Clint Eastwood è un re del western, ma ha realizzato un capolavoro thriller noir

«Ci perdoni» John Wayne, ma Clint Eastwood è senza dubbio la figura più influente del genere western. Lo abbiamo amato nel poncho de «L’uomo senza nome» nella mitologica trilogia di Sergio Leone Per un pugno di dollari, Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto, il cattivo, interpretazione che da sola rese i western all’italiana famosi in tutto il mondo. Tuttavia, Eastwood non si è limitato a recitare: una volta passato dietro la macchina da presa, ha diretto alcuni dei più grandi western della storia, creando classici come Il texano dagli occhi di ghiaccio, Pale Rider e Gli spietati, quest’ultimo vincitore dell’Oscar come Miglior Film. Guardare alla carriera di Eastwood come un semplice catalogo dello sviluppo del western moderno sarebbe riduttivo, perché la sua filmografia va ben oltre i pistoleri. Nel 2003, ha diretto Mystic River, considerato uno dei più grandi thriller noir di tutti i tempi e forse il suo capolavoro assoluto.

Di cosa parla Mystic River

Tratto dal romanzo omonimo del 2001 di Dennis Lehane (In Italia tradotto La Morte non dimentica), Mystic River racconta la storia di tre amici irlandesi-americani cresciuti a Boston, legati da un traumatico evento dell’infanzia. Mentre giocavano per strada, uno di loro, Dave, viene rapito, tormentato e abusato da un predatore sessuale, per poi essere restituito ai genitori solo dopo alcuni giorni. Questo episodio segna profondamente i tre ragazzi, che sviluppano una diffidenza comune verso le figure di autorità.

Negli anni successivi, Jimmy Markum (Sean Penn), Sean Devine (Kevin Bacon) e Dave Boyle (Tim Robbins) restano a Boston, ma le loro vite si allontanano: Dave conduce un’esistenza semplice e laboriosa, dedicandosi con amore alla sua famiglia; Sean è diventato detective della polizia statale del Massachusetts, affiancato dal collega sergente Whitey Powers (Laurence Fishburne); Jimmy, invece, rimane nel quartiere d’infanzia gestendo un negozio di ferramenta, pur mantenendo legami con il suo passato criminale, noti a molti vicini. Quando la figlia adolescente di Jimmy, Katie (Emmy Rossum), viene brutalmente uccisa, lui giura di trovare il colpevole con ogni mezzo necessario.

Nell’ambito della sua filmografia, Mystic River rappresenta un’eccezione: Eastwood dirige un intenso racconto poliziesco che esplora il trauma generazionale e le conseguenze dell’abuso infantile. Il film è paziente, sfumato e rispettoso delle vittime, mostrando come eventi traumatici possano segnare profondamente le persone e i loro rapporti, mentre Eastwood evidenzia sensibilità e colpevolizzazione delle vittime. Pur essendo celebre per i Western, questo film dimostra che il regista è uno dei più grandi autori cinematografici di tutti i tempi.

Clint Eastwood adotta un approccio lento al genere mystery

Eastwood affronta con grande delicatezza l’apertura di Mystic River, mostrando l’abuso subito da Dave senza rappresentarlo esplicitamente, rendendo la scena intensa, rispettosa e profondamente inquietante. La scelta di suggerire piuttosto che mostrare direttamente permette allo spettatore di percepire l’orrore e l’impatto del trauma infantile, mentre un breve voiceover introduce gli eventi senza chiarire subito le reazioni di Jimmy e Sean. Venticinque anni dopo, Eastwood presenta i personaggi ormai adulti con la stessa cura: le scene con i giovani attori delineano le caratteristiche dei tre amici, suggerendo la loro evoluzione. Jimmy è un ribelle diffidente verso l’autorità, con poca empatia; Sean è un poliziotto determinato a proteggere gli altri da tragedie simili; Dave è un uomo tranquillo, riservato e dedito alla famiglia, ma ancora segnato dal passato. La tensione tra i tre personaggi riflette le relazioni ambigue, le cicatrici emotive e le esperienze off-screen che hanno modellato le loro vite divergenti.

Il film è pieno di interpretazioni straordinarie e personaggi potenti

Sean Penn offre una delle performance più straordinarie della sua carriera, un ruolo che gli ha valso il suo primo Oscar come Miglior Attore. Il suo personaggio, Jimmy, è una figura pericolosa e dominante, capace di imporre la propria volontà con un misto di cortesia e durezza che ricorda i gangster di Quei bravi ragazzi. Tuttavia, la vulnerabilità di Jimmy emerge quando scopre l’omicidio della figlia: il suo straziante monologo “È mia figlia?” rappresenta una delle scene più potenti mai dirette da Clint Eastwood.

Tim Robbins, vincitore del suo primo Oscar come Miglior Attore Non Protagonista, interpreta Dave, fulcro emotivo del film. La sua calma e tenerezza nell’interagire con il figlio contrastano con un passato traumatico di abuso sessuale, generando empatia ma anche sospetto. La sua posizione durante la notte dell’omicidio di Katie rimane ambigua, alimentando tensione e dubbi nello spettatore.

Il film costruisce una tensione costante tra tre prospettive: la ricerca di giustizia di Jimmy, il trauma di Dave e il conflitto morale di Sean, che deve bilanciare dovere professionale e lealtà agli amici. La dinamica tra sospetto, lutto e vendetta costringe lo spettatore a interrogarsi sulle proprie alleanze emotive. In questo contesto, Penn appare più terrificante che mai e Robbins mostra un’emotività rara e intensa.

Eastwood non ha mai avuto paura di sperimentare, come dimostra il fatto che l’anno scorso ha girato l’ultimo film della sua carriera, Giurato numero 2, all’età di 92 anni.

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