110 anni di Nascita di una nazione: il film che inventò il cinema (e divise il mondo)

Il 2025 segna il centodecimo anniversario della prima grande superproduzione che consacrò il regista statunitense David Wark Griffith alla Settima Arte, ponendo le basi del linguaggio del cinema narrativo. Con i suoi 160 minuti di proiezione muta, la monumentale pellicola ambientata durante la guerra di secessione americana, che lanciò la musa Lillian Gish, registrò un incasso di 10 milioni di dollari, diventando il film muto più redditizio della storia. Ma l’epico dramma prodotto nel 1915 rimane anche un’opera controversa, accusata di glorificare il Ku Klux Klan e per questo spesso annoverata tra i film proibiti: un classico che ancora oggi divide la critica tra innovazione artistica e problematicità ideologica. Ecco, 10 curiosità su Nascita di una nazione a prova di cinefilo.

Perché Nascita di una nazione è innovativo

  • Fu la prima grande superproduzione hollywoodiana, con un budget elevato e una durata monumentale (circa 3 ore).
  • Griffith introdusse tecniche rivoluzionarie per l’epoca: montaggio parallelo, primi piani, carrelli, grandi scene di massa.
  • Consolidò il modello del cinema narrativo classico, influenzando generazioni di registi.

Le controversie

  • Il film presenta un ritratto razzista della popolazione afroamericana, rappresentata in modo stereotipato e degradante.
  • Esalta il ruolo del Ku Klux Klan, raffigurato come forza eroica che “salva” il Sud dopo la guerra civile.
  • La sua uscita provocò proteste da parte delle comunità afroamericane e dell’NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), che ne chiesero la censura.
  • In molte città statunitensi il film fu oggetto di boicottaggi, tagli o divieti di proiezione.
  • Ancora oggi viene spesso indicato come esempio di propaganda cinematografica e di come il cinema possa rafforzare ideologie discriminatorie.

Eredità ambivalente

  • Da un lato, è considerato un capolavoro tecnico che ha plasmato il linguaggio del cinema.
  • Dall’altro, resta un’opera profondamente problematica, ricordata come simbolo del potere delle immagini nel diffondere e legittimare il razzismo.

Lascia un commento