Il testamento di Ann Lee, il film più audace dell’anno ignorato dagli Oscar

Ogni stagione degli Oscar porta con sé una tradizione ormai inevitabile: quella degli snob. Film di certi generi liquidati come “poco seri”, interpretazioni delicate e straordinarie messe da parte a favore di prove più vistose e rumorose, perfettamente allineate con l’idea un po’ rigida di prestigio che l’Academy continua a inseguire.

Quest’anno, però, uno snob in particolare fa davvero alzare il sopracciglio: The Testament of Ann Lee, diretto da Mona Fastvold.

Il film, un musical storico con protagonista Amanda Seyfried, ci porta nella Manchester di metà Settecento e racconta la storia della fondatrice dello Shakers, una comunità religiosa che arriva a proclamare la propria leader come la manifestazione femminile di Cristo. Alla sua terza regia dopo The Sleepwalker e The World to Come, Fastvold costruisce un racconto affascinante e fuori dagli schemi, mostrando come gli Shaker trasformino emozioni, estasi e sofferenze in rituali fatti di canto, danza e movimento. Non a caso il loro nome deriva proprio da quel tremare e scuotersi durante la preghiera.

Eppure il film è stato completamente ignorato dalle nomination agli Oscar. Nessuna categoria. Zero.

Proprio così: la colonna sonora ipnotica di Daniel Blumberg viene lasciata fuori, così come la sceneggiatura e la regia di Fastvold. E neppure la categoria di Miglior Attrice — che fino a poco tempo fa sembrava la più probabile — regala una candidatura alla Seyfried.

E pensare che Fastvold non è affatto un volto sconosciuto per l’Academy. Nel 2024 lascia infatti la sua impronta creativa su The Brutalist, diretto dal compagno Brady Corbet, che l’anno successivo conquista ben dieci nomination agli Oscar, inclusa quella per il Miglior Film. Certo, la regia porta la firma di Corbet — e gli Oscar non brillano esattamente per entusiasmo quando si tratta di premiare le registe. Corbet e Mona Fastvold hanno inoltre firmato insieme anche la sceneggiatura di The Testament of Ann Lee, proseguendo una collaborazione creativa ormai consolidata.

L’esclusione totale di Ann Lee sorprende ancora di più se si guarda a ciò che il film riesce a fare. Con un budget contenuto ma un’ambizione enorme, fotografia, musica, interpretazioni e struttura narrativa si intrecciano con una precisione quasi ipnotica, dando vita a un’esperienza cinematografica davvero fuori dal comune.

Forse il problema è proprio questo. Ann Lee è un musical spirituale, rischioso, profondamente originale. In altre parole: tutto ciò che tende a stare un po’ fuori dalla comfort zone dell’Academy.


Chi era Ann Lee, la fondatrice degli Shaker

Ann Lee nasce nel 1736 a Manchester, in una famiglia operaia. Cresce tra lavoro duro e pochissima istruzione. Da giovane lavora in fabbrica e si ritrova intrappolata in un matrimonio che non desidera.

Quando perde tutti i suoi figli in tenera età, la sua vita prende una piega radicale. La tragedia la spinge verso una ricerca spirituale sempre più intensa.

Si avvicina così a un gruppo religioso dissidente chiamato “Shaking Quakers”. Le loro cerimonie sono tutt’altro che convenzionali: durante la preghiera i fedeli cantano, danzano, tremano e si scuotono in una sorta di trance collettiva. Da qui nasce il soprannome con cui diventeranno famosi: Shakers.

Dopo un periodo in prigione per le sue predicazioni, Ann Lee afferma di ricevere una rivelazione divina. Secondo lei, la seconda venuta di Cristo non è un evento futuro: si manifesta spiritualmente proprio attraverso la sua persona.

Nel 1774 attraversa l’Atlantico con un piccolo gruppo di seguaci e si stabilisce nello stato di New York. Qui fonda comunità basate su principi sorprendenti per l’epoca: uguaglianza tra uomini e donne, proprietà condivisa, pacifismo e celibato.

Quando muore nel 1784, il movimento non si spegne affatto. Gli Shaker continuano a crescere negli Stati Uniti e diventano famosi anche per il loro stile di vita essenziale: architettura rigorosa, mobili di straordinaria qualità e un’estetica basata su semplicità, ordine e funzionalità.

Una filosofia che, in fondo, riflette perfettamente il loro credo: meno ornamenti, più sostanza.

Leggi anche:

Lascia un commento