C’è chi dice che l’amore sia un legame invisibile, un filo rosso che unisce due anime. Nel caso di Together, il filo è fatto di carne, tendini e liquidi corporei. Il film d’esordio di Michael Shanks, venduto a Neon per l’esorbitante cifra di 17 milioni di dollari dopo il trionfo a Sundance, è una lettera d’amore scritta con sangue coagulato e umorismo nero, un’analisi viscerale (in tutti i sensi) della dipendenza affettiva trasformata in incubo fisico.
I protagonisti sono Tim e Millie — interpretati dai veri coniugi Dave Franco e Alison Brie, che evidentemente non hanno paura di esplorare i confini più appiccicosi della convivenza matrimoniale. Dopo dieci anni di relazione, i due si trasferiscono in un paesino isolato, lontano da amici e famiglia. Lei ha trovato un nuovo lavoro come insegnante, lui porta con sé un bagaglio di insicurezze e risentimenti. È una storia d’amore in disfacimento, il tipo di rapporto in cui “stare insieme” è diventato un verbo di sopravvivenza.
Poi arriva la gita in montagna — e con essa, il baratro. Letteralmente. Durante un’escursione, Tim e Millie finiscono in una grotta sotterranea misteriosa, di quelle che sembrano respirare, e ne escono… cambiati. Non nel senso spirituale. Tornano a casa e scoprono che i loro corpi cominciano a fondersi. Mani che si incollano, pelle che si salda, nervi che si intrecciano come cavi USB di una coppia che ha perso il libretto d’istruzioni. L’amore tossico, da metafora, diventa carne viva.
All’inizio cercano di gestirla come una nuova routine coniugale. Un po’ di miorilassanti per rallentare la fusione, qualche battibecco passivo-aggressivo, e poi — come in ogni sana relazione moderna — decidono di usare un sega circolare per separarsi. È la scena più disturbante e insieme grottesca del film, un balletto di sangue e ironia che Shanks filma come un matrimonio sadomasochista tra David Cronenberg e Charlie Kaufman.
Millie, con un braccio ancora funzionante, corre dal collega Jamie (Damon Herriman) per recuperare le chiavi dell’auto. È qui che Together apre la sua vena più esoterica. A casa di Jamie, Millie trova un vecchio videonastro: due figure identiche celebrano un rito nuziale occulto, tagliandosi i polsi e unendoli in una promessa di sangue. Jamie, con inquietante serenità, suggerisce che lei e Tim dovrebbero “accettare il loro destino”, perché l’alternativa è “molto più spiacevole”.
Traduzione: se ti rifiuti di fondere corpo e anima con il tuo partner, finisci peggio. E infatti Millie scopre che Jamie era una volta due persone, fuse in un’unica entità androgina e disturbante. Prima di riuscire a fuggire, viene ferita: un colpo di lama che segnerà il suo destino.
Intanto, Tim torna nella caverna per affrontare l’origine della maledizione. Trova lì una coppia scomparsa da tempo, ormai ridotta a un’unica massa di carne pulsante, un mostro amorfo che sembra ansimare “fino a che morte non ci separi”. È il contraltare perfetto di ciò che Jamie definiva “accettazione”: la fusione come dannazione eterna.
Il body horror non si perde in spiegoni: niente culto dettagliato, nessuna mitologia da manuale di Dungeons & Dragons. Shanks preferisce mostrare, non spiegare. Le risposte restano sospese, come nei sogni febbrili in cui non capisci se stai dormendo accanto al tuo partner o se lui ti ha già inglobato.
Quando Millie e Tim si ritrovano, la fusione è ormai inevitabile. Tim, con un gesto di tragica devozione, si prepara a sacrificarsi per permetterle di vivere. Ma Millie, sanguinante e stremata, lo guarda negli occhi e sceglie di morire con lui. L’amore è questo, no? Morire un po’ ogni giorno.
Ma Together non si accontenta del melodramma: vuole il matrimonio al completo. Quando Millie si risveglia, scopre che Tim ha lasciato che le loro braccia si fondessero per tenerla in vita. La carne si unisce, il sangue si mescola, e il romanticismo prende una piega anatomica.
Nel finale, i genitori di Millie arrivano in visita e aprono la porta di casa. Li accoglie un essere androgino e mostruosamente sereno: una fusione perfetta di Tim e Millie — o, come il pubblico online ha ribattezzato, Tillie. Sul portico, una campanella, simbolo del culto, dondola al vento. Tillie sorride: forse il prossimo passo è “convertire” anche mamma e papà.
In sottofondo, il messaggio è chiaro. Shanks ha dichiarato che Together nasce dalla sua relazione di 16 anni con la sua compagna. È un film sull’amore come parassitismo reciproco, sulla paura di separarsi, sul confine tra fusione e annientamento.









