Il progetto segreto di David Bowie: The Spectator

Prima di morire nel gennaio 2016, poco dopo l’uscita dell’album Blackstar, David Bowie stava lavorando a un progetto fino a oggi sconosciuto: un musical ambientato nella Londra del XVIII secolo, intitolato The Spectator e ispirato all’omonimo periodico satirico pubblicato tra il 1711 e il 1712.

Gli appunti, ritrovati nello studio newyorkese dell’artista rimasto intatto dopo la sua morte, sono scritti su post-it e in un taccuino etichettato “Spectator”. Vi emergono temi come il conflitto tra avidità e monarchia e annotazioni su personaggi storici che avrebbero potuto diventare protagonisti: il ladro popolare Jack Sheppard, il suo nemico Jonathan Wild, il “thief-taker general” che lo fece catturare, e persino le bande aristocratiche dei Mohocks, note per le loro violenze notturne.

L’interesse teatrale non era una novità per Ziggy Stardust. Negli ultimi anni aveva lavorato in parallelo a Blackstar e a Lazarus (2015), scritto con il drammaturgo Enda Walsh e ispirato a Thomas Newton, il protagonista de L’uomo che cadde sulla Terra. The Spectator avrebbe rappresentato il passo successivo, rimasto incompiuto. Già nel 2002, intervistato dal programma Front Row di BBC Radio 4, l’artista aveva dichiarato: «All’inizio volevo scrivere per il teatro… penso che l’intento fosse avere un pubblico vasto». In realtà, il legame con la scena risaliva agli esordi, quando Bowie si era formato anche come mimo e performer nei piccoli teatri londinesi, sviluppando una forte sensibilità per il corpo, la gestualità e la narrazione visiva.

Nei quaderni dedicati al progetto si trovano anche sintesi e commenti su testi tratti dal periodico settecentesco. In un caso, Bowie definì “un buon subplot” una storia morale su due sorelle: una bella ma arrogante, l’altra meno appariscente ma più amabile.

Il materiale è oggi parte dell’archivio Bowie conservato dal Victoria and Albert Museum e sarà esposto a partire dal 13 settembre al nuovo David Bowie Centre for the Study of Performing Arts, a Hackney Wick. Oltre agli appunti e ai manoscritti, i visitatori potranno vedere anche la scrivania su cui l’artista lavorava, testimone silenziosa del suo ultimo progetto teatrale rimasto incompiuto.

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