Le migliori interpretazioni di Jessie Buckley

Se avete la sensazione che Jessie Buckley sia ovunque, tranquilli: non è un’impressione, è proprio così. Tra una standing ovation e l’altra per Hamnet – performance definita già iconica e con profumo di Oscar nell’aria – e l’hype alle stelle per The Bride, l’attrice irlandese sta conquistando red carpet e prime pagine senza perdere un colpo. Da promessa del cinema indie a protagonista assoluta della stagione dei premi, Buckley ha costruito una carriera a colpi di scelte coraggiose e interpretazioni che ti restano addosso. Madre devastata dal dolore? Ribelle punk fuori dagli schemi? Donna sull’orlo di una crisi esistenziale? Lei non interpreta: si tuffa a capofitto, anima e corpo.

Tutti i vincitori degli Actor Awards 2026 (sì, i Sag Awards adesso si chiamano così)

Il 1° marzo a Los Angeles si è tenuta la 32ª edizione degli Actor Awards (ex SAG Awards), condotta da Kristen Bell e trasmessa da Netflix. Tra le serie ha trionfato The Studio, produzione Apple+ di Seth Rogen. Al cinema si è imposto Sinners – I peccatori, con Michael B. Jordan premiato come Miglior attore protagonista, mentre Jessie Buckley ha vinto come Migliore attrice per Hamnet di Chloé Zhao. In TV doppio riconoscimento per The Pitt, mentre Owen Cooper è stato premiato per la miniserie Adolescence.

Ranko tutte le scene d’apertura della saga di Scream

Il capitolo inaugurale di Scream metteva subito in scena, con brutale efficacia, la maschera e il coltello di Ghostface, consegnando al pubblico un teen-horror dal budget contenuto ma destinato a trasformarsi in un’opera seminale per l’intero filone slasher a venire. Determinante fu la penna di Kevin Williamson, autore di una sceneggiatura capace di omaggiare i tòpoi del terrore anni Settanta e Ottanta, rielaborandoli con tagliente ironia e un fitto gioco di rimandi cinefili che ammiccavano agli spettatori più smaliziati. Trent’anni fa, Scream di Wes Craven stravolse le regole dell’horror con la sua prima iconica scena che uccideva Drew Barrymore, la star del film. Da allora, le aperture-shock sono diventate il fiore all’occhiello del franchise metacinematografico.

La Gioia, il tragico caso della professoressa sedotta e poi uccisa dal suo ex studente

È approdato nelle sale La Gioia, il nuovo film di Nicolangelo Gelormini con Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca e Francesco Colella. La pellicola nasce dall’adattamento dell’opera teatrale Se non sporca il mio pavimento di Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori, vincitrice nel 2021 del Premio Solinas come sceneggiatura originale. Il film trae ispirazione da una…

Checco Zalone: la classifica completa degli incassi e i momenti più esilaranti dei suoi film (dagli emo a Albano&Romina)

Il mattatore di Zelig ha raggiunto l’apice della sua carriera con il suo ultimo film, Buen Camino, che ha superato i 75 milioni di euro di incasso (75.125.156 €) e oltre 9 milioni e 350 mila spettatori, diventando ufficialmente il film più visto del secolo in Italia. Ecco, quindi la classifica definitiva degli incassi dei 6 blockbuster di Checco Zalone (e i momenti più esilaranti).

Bafta 2026, i vincitori

Il thriller politico di Paul Thomas Anderson, One Battle After Another, ha conquistato sei premi ai BAFTA Film Awards di domenica, mentre il vampire period drama Sinners di Ryan Coogler ne ha ottenuti tre, stabilendo un record per il maggior numero di riconoscimenti assegnati a un film diretto da un regista nero. Ma il colpo di scena della serata è arrivato con I Swear di Kirk Jones, una biopic dramedy sulla sindrome di Tourette che ha conquistato platea e addetti ai lavori. Il fim britannico ha infilato tre vittorie: due votate dall’industria e una dal pubblico. Standing ovation e sguardi increduli per Robert Aramayo, che si è portato a casa due statuette — Rising Star e miglior attore — in una categoria piena di pesi massimi. A completare il tris di I Swear, il premio per il miglior casting. Una notte da ricordare.

Berlinale 2026, tutti i vincitori

Lettere gialle, il dramma sul progressivo autoritarismo, ha vinto l’Orso d’oro al 77mo Festival del Cinema di Berlino. Diretto dal regista tedesco di origini turche İlker Çatak, il film racconta la crisi matrimoniale di due figure di spicco del teatro di Ankara, licenziate dopo essere cadute in disgrazia politica; il titolo richiama il colore delle lettere ufficiali di licenziamento. Il presidente di giuria Wim Wenders ha lodato l’opera per il suo potente monito contro i “segni di dispotismo”, definendola universalmente comprensibile. Çatak, già candidato all’Oscar nel 2023, lo ha ringraziato definendolo un maestro.