da raccontare: A Knight of the Seven Kingdoms, ambientata cento anni prima degli eventi che hanno acceso l’immaginazione del pubblico. E contro ogni previsione, questo nuovo spin-off sta conquistando la critica con recensioni sorprendentemente entusiaste.
Questa non è la Westeros che credevi di conoscere. Dopo GOT e House of the Dragon, che hanno scolpito nel tempo il tono cupo e solenne di questo mondo fantasy, cosa poteva mai restare da raccontare? La risposta è un cambio di rotta audace e inaspettato. Qui non si segue il destino di grandi dinastie né l’ascesa di eroi predestinati, ma il cammino di figure più umili, lontane dai troni e dai giochi di potere. Una storia più raccolta, dal tono di buddy comedy, che guarda alla strada invece che ai palazzi. Il risultato, al debutto su HBO Max il 19 gennaio, ha tutte le qualità per imporsi come il capitolo più singolare mai ambientato a Westeros.
Naturalmente, questa scelta porta con sé un materiale di partenza molto più di nicchia rispetto al passato. Game of Thrones nasce dalla monumentale saga A Song of Ice and Fire di George R.R. Martin, mentre House of the Dragon affonda le radici nel cronachistico Fire & Blood. A Knight of the Seven Kingdoms, invece, prende vita dalle novelle di Dunk e Egg: racconti brevi, episodici, quasi erranti, che seguono viaggi e incontri più che grandi guerre. Anche questa storia è incompiuta, ma è proprio la sua natura a richiedere un tono più leggero, un’azione più vicina alla terra battuta delle strade e una Westeros osservata dal basso, in un momento preciso della sua lunga e turbolenta storia. Nella novella di Martin The Hedge Knight, il racconto inizia quando Dunk, uno scudiero, prende i possessi di un cavaliere defunto e si dirige ad Ashford per competere in un torneo come “Ser Duncan the Tall”. The Hedge Knight è di 164 pagine, che, rispetto agli altri romanzi di Martin che vanno da 700 a 1.000 pagine, è una lettura relativamente breve.
Per chi si avvicina per la prima volta a questo racconto, o per chi ha lasciato passare troppo tempo dall’ultima lettura, questa serie è un invito a riscoprire i Sette Regni da una prospettiva nuova. Un vademecum narrativo che promette avventura, cuore e un’epica diversa, meno fragorosa ma non per questo meno memorabile.
A Knight of the Seven Kingdoms è ambientata un secolo prima di Game of Thrones
Niente draghi all’orizzonte: in questa serie l’epoca del fuoco e del sangue è ormai finita. Ambientata circa un secolo prima di Game of Thrones e molto dopo la guerra civile dei Targaryen raccontata in House of the Dragon, la storia si svolge in un Westeros che sta ancora cercando di riprendersi dalla Ribellione Blackfyre. I draghi sono estinti, la dinastia Targaryen è meno temibile di un tempo e il clima politico resta instabile, anche se le grandi manovre per il Trono di Spade rimangono sullo sfondo.
Al centro del racconto c’è Ser Duncan l’Alto, detto Dunk, interpretato da Peter Claffey, un cavaliere errante che sogna di competere nel Torneo di Ashford Meadow. I suoi problemi sono molto più concreti della politica: gestire il giovane e ostinato scudiero Egg (Dexter Sol Ansell), trovare da mangiare e sopravvivere abbastanza a lungo da ottenere una ricompensa. Re, castelli e intrighi sono solo un’ombra lontana.
Che cos’è davvero un cavaliere errante?
La cavalleria a Westeros è molto meno gloriosa di quanto raccontino le leggende. Un cavaliere errante è un nobile di basso rango, senza legami con grandi casate, costretto a viaggiare di città in città offrendo i propri servigi. Dunk proviene dal nulla e diventa cavaliere solo dopo la morte del suo mentore, Ser Arlan di Pennytree, interpretato da Danny Webb, figura che continua a influenzarlo attraverso preziosi flashback.
Molti cavalieri erranti vivono ai margini della società, e alcuni finiscono persino come fuorilegge o mendicanti. Questo spiega la pessima reputazione della categoria. Dunk si trova così all’ultimo gradino della scala sociale, offrendo una prospettiva completamente diversa rispetto ai protagonisti delle serie precedenti.
