Can Yaman vs Kabir Bedi: chi ha seguito la preparazione più estrema per diventare Sandokan?

Sandokan è la nuova fiction Rai boom di ascolti, composta da otto episodi a cadenza settimanale, con Can Yaman nel ruolo del leggendario pirata nato dalla penna di Emilio Salgari. Lo scrittore veronese, pur senza aver mai visto i mari del Sud, evocò scenari esotici e giungle mozzafiato direttamente dalla sua stanza di Torino.

La star della soap turca ha incarnato la Tigre della Malesia accendendo un inevitabile confronto con chi aveva amato lo sceneggiato Rai del 1976 di Sergio Sollima, dove il protagonista era l’iconico attore indiano Kabir Bedi.

Per diventare Sandokan, Yaman ha affrontato una trasformazione fisica rapidissima, arrivando a perdere oltre 10 kg in un mese. Un percorso impegnativo che lui stesso ha raccontato: digiuno intermittente 16:8 (16 ore senza cibo e 8 con pasti molto semplici) abbinato a una routine di allenamento estenuante articolata in tre sessioni quotidiane. Tapis roulant al mattino, workout intenso a metà giornata e un terzo blocco nel pomeriggio. L’obiettivo: asciugare il corpo in poco tempo per arrivare pronto al debutto su Rai1.Nella finestra alimentare, l’attore ha spiegato di aver privilegiato piatti ipocalorici e poveri di grassi — legumi, tofu, condimenti minimi — associati a un carico di esercizi ad alta intensità per creare un deficit calorico marcato. Una strategia che può risultare efficace solo in tempi brevi e con una forte disciplina, oltre che con un’adeguata supervisione.

E Kabir Bedi? Com’era la preparazione del primo Sandokan?

Negli anni della storica serie, l’approccio di Kabir Bedi era decisamente diverso: niente diete rigide, ma molta costanza. Le interviste dell’epoca raccontano di esercizi quotidiani, pratiche di benessere e l’abitudine ad assumere curcuma per i suoi effetti benefici. La sua routine puntava al mantenimento e all’armonia del fisico, più che a una trasformazione repentina.

Due epoche, due metodi agli antipodi: intensivo e accelerato quello di Yaman, più equilibrato e continuativo quello di Bedi. Eppure, nonostante percorsi diversi, entrambi hanno saputo incarnare con successo lo spirito della leggendaria Tigre della Malesia.

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