Il Corvo, la tragica storia vera che ha ispirato il film maledetto con Brandon Lee

«Un tempo la gente era convinta che quando qualcuno moriva un corvo portava la sua anima nella terra dei morti. A volte però accadevano cose talmente orribili, tristi e dolorose che l’anima non poteva riposare in pace. Così a volte ma solo a volte, il corvo riportava indietro l’anima perché rimettesse tutto a posto».

Il 10 maggio di 30 anni fa, andava in scena a Santa Monica in California la première mondiale de Il corvo – The Crow. Il cult di Alex Proyas segnato dalla tragica morte sul set del suo protagonista. Il cult maledetto che ha consegnato Brandon Lee alla leggenda, suo malgrado, è tratto dalla graphic novel di James O’Barr, ispirata a un evento nefasto del suo passato.

Cresciuto in un orfanotrofio a Detroit, fino all’età di 7 anni, dopo essere stato rinvenuto per strada, James O’Barr non conobbe mai la sua vera famiglia. La data di nascita (1º gennaio 1960) gli fu assegnata d’ufficio. Durante il periodo scolastico, ha studiato scultura rinascimentale e fotografia. Nel 1978, all’età di 18 anni, James perse la fidanzata Beverly, uccisa in un incidente automobilistico da un guidatore ubriaco. Per tentare di placare il rimorso e il dolore, si arruolò volontario nei Marines degli Stati Uniti. Durante il periodo militare era di stanza in Germania e illustrava manuali da combattimento per i marines.

Nel 1981 a Berlino iniziò a lavorare a Il corvo, una sorta di rappresentazione della sua tragedia personale. L’ispirazione finale la ebbe quando a Detroit lesse su un giornale la notizia di due fidanzati uccisi per un anello da 20 dollari. Ne Il corvo, il protagonista, Eric Draven, e la sua fidanzata, Shelly Webster, vengono assassinati da una banda di criminali. Eric ritorna dalla morte, guidato da un corvo soprannaturale, per dare la caccia ai loro assassini. Per tratteggiare il volto di Eric Draven, un musicista rock, O’Barr s’ispirò a Peter Murphy il frontman dei Bauhaus, post-punk band britannica, formatosi a Northampton nel 1978.

Dopo il congedo dai Marines, O’Barr continuò a dipingere e illustrare, oltre a svolgere vari lavoretti, incluso quello di carrozziere a Detroit. Il fumetto de Il Corvo rimase su uno scaffale per sette anni, ma alla fine trovò un editore con Gary Reed di Calibre Press. La prima edizione fu pubblicata nel 1989. Da allora, Il Corvo ha venduto più di 750.000 copie in tutto il mondo. Il primo numero ha una dedica a Ian Curtis, il cantante dei Joy Division impiccatosi all’età di 23 anni.

The Crow era, insieme a Love and Rockets e Sandman, uno dei pochi titoli negli anni ’80 e ’90 che non era solo modellato dalle sottoculture punk, post-punk, new wave e goth ma ha anche modellato quell’onda subculturale. Tuttavia, è stato un lungo e doloroso viaggio per O’Barr. La speranza che il suo progetto si traducesse in una catarsi personale è rimasta insoddisfatta. Durante un’intervista nel 1994, O’Barr rivelò: «Ho disegnato ogni pagina, mi ha reso più autodistruttivo, se non altro… C’è pura rabbia in ogni pagina». James O’Barr ha avuto quattro mogli e dopo essere stato aggredito e derubato più volte, ha deciso di abbandonare Detroit per trasferirsi in Texas, dove vive attualmente.

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