I Targaryen di A Knight of the Seven Kingdoms
I Targaryen di questa epoca sembrano quasi un’altra dinastia rispetto a quelli noti al pubblico. Il regno è relativamente pacifico, ma segnato da un passato di guerre civili e tensioni interne che ha reso la casata più fragile.
A governare è Re Daeron II Targaryen, che non appare direttamente nella prima stagione. Tra le figure centrali spicca il suo erede Baelor “Breakspear”, interpretato da Bertie Carvel, principe rispettato e Primo Cavaliere del Re. Al suo fianco c’è il fratello Maekar Targaryen, interpretato da Sam Spruell, duro e inflessibile. Importanti anche i figli di Maekar, in particolare il crudele e instabile Principe Aerion Targaryen, interpretato da Finn Bennett, destinato a diventare una delle presenze più inquietanti della serie.
A Knight of the Seven Kingdoms vanta un cast di supporto solido
Pur raccontata dal punto di vista di Dunk, la serie è arricchita da numerosi personaggi secondari di grande impatto. Tra i più attesi c’è Ser Lyonel Baratheon, detto “La Tempesta Ridente”, interpretato da Daniel Ings, membro della stessa casata che un giorno porterà Robert Baratheon sul Trono di Spade.
Spicca anche Raymun Fossoway, interpretato da Shaun Thomas, giovane scudiero dal cuore puro e dall’animo leale, affiancato dal cugino più esperto Ser Steffon Fossoway (Edward Ashley). Tra i personaggi originali troviamo Tanselle, interpretata da Tanzyn Crawford, una giovane comune che cattura l’attenzione di Dunk, e Plummer, il Maestro dei Giochi interpretato da Tom Vaughan-Lawlor, che porta una nota di cinismo a contrasto con l’idealismo del protagonista.
Il cast de A Knight of the Seven Kingdoms
- Peter Claffey nel ruolo di Dunk
- Dexter Sol Ansell nel ruolo di Uovo
- Finn Bennett nel ruolo di Aerion Targaryen, secondogenito del principe Maekar Targaryen e di Lady Dyanna Dayne, nipote di Baelor Targaryen e principale fonte di conflitto per la schiacciata
- Daniel Ings nel ruolo di Ser Lyonel Baratheon, erede della fine della tempesta durante il regno di Daeron II
- Sam Spruell nel ruolo di Maekar Targaryen, padre di Aerion
- Bertie Carvel nel ruolo di Baelor Targaryen, fratello di Maekar e figlio primogenito ed erede del re Daeron II Targaryen
- Tanzyn Crawford nel ruolo di Tanselle, un giovane burattinaio e interesse amoroso della schiacciata
- Edward Ashley nel ruolo di Ser Steffon Fossoway, un cavaliere
- Henry Ashton nel ruolo di Daeron Targaryen, un principe della dinastia Targaryen
- Youssef Kerkour nel ruolo di Steely Pate, un fabbro
- Daniel Monks nel ruolo di Ser Manfred Dondarrion, un cavaliere
- Shaun Thomas nel ruolo di Raymun Fossoway, cugino e scudiero di Steffon
- Tom Vaughan-Lawlor nel ruolo di Plummer, amministratore di Ashford
- Danny Webb nel ruolo di Ser Arlan di Pennytree, il cavaliere di cui Dunk ruba i beni dopo la sua morte
Chi dirige A Knight of the Seven Kingdoms?
Sarah Adina Smith, già apprezzata per il suo lavoro su Lessons in Chemistry e Hanna, dirige tre dei sei episodi della serie. Gli altri tre sono affidati a Owen Harris, regista noto per il suo contributo all’acclamata serie distopica di Netflix Black Mirror, che ricopre anche il ruolo di produttore esecutivo, come confermato da HBO. Alla scrittura e alla produzione esecutiva troviamo George R.R. Martin, affiancato da diversi veterani dell’universo di Game of Thrones, tra cui Ryan Condal, Ira Parker e Vince Gerardis. Il team creativo si completa con Sarah Bradshaw, produttrice di My Lady Jane, a garanzia di una continuità stilistica e narrativa solida all’interno del franchise.









