The Brutalist, il capolavoro con Adrien Brody è ispirato a una storia vera?

Con una performance come non si vedeva dai tempi de Il pianista di Polanski, per il quale conquistò il Premio Oscar come migliore attore protagonista, Adrien Brody è pronto a fare il bis grazie a The Brutalist. Il nuovo, monumentale, film di Brady Corbet (regista di Vox Lux e ex attore) in corsa per 10 Academy Awards (inclusi quelli attoriali, per la regia, sceneggiatura e fotografia). Presentato in occasione di Venezia 81, il film è il risultato di sette lunghi anni di lavoro ben ripagato dagli elogi unanimi della critica. Primo film americano girato – dal direttore della fotografia Lol Crawley – in VistaVision dai tempi de I due volti della vendetta di e con Marlon Brando, The Brutalist racconta l’epico viaggio di 215 minuti di László Tóth, un architetto ebreo ungherese emigrato in America, dopo essere sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti.

The Brutalist è una storia reale?

Scritto da Brady Corbet con la partner Mona Fastvold, il film è una storia di finzione che attinge da una meticolosa ricerca sull’Olocausto e sul movimento architettonico del Brutalismo, le cui strutture sono caratterizzate da linee pulite, forme massicce e una palette monocromatica.

Il protagonista del film è una fusione di influenti architetti americani come Paul Rudolph e Louis Kahn, così come Marcel Breuer. Come il Toth, Breuer era un architetto ebreo ungherese che lavorava in stile brutalista. Ma a differenza del personaggio, si trasferì a New York nel 1937 prima della seconda guerra mondiale.

Il vero László Tóth

Se googlassimo il nome del protagonista interpretato da Brody, apparirebbe tra i risultati un famigerato ungherese, naturalizzato australiano, di nome László Tóth. È importante precisare che si tratta di due persone diverse: il vero László Tóth non era un architetto, ma un geologo, noto soprattutto per aver vandalizzato la Pietà di Michelangelo nella Basilica di San Pietro in Vaticano il 21 maggio 1972.

Vestito con uno smoking e proclamandosi la reincarnazione di Cristo, attaccò la celebre scultura con un martello, infliggendole danni significativi. L’episodio suscitò scalpore internazionale e portò al suo arresto. Tuttavia, invece di essere incriminato, Tóth venne internato in una clinica psichiatrica in Italia per due anni, prima di essere rimpatriato in Australia, dove trascorse il resto della sua vita fino alla sua morte nel 2012. Dopo l’atto vandalico, la Pietà fu prontamente restaurata sotto la supervisione dei Gabinetti Ricerche Scientifiche dei Musei Vaticani; una volta ricollocata, l’intero altare che la custodisce fu chiuso da una vetrata antiproiettile.

L’uscita di The Brutalist ha riportato involontariamente alla ribalta questo nome enigmatico, intrecciando realtà e finzione. Non è chiaro se la scelta del nome da parte di Corbet sia intenzionale o ironica, ma il film presenta un curioso legame con Michelangelo: molte scene sono state girate nelle autentiche cave di marmo di Carrara, da cui lo scultore si riforniva per le sue opere, inclusa la Pietà. Nella finzione, l’architetto László Tóth porta il suo cliente e futuro mecenate, Harrison Lee Van Buren (interpretato da Guy Pearce), proprio in quella cava per selezionare il marmo destinato alla costruzione di un centro comunitario.