Bad Bunny al Super Bowl 2026: ospiti a sorpresa e polemiche

Bad Bunny ha dimostrato ancora una volta che il suo impatto va ben oltre la musica. L’artista portoricano è stato protagonista dell’halftime show del Super Bowl 2026, trasformando il Levi’s Stadium in California in una vera celebrazione della cultura latina, con danza, simboli d’identità, ospiti celebri e messaggi politici che non sono passati inosservati.


Un inizio travolgente con “Tití me preguntó”
Lo spettacolo di 13 minuti è stato concepito più come una celebrazione collettiva che come una semplice rassegna dei successi. Si è aperto con il brano “Tití me preguntó” e ha ricreato le strade, le case e le scene quotidiane di Porto Rico, inclusa la sua iconica “casita”, uno degli elementi più riconoscibili della sua fase artistica attuale.


Ospiti a sorpresa: Lady Gaga e Ricky Martin
Uno dei momenti più chiacchierati è stata l’apparizione di Lady Gaga, che ha cantato una versione latina di Die With a Smile e ha ballato insieme a Bad Bunny, scatenando l’entusiasmo del pubblico e dei social. Poco dopo, Ricky Martin è apparso brevemente per cantare un frammento di “What Happened to Hawaii” di Bad Bunny, sottolineando il messaggio di unità latina dello show.


Un gesto simbolico verso i bambini e le famiglie migranti
Uno dei momenti più emozionanti è stato quando Bad Bunny ha consegnato una replica di un suo premio Grammy a un bambino presente allo show. Il gesto è stato interpretato come un riferimento al caso di Liam Ramos, minorenne detenuto recentemente dagli agenti dell’ICE, e ha subito fatto il giro dei social, celebrato da migliaia di fan.


Tributo ai pionieri del reggaeton e della musica urbana latina
Bad Bunny ha reso omaggio agli artisti che hanno aperto la strada: brani di Tego Calderón, Daddy Yankee e Don Omar hanno accompagnato un momento di riconoscimento delle radici del genere urbano, celebrando chi ha influenzato un’intera generazione di musicisti latini.


Ospiti e dettagli simbolici sul palco
Mentre Bad Bunny cantava dal tetto della sua “casita”, sul palco hanno ballato e partecipato Pedro Pascal, Jessica Alba, Karol G, Young Miko e Cardi B. Un dettaglio che ha suscitato dibattito è stata la maglietta bianca dell’artista con il cognome “Ocasio” e il numero 64, interpretata da alcuni come tributo a un familiare scomparso, e da altri come riferimento al tragico bilancio iniziale dell’uragano Maria a Porto Rico nel 2017.


Messaggio politico e chiusura simbolica
Fedele al suo stile, Bad Bunny ha sfruttato il grande palcoscenico globale del Super Bowl per lanciare un messaggio politico e sociale, menzionando tutti i paesi del continente americano e ribadendo che l’America non è solo gli Stati Uniti. La chiusura dello show con un pallone recante la scritta “Together we are America” ha sottolineato la difesa dell’identità latina e dei migranti, scatenando reazioni contrastanti, incluse le critiche del presidente Donald Trump, che ha scelto di non partecipare all’evento.


Un halftime show che fa discutere il mondo
Amato da molti e contestato da altri, Bad Bunny ha ottenuto ciò che pochi artisti riescono a fare su quel palco: trasformare l’halftime show in un argomento di conversazione globale. La sua performance è già tra le più ricordate e discusse nella storia recente del Super Bowl.

Record storico per Bad Bunny

L’Halftime Show di Bad Bunny al Super Bowl 2026 che ha stabilito un record con 134,5 milioni di spettatori nonostante le critiche di Trump. Il SuperBowl di Bad Bunny è il più visto di sempre: 134,5 milioni di spettatori, è record.

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