Chi era Hind Rajab?

Continua a imporsi con forza nelle sale italiane La voce di Hind Rajab, il film della regista tunisina Kaouther Ben Hania che ha sconvolto l’ultimo Festival di Venezia, vincendo il Leone d’argento, il secondo premio più importante assegnato dalla giuria presieduta da Alexander Payne. Distribuito da I Wonder Pictures, il film è nei cinema solo in lingua originale con sottotitoli, scelta voluta dalla regista per un motivo essenziale: farci ascoltare la vera voce della piccola Hind Rajab, la bambina palestinese di sei anni la cui storia ha fatto il giro del mondo.

L’omicidio di Hind Rajab

Il 29 gennaio 2024, nel pieno dell’offensiva israeliana su Gaza, Hind Rajab — una bambina di sei anni — tentò di fuggire dal quartiere di Tel al-Hawa, a Gaza City, insieme ai suoi quattro cugini, alla zia e allo zio. Cercavano di mettersi in salvo, di scappare dall’invasione delle forze israeliane. A bordo della loro Kia Picanto, imboccarono la strada della speranza. Ma non fecero in tempo. Un’unità dell’IDF aprì il fuoco contro l’auto. Tra gli occupanti, solo Hind e la sua cuginetta Layan Hamada, di 15 anni, rimasero vive. In preda al terrore, Layan riuscì a chiamare d’urgenza la Mezzaluna Rossa Palestinese (PRCS): “Ci stanno sparando… il carro armato si sta avvicinando… tutti sono morti tranne me e Hind.” Pochi secondi dopo, si udirono nuovi colpi di arma da fuoco. Poi, le urla di Layan cessarono di colpo.
Silenzio. Solo Hind restava viva, ferita, sola, intrappolata in quell’auto crivellata di proiettili.

Gli operatori della PRCS rimasero in contatto con lei, mentre cercavano disperatamente di ottenere dal comando israeliano l’autorizzazione a inviare un’ambulanza per salvarla.
Nel frattempo, Forensic Architecture, dopo un’indagine indipendente, ha stabilito che sul veicolo della famiglia Rajab furono esplosi 335 colpi. I militari israeliani avevano una visuale perfetta dei due bambini all’interno dell’auto: il carro armato era posizionato a soli 13–23 metri di distanza.
In appena sei secondi, mentre era ancora al telefono con i soccorritori, Layan fu raggiunta da 64 proiettili.

Verso le 18:00, due paramedici della Mezzaluna Rossa — Yusuf al-Zeino e Ahmed al-Madhoun — lasciarono l’ospedale Al-Ahli a bordo di un’ambulanza per raggiungere Hind.
Era la loro missione più urgente, ma anche l’ultima.

Questa è la trascrizione dell’ultimo contatto radio tra i soccorritori e la centrale operativa:

Centrale: “Vedete la macchina?”
Ambulanza: “Non si vede nulla…”
Centrale: “Avete le sirene e le luci accese?”
Ambulanza: “Solo le luci, niente sirene.”
Ambulanza: “…oh, eccola!”
[Esplosione]

Poi, nulla più.

Due settimane dopo, quando l’area venne finalmente evacuata dall’esercito israeliano, i soccorritori trovarono i corpi in decomposizione di Hind, Layan e dei loro familiari.
A pochi metri di distanza, l’ambulanza carbonizzata: all’interno, i resti di Yusuf e Ahmed, i due paramedici che avevano provato a salvarla.

Hind Rajab non è sopravvissuta, ma la sua voce sì. Una voce che ancora attraversa il silenzio di Gaza, ricordandoci — con un urlo fragile e indimenticabile — cosa significa essere bambini in guerra.

Il film: tra finzione e realtà

La voce di Hind Rajab non è un documentario tradizionale, ma un esperimento cinematografico unico. Kaouther Ben Hania, già candidata all’Oscar per The Man Who Sold His Skin, sceglie di fondere ricostruzione e testimonianza diretta, portando sullo schermo la tensione di quelle ore con un linguaggio che mescola fiction, performance e audio reale.

Gli attori reinterpretano la “stanza dei soccorsi”, ricreando i momenti concitati in cui i volontari tentano di mantenere il contatto con la bambina, mentre in sottofondo si sente la vera voce registrata di Hind. È un cortocircuito emotivo potentissimo: la finzione visiva incontra la realtà sonora, e il pubblico si trova costretto a confrontarsi con un dolore autentico, non mediato.

Nella parte finale, la narrazione si trasforma in documentario puro. Le immagini mostrano la vera automobile crivellata dai proiettili, i corpi estratti dai soccorritori, l’orrore lasciato sul campo. Non ci sono effetti, né enfasi: solo la crudezza del reale. La scelta stilistica di Ben Hania rende impossibile lo scollamento emotivo, trasformando il film in un atto politico di testimonianza e memoria.

La realtà dietro l’opera

La vicenda di Hind Rajab non è solo un episodio tragico, ma un simbolo collettivo. Le Nazioni Unite stimano che, dal 7 ottobre 2023, oltre 20.000 bambini siano stati uccisi a Gaza. Numeri che rischiano di restare astratti, ma che in questa storia trovano un volto, una voce, un nome. La voce di Hind Rajab ci ricorda che dietro ogni cifra ci sono vite spezzate, sogni interrotti, famiglie cancellate.

Hind diventa così la rappresentazione di tutti i bambini di Gaza — e, più in generale, di tutte le vittime civili delle guerre moderne —, in un film che evita la retorica e sceglie invece il potere del silenzio e della parola infantile.

L’effetto sul pubblico e la critica

Il film ha scatenato reazioni forti ovunque sia stato proiettato. La critica internazionale lo ha definito “una ferita che si apre e non si richiude”, “un atto d’amore e rabbia” e “una delle esperienze cinematografiche più potenti del decennio”. Alcuni lo hanno accostato al cinema-verità di Claude Lanzmann o alle opere di Ari Folman per la sua capacità di usare il linguaggio del cinema come strumento etico.

Un simbolo che parla a tutti

La storia di Hind Rajab è più di un racconto di guerra: è la rappresentazione di un mondo in cui i soccorritori non possono più soccorrere, in cui persino l’innocenza è sotto tiro. È un film che chiede di non distogliere lo sguardo, di non considerare la morte dei bambini una “notizia” tra le altre.

Chiudendo gli occhi, come suggerisce la stessa regista, ci si può immaginare accanto a lei in quell’auto: il vetro incrinato, l’odore di polvere da sparo e sangue, la voce flebile che chiede “per favore, venite a prendermi”. È un’immagine che resta dentro, impossibile da dimenticare.

La voce di Hind Rajab è dunque molto più di un film: è un atto di memoria collettiva, un invito a riflettere sull’umanità perduta e sulla necessità di ricordare, sempre, chi non ha più la possibilità di parlare.
Perché la voce di Hind, fragile e spezzata, continua a risuonare come un monito contro l’oblio.

3 pensieri su “Chi era Hind Rajab?

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