Dalla sua uscita l’8 febbraio 1976, Taxi Driver è rimasto audace nella sua infernale discesa negli anfratti della società e della psiche umana. Con iconico Robert De Niro, una sceneggiatura inquietante ma lucidissima firmata da Paul Schrader e una regia magistrale di Martin Scorsese, il neo-noir di culto celebra mezzo secolo. Affascinante quanto disturbante, il Travis Bickle di Bob ha inaugurato un nuovo modello di antieroe cinematografico. Se Taxi Driver è universalmente riconosciuto per aver influenzato generazioni di registi e narratori, la sua forza ispiratrice rivelò un lato ben più inquietante negli eventi che portarono al 30 marzo 1981. Quando John Hinckley Jr., un 25enne mentalmente instabile e ossessionato dallo stalking, compì un gesto famigerato e brutale contro il presidente in carica: l’opinione pubblica rimase attonita nello scoprire che Taxi Driver aveva rappresentato un riferimento diretto per le sue azioni.
John Hinckley Jr. era ossessionato da Taxi Driver
Nato in Oklahoma e cresciuto in Texas, la prima fase della vita di John Hinckley Jr. non fu segnata da nulla di particolarmente insolito o inquietante. Dopo essersi diplomato nel 1973 e aver frequentato per breve tempo la Texas Tech University, iniziò a vagare per varie zone del Paese con l’aspirazione di intraprendere una carriera musicale. Fu in questo periodo che vide Taxi Driver. Colpito dalla storia di un tassista solitario che sprofonda nella follia e sviluppa una crescente inclinazione al vigilantismo, Hinckley cominciò a sua volta una pericolosa deriva fatta di deliri e comportamenti antisociali.
Hinckley iniziò a vestirsi come Travis Bickle e a scrivere regolarmente su un diario; le sue frequentazioni divennero sempre più preoccupanti, tanto che si parlò di contatti con organizzazioni estremiste come gruppi neonazisti. Non era ossessionato solo dal film e dal suo protagonista, ma in modo ancora più specifico dall’attrice Jodie Foster, allora stella emergente dodicenne che aveva ottenuto una candidatura all’Oscar per la sua interpretazione della baby squillo Iris. Con il crescere della fissazione e il peggiorare delle sue condizioni mentali, Hinckley iniziò ad assumere farmaci e acquistò un’arma da fuoco.
Nel 1980, a quattro anni dall’uscita di Taxi Driver, Jodie Foster era iscritta all’Università di Yale. Lontana temporaneamente dalle luci della ribalta, l’attrice aspirava a una quotidianità normale, un equilibrio che venne rapidamente incrinato quando iniziò a ricevere lettere anonime da John Hinckley Jr. Intrise di dichiarazioni sentimentali e di un’ossessione sempre più inquietante, le missive lasciavano intravedere in modo criptico l’identità del mittente: «Sono la persona che ha lasciato dei biglietti nella tua cassetta per due giorni». Dopo averle segnalate alle autorità accademiche di Yale, la corrispondenza indesiderata non fece che intensificarsi. Come riportato da The Independent, Hinckley arrivò persino a registrarsi mentre dichiarava: «Jodie è ormai l’unica cosa che conta. Qualsiasi cosa io faccia nel 1981 sarà solo per Jodie Foster».
Sebbene nessuno potesse immaginare con certezza ciò che sarebbe accaduto, quelle affermazioni disturbanti rivolte alla giovane attrice si rivelarono il preludio verbale a un’esplosione di violenza reale. In una lettera finale, mai giunta a destinazione, scritta nel marzo del 1981, Hinckley confessava: «Jodie, rinuncerei immediatamente all’idea di colpire Reagan se potessi conquistare il tuo cuore e trascorrere il resto della mia vita con te, nell’anonimato più totale o in qualunque altra forma. Devo ammettere che sto portando avanti questo tentativo ora perché non riesco più ad aspettare per impressionarti. Devo fare qualcosa adesso per farti capire, senza alcuna ambiguità, che tutto questo lo sto facendo per te».
John Hinckley Jr. tentò di assassinare il presidente Ronald Reagan
Lo stesso giorno in cui scrisse la sua ultima lettera, John Hinckley Jr. si trovava a Washington D.C. Dopo aver lasciato l’hotel, si diresse al Washington Hilton Hotel, dove il presidente Ronald Reagan avrebbe tenuto un discorso. Quando il presidente apparve in pubblico, Hinckley esplose sei colpi, ferendo Reagan, il portavoce della Casa Bianca James Brady (che sarebbe morto molti anni dopo a causa delle complicazioni), l’agente di polizia Thomas Delahanty e l’agente dei Servizi Segreti Tim McCarthy. Immobilizzato e arrestato, Hinckley fu preso in custodia mentre Reagan veniva trasportato al George Washington University Hospital. Il presidente avrebbe poi scoperto di aver evitato la morte per un soffio.
John Hinckley Jr. fu dichiarato non colpevole per infermità mentale e trasferito in un ospedale psichiatrico. È stato rilasciato dal Saint Elizabeth’s Hospital nel 2016, dopo 35 anni. Andò a vivere con l’anziana madre a Williamsburg, in Virginia, con l’obbligo di un monitoraggio costante da parte delle autorità e di cure mediche regolari. Con la ritrovata libertà, tornò alle sue ambizioni musicali e annunciò l’uscita di alcune canzoni originali.
Le conseguenze e il processo
All’indomani del tentato assassinio, partirono le indagini e si scatenò una frenesia mediatica. Foster, sconvolta nello scoprire che l’attentato era stato compiuto dall’uomo che la perseguitava, divenne bersaglio di giornalisti e reporter.
Hinckley riferì agli investigatori di aver visto Taxi Driver fino a 18 volte. Durante il processo, oltre un anno dopo, la difesa presentò il film stesso come prova, sostenendo che avesse contribuito alle azioni di Hinckley e che egli avesse agito in uno stato psicotico. Psichiatri chiamati a testimoniare confermarono che l’ossessione per Jodie Foster e per il suo personaggio nel film aveva giocato un ruolo centrale nell’attacco a Reagan. Oltre al tentativo di assassinio di un politico da parte di Travis Bickle — la somiglianza più evidente — vennero citate altre analogie comportamentali: il modo di vestire, il consumo di alcol e l’abitudine di maneggiare armi mentre guardava la televisione. In definitiva, la difesa sostenne che, come Travis Bickle, Hinckley sperava di ottenere approvazione e ammirazione pubblica attraverso un atto violento.
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